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Archivio per la categoria ‘Società’

Buona Pasqua

4 Aprile 2007 49 commenti


Cambiano i tempi che passano: l’anno scorso mi chiedevo se non fosse possibile una diversa lettura quaresimale della passione di Cristo, una passione che mettesse fine a questo sacrificio perenne di conversione e di redenzione attraverso l’uccisione del nostro Signore. No, non bastano le poche gocce della circoncisione per salvare l’atroce ferocia della nostra umanità: il sangue di Cristo deve essere versato per intero e, perdonaci Padre, perdonaci nostro divino fratello, sembra addirittura non essere sufficiente: proseguono ovunque violenze e guerre che bramano altro sangue, anche il nostro, quello meno nobile. Mi piace, allora, inviare a tutti i fraterni amici di questo blog e agli eventuali viandanti occasionali, appena conclusa positivamente la fase diocesana della causa di beatificazione, gli auguri di questa Pasqua con le parole che il nostro amato Giovanni Paolo ci rivolse nell’imminenza dell’ultima Pasqua trascorsa insieme a noi, quella del 2005, pochi giorni prima del suo passaggio di vita in vita. Anche noi oggi, Pasqua di Risurrezione, con tutti i cristiani del mondo ripetiamo: Gesù, crocifisso e risorto, rimani con noi! Resta con noi, amico fedele e sicuro sostegno dell’umanità in cammino sulle strade del tempo! Insegnaci, Signore, parole e gesti di pace. Pace per la terra consacrata dal tuo sangue e intrisa del sangue di tante vittime innocenti; pace per i Paesi del Medio Oriente e dell’Africa, dove pure tanto sangue continua ad essere versato; pace per tutta l’umanità, sulla quale sempre incombe il pericolo di guerre fratricide. Da’ anche a noi la forza di una solidarietà generosa verso le moltitudini che, ancor oggi, soffrono e muoiono di miseria e di fame, decimate da epidemie letali o prostrate da immani catastrofi naturali. Per la forza della tua Risurrezione siano anch’esse rese partecipi di una vita nuova. Abbiamo bisogno di Te, Signore risorto! Rimani con noi ora e fino alla fine dei tempi. Fa’ che il progresso materiale dei popoli non offuschi mai i valori spirituali che sono l’anima della loro civiltà. Per l’invocazione dei tuoi discepoli di Emmaus, resta con noi, Signore, si fa sera… il buio e la notte scendono nei nostri cuori seminando malinconia, tristezza, paura… la tua luce, Gesù ci guidi, ci accompagni, illumini di nuovo la strada che conduce alla porta stretta della casa del tuo e nostro Padre. Buona Pasqua di pace e di fratellanza a tutti …ut unum sint. Giorgio.

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Morte a Saddam

5 Novembre 2006 10 commenti


Condannato a morte.
Saddam Hussein, ex dittatore irakeno, è stato condannato a morte da un tribunale di ispirazione sciita e americana: il consueto assassino a stelle e strisce non ha mancato di apporre il suo sigillo su quest?ultimo tentato crimine.
Che faccio? Difendo Saddam?
No, difendo la vita, che non appartiene ad alcuno di noi, addirittura neanche a W, come non era di Saddam quando era lui a rubarla agli altri.
Sciiti e sunniti: uno dei tanti rebus dalla soluzione sconosciuta agli occidentali, che ignorano la violenza insita nelle cosiddette ?guerre sante?, quel jihad nel quale gli odi insanabili tra correnti islamiche generano violenze assai più gravi che non tra religioni diverse (non dimentichiamo mai la vecchia DC e i tanti misteri irrisolti di quei tempi… ).
Una delle tante realtà che ha tremendamente complicato la vita dei nostri giornalisti, dei nostri volontari, o semplicemente dei nostri turisti, negli anni recenti, e attuali, dei conflitti mediorientali.
Morte a Saddam?
Chi di noi non si è augurato, sottovoce, perché la propria coscienza potesse fingere di non avere udito, che mettesse il piede sopra una mina antiuomo, che finisse ucciso in un attentato, che schiattasse di tifo o di colera, o per una semplice appendicite con peritonite perforata, o magari una pleurite…
Ma poi quelli delle guerre chirurgiche, che hanno ammazzato e compromesso per un numero imprecisabile di generazioni milioni di giapponesi, e poi di vietnamiti, di afghani, di irakeni, e prossimamente di iraniani, lo hanno trovato ed estratto da un pozzo e lo hanno esibito come un animale da baraccone, un po? come la soldata sorridente, americana anch’essa ovviamente, che tirava da collare e guinzaglio uno dei tanti irakeni che aveva appena finito di ciucciarsi… una delle esportatrici di vita, pace e democrazia a cannonate dove c?è il petrolio.
Grande George W.
Ho ascoltato, con stupore, i commenti trasversali della nostra politica, dalla rifondazione ai fasci littori, tutti contrari a questa sentenza: sono mancati soltanto gli azzurri d?Italia, la cdl… chissà, oggi è domenica, la serrata dei padroni.
Giorgio.

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Dagli occhi di un pellegrino 3

12 Ottobre 2006 7 commenti


Concludo, nel corsivo che segue, il magnifico ricordo del pellegrinaggio in Terra Santa, che raccomando a tutti coloro che, sotto aspetti diversi, possono ritenersi interessati: se è vero, come efficacemente apostrofava il nome di una scuola privata dei miei tempi, che ?Volere è Potere?, andateci perché ne vale la pena e non rimarrete delusi dalla profonda spiritualità nella quale resterete immersi durante la vostra permanenza.
E? un ricordo che, come preannuncia il titolo, sposta lo sguardo dagli occhi al cuore del pellegrino.

Dal cuore di un pellegrino
Siamo venuti, Signore,
guidati dai tuoi ministri,
per cercare le tue orme nella tua terra.
Secondo le parole del tuo profeta,
le abbiamo cercate a Nazareth
nella grotta dell?Annunciazione,
sul Monte Tabor,
nel santuario della Trasfigurazione,
a Cana
dove hai dato principio alla tua pubblica vita terrena.
Non le abbiamo trovate.
Le abbiamo cercate sul monte Carmelo
e sul monte delle Beatitudini,
a Tabga e a Cafarnao, anche nella casa di Pietro.
Non le abbiamo trovate.
Le abbiamo cercate al lago di Tiberiade
e al fiume Giordano
acqua del tuo battesimo,
nel deserto della Giudea,
nel mare Morto
e nel villaggio di Qumran.
Non le abbiamo trovate.
Siamo saliti allora a Gerusalemme,
passando per il santuario della Visitazione di Ain Karem,
e le abbiamo poi cercate sul monte degli Ulivi,
nel Getsemani,
nella basilica dell?Agonia
e
in quella del Gallicantu,
nella cappella del Pater Noster
e
in quella del Dominus flevit.
Non le abbiamo trovate.
Abbiamo implorato la tua e nostra mamma Maria
di condurci sulle impronte dei tuoi piedi santi, Signore.
Le abbiamo cercate ancora
nella basilica dei suoi santi genitori Anna e Gioacchino
e
in quella dei suoi santi parenti Elisabetta e Zaccaria,
nella basilica della sua Dormizione,
sul monte Sion,
nella cappella del Cenacolo,
nel Santo Sepolcro
e nella cappella della Risurrezione,
nella basilica dell?Ascensione,
e nella piscina probatica.
Non le abbiamo trovate.
Sulla soglia di una delusione profonda,
siamo andati, infine, Signore,
a Gerico, a Betania, a Betlemme:
neanche nella grotta della tua Natività le abbiamo trovate.
Poi siamo passati nella scuola del tuo servo padre Ibrahim
che, con la sua intransigente fermezza, ha sottratto alla morte tanti fratelli terroristi
avviandoli, noi Ti preghiamo, alla conversione del cuore,
al rispetto e all?amore del prossimo e dell?avversario.
Poi siamo andati nella casa Effeta della tua serva madre Piera
che, insieme alle sue sorelle con la stessa angoscia nell?animo e lo stesso paradiso negli occhi,
sottrae alla morte di fame, di isolamento e di solitudine
tanti bambini sordomuti di qualunque razza e religione.
Poi siamo entrati nei mercati
dove si vende a prezzi gonfi per sopravvivere
e si compra volentieri a quei prezzi per dare vita,
attiva e rispettata.
Qui, Signore,
che hai detto a Tommaso ??tu hai creduto perché hai veduto;
beati coloro che crederanno senza avere visto??.
Qui, Signore,
che gratuitamente,
?come al solito?,
preponendoci addirittura al tuo servo Didimo,
hai voluto donarci questa patente di beatitudine,
che ciascuno di noi dovrà mantenersi
alimentando la speranza
e disseminando amore nella fede.
Qui, Signore,
che hai voluto regalarci lo sguardo ridente,
la corsa impetuosa
e l?assalto furente
di quella tenera bimba audiolesa
che ci è saltata in braccio e ci ha stretto al suo cuoricino traboccante e bisognoso di affetto.
Qui, Signore,
abbiamo incontrato le tue orme,
che abbiamo calpestato nella tua sequela.
Dacci, Signore,
di continuare a farlo per la vita
e di riuscire a comunicarlo ai nostri fratelli,
perché il sorriso di quei bambini rimanga impresso per sempre sui loro volti.

Giorgio.

III fine

Riferimenti: Sempre VERITA’ E GIUSTIZIA per Federico

Dagli occhi di un pellegrino 2

5 Ottobre 2006 12 commenti


Nannarè, sarei rimasto volentieri sul tuo ricordo fino alla chiusura del blog,… ma siamo costretti a lasciarci ‘in faccia’ – non alle spalle, voglio continuare a camminare al tuo fianco – il ricordo delle riflessioni che i 30 giorni dal tuo transito ci hanno suggerito, rinsaldando i vincoli tra gli amici comuni, come atto doveroso nei confronti della vita che continua e riprendiamo il cammino che avevamo interrotto per ricordarti insieme.

Nell?approccio a questa seconda puntata del nostro pellegrinaggio in Terra Santa, mi piace ricordare come il nostro pastore, vescovo della diocesi suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto, mons. Lino Fumagalli ci reclami accanto a sé anche nei momenti di rappresentanza di questo nostro viaggio della speranza: speranza di apertura, di tolleranza, di generosità, di amore, di pace. Siamo, infatti, ricevuti dal patriarca vicario di Nazareth mons. Marcuzzo e dal nunzio apostolico di Terra Santa, Siria e Giordania mons. Sambi, che ci testimoniano il loro apprezzamento per la nostra visita, ma anche la loro preoccupazione per la sorte dei cristiani, ridotti ormai a poche centinaia. Sentimenti analoghi esprime anche il custode di Terra Santa, il francescano padre Battistelli, che ci incontra insieme ai pellegrini – tutti parroci in viaggio di studio e promozione di un grande pellegrinaggio aperto, auspicabilmente, a tanti fedeli – provenienti dalla diocesi di Manfredonia, Vieste e San Giovanni Rotondo, guidati dal Vescovo mons. D?Ambrosio che rende, tra l?altro, disponibili i posti-letto nell?ospedale Casa Sollievo della Sofferenza eventualmente necessari per la cura di malati non assistibili in loco, in quanto affetti da malattie inconsuete.
Lascio volutamente per ultime poche parole sulla visita alle due città, tra quelle nelle quali riusciamo a entrare, che, insieme a Gerico, maggiormente colpiscono la voglia di prossimo, di amore, di fare, senza gettarsi alle spalle le vicende vissute appena voltato l?angolo: Betania e Betlemme. Tre luoghi nei quali l?economia sembra preda di un?involuzione apparentemente inarrestabile che travolgerebbe le popolazioni recluse.
Andiamo nella ?Terra Sancta High School for Boys? diretta dal francescano egiziano padre Ibrahim Faltas, parroco della Natività che, nel ricordare che quella scuola è frequentata da centinaia di israeliani e palestinesi che convivono in pacifica e solida amicizia, ci racconta senza indulgere ad autocommiserazioni o a facili trionfalismi, i terribili eventi dell?aprile 2002, quando i residenti nella basilica vennero bersagliati per 39 giorni con proiettili di armi pesanti e artiglieria, sia dall?interno che dall?esterno, finché la carità cristiana fece breccia nell?aridità della ragione per realizzare la soluzione concordata incruenta che noi tutti conosciamo.
Andiamo nel ?Centro Effeta? dove madre Piera e le sue poche, giovani consorelle, con la sua stessa morte nel cuore e il suo stesso sorriso sulle labbra e negli occhi, assiste un centinaio di bambini audiolesi, tentando con successo di condurli ad una compiuta espressione dei propri pensieri. Sono bambini in grado di dare e ricevere affetto apparentemente senza limiti, che restituiscono davvero ?con cento e cento doppi? la più timida delle manifestazioni di condivisione di quella loro speranza oggi fondata sulla sabbia. Viene gelidamente da chiedersi cui prodest, che prospettive avrà la loro vita sociale, una volta superato il problema della salute?
Ci siamo ripromessi, il nostro vescovo lo ha ripetuto alle autorità incontrate, di adottare per motivi di studio qualcuno degli studenti più meritevoli: almeno uno, fisicamente, presso la sede della diocesi, altri a distanza.
Sarà una goccia nell?oceano, ma come ha detto la beata madre Teresa che di carità se ne intende ??se nell?oceano non ci sarà, quella goccia mancherà??: è un invito a non fare orecchie da mercante, a non dare le spalle a una questione di enorme rilievo materiale e morale, a fare qualcosa di importante, non sappiamo ancora né come, né quando, ma certamente presto e bene (perché no, ad esempio – senza mai affezionarsi alle proprie parole e alle proprie idee, ma puntando a quella concretezza che risolve, invece di proporli, i problemi e, quindi, anche senza suggerire alternative destinate solo a seppellirli -, a una onlus, che coniughi il nostro bisogno di dare e di fare con le nostre insopprimibili esigenze fiscali).
Potrebbe essere uno dei modi di interpretare e dare attivo riscontro alle recenti parole del Santo Padre in tema di muri e di ponti: di muro ne abbiamo visto tanto; noi ora, oltre che alle parole, pensiamo alle opere che ci chiede nostro Signore e il suo Vicario.
Coraggio, fratelli. Adesso siamo una bella famiglia di almeno 27 persone che potrà solo crescere nel numero e nelle intenzioni. Non dilapidiamo i talenti che, ?come al solito? gratuitamente, Gesù ci ha distribuito, ma facciamoli fruttare a favore dei nostri fratelli meno fortunati e più bisognosi, facendo, facendo, facendo di più e parlando di meno.
Il nostro ?patriarca?, dal vertice diocesano, si farà promotore di un?iniziativa di perenne assistenza che la Provvidenza si incaricherà di alimentare, mentre nell?immediato questo suo gregge, ancorché distribuito nel centro-sud della penisola, lo seguirà. Le impronte del Signore, cercate nell?archeologia religiosa di tutta la Terra Santa, le troviamo, vive e vitali, poco fuori della grotta della sua Natività (v. foto). Le lasciano i ragazzi e le bambine che camminano oggi accanto a padre Ibrahim e a madre Piera. Calpestiamole con convinzione e con continuità queste orme, mettendo da parte rancori e pregiudizi, invidie e pigrizie, ?per fare la sua volontà?. Oggi, a questa espressione che tanto ci preoccupa perché ci chiama a conformare la nostra esistenza a un modello di carità e di essenzialità che cozza contro i nostri egoismi, possiamo dare un contenuto di amore e di concretezza che abbiamo conosciuto e condiviso. Ricordiamoci di quanti ci hanno detto e quante volte ci siamo detti che non basta mandare denaro; dobbiamo andare e mandare persone fisiche che alimentino un?economia asfittica e donino vita, attiva e rispettata, a chi viveva di turismo e agricoltura. Il turismo, anche religioso, latita; i prodotti ortofrutticoli non basta che li vendano e li comprino tra loro. Non lasciamo cadere nel nulla l?accorata richiesta di aiuto, senza dimenticare che neanche i nostri fratelli maggiori sono tutti ricchi: nessuno, a cominciare dalla coscienza retta di ciascuno di noi, ce lo potrebbe perdonare.
Dimenticavo due parole sul viaggio di ritorno che, come anticipato, è davvero da Guinness: sveglia telefonica (sic!) alle 1:00 di venerdì 20 febbraio, partenza per l?aeroporto di Tel Aviv alle 2:00 e per Roma Fiumicino alle 6:05. Come dicono a Napoli, nu babà. Viaggio rilassante, arrivo a Roma verso le 9 locali. Per le procedure d?imbarco, di competenza EL AL, le informazioni più dettagliate le possono fornire Matteo per quella di Roma e Giuliana per quella di Tel Aviv. Niente altro per Luca: ancora un apprezzamento sembrerebbe enfasi, negativa, tutto il resto, riduttivo. Grazie Luca.
Coltiviamoci questo cuore un po? meno di pietra e un po? più di carne che abbiamo riportato a casa e piantiamo subito in vaso con terra buona, santa appunto, i semi di carità e di amore (sembra espressione tautologica, ma stavolta non è così) che il Signore ha posto sulla nostra strada.
A presto, con le opere
.
II continua

Giorgio.

Anna, di vita in vita

30 Settembre 2006 8 commenti


Attingo per la seconda volta a questa splendida metafora che il nostro amato Giovanni Paolo propone della morte, paradosso della vita.
A pensarci bene, d’altro canto, niente, Anna, si addice meglio alle tue genuinità, voglia e gioia di vivere, costruttive, contagiose, positive.
Oggi, un mese dopo il tuo improvviso, inatteso, per noi mesto, arrivederci, il ricordo non sbiadisce, si ravviva, anzi, di memorie suggestive e struggenti, che interpreto come il desiderio di provare a ricostruire, attraverso il blog, questo tuo modo felice e sorridente di stare al mondo.
Il nostro primo incontro, metà novembre 2005: una tua riflessione sul silenzio, che richiama la mia attenzione perché argomento, in quel periodo, particolarmente ricorrente.
Mi rendi la visita pochi giorni dopo su un paio di post in difesa dei gufi di Ostellato, in provincia di Ferrara, presto mia seconda patria per la storia, anch?essa tristissima, di Federico al quale dedico ormai tutto me stesso.
Sei molto legata agli animali, alle piante (mitico il tuo post sul tuo amico cedro Deodora… anche meglio di un uomo) e ai pellerossa del continente americano.
Memorabile anche l?altro post, che mi dedichi, sul rapporto Uomo – Natura, nel quale raccogli le straordinarie intuizioni dei capi delle tribù Onondaga, Lakota, Seattle e Navajo.
Ma il ricordo per me più grato resta la poesia di Crowfoot, della tribù dei Piedi Neri, che pubblichi ?per me e per tutti coloro che aspettano la nascita di un bambino?, sei giorni prima dell?arrivo di Alessio.
?Che cos?è la vita? / E? lo scintillio / della lucciola nella notte. / E? il respiro / del bisonte in inverno. / E? la piccola ombra / che si arrischia sull?erba / e si perde al tramonto del sole?.
L’immagine della piccola ombra, che rischia e si perde, anche per le vicissitudini del nipotino in arrivo, mi commuove fino alle lacrime…
Rapporto di grande stima reciproca: tu orgogliosa della mia amicizia, io della tua.
La genesi di questa mutualità mi piace individuarla in quella miscredenza, tua autodefinizione, che con il tempo addebiti a me, comunque divertendotene molto.
Mi accrediti, bontà tua, una cultura da buon cristiano, della quale sono ancora oggi alla ricerca e che, chi mi frequenta diuturnamente, giustamente non mi riconosce (come dice il Salvatore, nemo propheta in patria), mi affidi le tue perplessità su vita e sentimenti nel rispetto della Parola, ricavandone pessimo conforto, trovi pace, ancora pochi giorni prima di Alessio c?è, nel ricordo dell?educazione dei tuoi figli, ai quali consegni, in poche parole, un indimenticabile trattato di pedagogia infantile, un testamento spirituale d’epoca non sospetta, tipico della tua serena obiettività, della tua onestà intellettuale.
Due cuccioli da allevare caparbiamente, sbagliando chissà quante volte, ma sempre cercando di agire per il meglio, cercando di regalarvi quanto di meglio potessi darvi, e cercando di rispettare, per quanto possibile, i vostri tempi e i gusti, cercando di capire che già da subito eravate delle persone e non dei ?prolungamenti? dei vostri genitori, né delle loro aspettative, e gusti, e volontà, e quindi da crescere non come delle ?fotocopie?.
Diretta, sincera, affatto incline al compromesso, ma anche affabile, priva di malizia e di rancore, scrivi di un mio messaggio, grazie Giorgio, del tuo commento e della tua poesia, così ho potuto capire che io sono in qualche cosa abbastanza simile ai tuoi figli (almeno da alcune parole che tu hai usato verso di me e di loro). Certo che avere un papà come te è molto impegnativo (i miei figli direbbero… ?che peso!?) [dove, bando alle ?ciance?, ?peso? sta per ?palle?, ma tu non indulgi mai a sbavature di questo genere - ndr] , anche perchè i tuoi scritti sono a volte kilometrici, mentre i giovani amano la sveltezza e la sintesi…
Questa tua fiducia nelle mie opinioni mi stimola a non eccedere nelle critiche sul tuo cammino di fede, nel quale l’asserita tua comunione con i miei figli, determina il mio invito, data la vostra vita da giusti, a non costringere il Padre a salvarvi vostro malgrado, ma a collaborare con Lui.
Prendo atto, ai primi di marzo, della tua capacità di proseguire da sola. … l’ultimo commento di Luna mi ha incuriosito e sono andato da lei a leggermi il tuo, dove ho trovato, tra l’altro, ‘… l?acqua in fondo è stata da sempre fonte di vita… così le tue lacrime sono fonte di amore per te e papà, ma anche fonte di vita… perchè preparano il sorriso di domani, e le risate di un domani ?più in là?, quando lui e tu sarete ancora insieme, e sempre insieme… ?. A parte il fatto che l’acqua è segno biblico ambivalente, prima di morte e poi di vita, sicché nell’acqua del Battesimo moriamo, con Cristo e in Cristo, al peccato e con Lui risorgiamo a nuova vita come uomini nuovi, sacerdoti, re e profeti… ma dimmi un po’ sorellina, ma che razza di ‘miscredente? sei, o sei diventata? Uno non si può distrarre un attimo ché subito qualcuno si converte e crede al Vangelo (cfr. seconda parte del terzo mistero della Luce by GPII). Complimenti Anna. Sono felice per te, per me e per noi tutti.
Questa piacevole sensazione è confermata in un tuo successivo commento … ciao Giorgio e Buona Pasqua, fosse anche l?immancabile Pasqua dell?Agnello [un mio post pubblicato in quei giorni - ndr], come tu la definisci. So che Egli è morto per tutti noi suoi fratelli, quindi anche per me, e che Egli mi è vicino anche se io non sempre lo sento. Le pecorelle smarrite le ha sempre amate forse più di quelle a Lui più vicine. Pregherò io pure questa Pasqua, che la vita di tutti noi sia più ?buona? e indichi la via della ?rinascita?, a tutti…
I nostri incontri diventano trilateri: da te, da me o da Angela, è come se fossimo in chat. La tua estroversione ti consente di apprezzare con gioiosa partecipazione le nostre tavole rotonde in graficonferenza …Giorgio, ho letto su kilili, e saputo per caso…, ovvero grazie del tuo ?buonasera amiche?, lasciato da Angela… ormai mi piace vedere che quando scrivi là, pensi anche a me, e questo mi riempie di gioia!
Non sei solo estroversa, ma umile, riconoscente, tollerante, generosa …solo ora (sono stata impegnata un bel po?) leggo completamente tutto ciò che tu hai fatto per Angela. Per quanto mi compete, ti dico solo grazie… per l’affetto con cui hai seguito la cosa, e per l’impegno che hai messo nel sostenerla e farla sostenere dai tuoi amici. E chi pensa che il blog sia solo una finestra sul mondo alla quale affacciarsi ogni tanto, o… peggio… un modo per ?mettersi in mostra?… ecco, penso che una risposta migliore non poteva essere che questa che tu hai voluto e saputo dare. Davvero troppa grazia: mi sono limitato a sensibilizzare qualche amico virtuale sull?incidente stradale di fine anno nel quale rimane coinvolta Rita, amica di Angela.
Venerdì 2 giugno l?ultimo incontro, per ringraziarmi, con la solita verve, degli auguri lasciati per il tuo compleanno, sempre anche a rimorchio di Angela …caro Giorgio, come ringraziarti degli auguri?? tanto più che li hai dovuti scrivere due volte, perciò valgono doppio, come il famoso brodo!!! ^_^ Appena posso, verrò a leggere bene quanto scrivi di Federico… per il momento auguri e bravo per tutto ciò che fai di buono e altruista verso i bisognosi (me compresa!!).
Con Federico esageri, vai a trovarlo di persona…
Ma noi avvertiamo ancora sensibile al nostro fianco, più che l?assenza della tua complementarità spumeggiante, la gioiosa e comunicativa presenza tua.
Un saluto affettuoso da me, da Angela e da tutti gli amici, nostri e tuoi.
Ciao Anna, quando il Signore vorrà, ci ritroveremo o, meglio, ci incontreremo, finalmente.
Di nuovo con le lacrime agli occhi… Anna, questo e molto di più.

Giorgio.

Riferimenti: Qui possiamo conoscerla meglio, ne vale la pena

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Quel parroco di campagna

4 Settembre 2006 20 commenti


Ultimi scampoli di un?estate complessivamente clemente: detto da me, che soffro il caldo come un ghiacciolo, è grande complimento.
Il blog di Federico, anche mio di adozione, è ancora in pausa, non certo di riflessione, quanto di clamore, il chiasso del nostro amato Giovanni Paolo. Una pausa utile ad allontanare, speriamo, qualche sanguisuga.
Mi è tornata in mente, allora, una vecchia storia che con quella di Fede non ha niente a che spartire, salvo un particolare, di importanza… vitale: la morte prematura.
Ci è stato assegnato parroco nel 1995, mi pare avesse 36 anni: un giovanottone alto, rosso, bello, un cristo (perdonami Gesù, l?ho scritto minuscolo? ).
E? stato uno dei primi articoli (11 luglio 2005) di questo blog, aperto da quattro giorni. Non ci conoscevamo con nessuno di voi, che ho trascurato per oltre tre mesi.
Non ebbe alcun commento: il solo glielo feci io, intenerito dalla sua ?solitudine negletta?… in coda riporterò anche quello.

Voglio raccontarvi la storia di un mio amico, parroco solo per due anni.
Poi, dopo una vacanza estiva di non più di due settimane, le chiacchiere lo dilaniarono, lo distrussero.
Venne ritirato dalla circolazione, come un veicolo inquinante, con una motivazione che accentuava il sapore della condanna: troppe occupazioni, incompatibili con la destinazione diocesana a tempo pieno.
PASQUA 1995
Ansia cupa / alle sette della sera. / Crucifige! / Mentre la mazza si accanisce / sul chiodo che penetra la mano benedicente, / lo sguardo del pastore vaga / attonito, / incredulo, / dall?una all?altra delle sue pecore. / Bestie feroci, / esse mirano esultanti / il sangue che sprizza impetuoso; / sature, ebbre di gioia / fissano, ora, placate, / il sangue sgorgare copioso. / Ritta la croce. / Ignari due piccoli agnelli / leniscono, suggendo la ferita profonda, / lo spirito oltraggiato; / si avventano uno, due, tre montoni infuriati / lasciandone brandelli inermi ai tuoi piedi trafitti. / Il sommo sacerdote / che osserva annoiato, / non si è concesso neanche l?alibi di un barabba: / Cristo è inutilmente morto di freddo. / Ahi quanto ottuso il castigo curiale / che per sembiante di orgoglio veniale, / priva il tuo gregge del faro vitale. / Addio pastore: / i mercanti ti hanno scacciato dal tempio / dove adesso bivaccano con la tua giuda, / che non si è impiccata.

Dopo un paio di anni, allo spirare del secolo e del millennio, alla fine degli anni ’90, una sera una telefonata: “Ciao Giorgio, hai saputo?”. “Sì”. “Sei rimasto sorpreso?”. “Molto di più. Direi sconvolto” osservai con tono di rimprovero e di rammarico, ma per me… “c’era del vero in quello che si diceva, allora.” Il sacerdote aveva “lasciato l’abito”, come si dice nel nostro linguaggio ipocrita del “passare a miglior vita” o del “male incurabile”, e altre amenità del genere. “Voglio cambiare le cose sull’obbligo del celibato ecclesiastico”. “Le cose si cambiano dal di dentro” affermai implacabile con sentenza definitiva. Non ci siamo più rivisti. Né sentiti.
AGONIA 2004
Triste, questo mese dei morti… / più triste. / Allo spirare della sua prima settimana ci hai lasciato, / fratello padre, / dopo nove anni di agonia, / sintomo dell?ergastolo crudele che ti abbiamo inflitto, / nell?auspicio di toglierti al più presto / dall?orizzonte delle nostre coscienze: / strette di mano ipocrite, / abbracci odiosi, / baci di giuda, / parole, sguardi, commenti ignobili; / quando non anche l?assenza, / l?ignoranza, / l?abbandono, / frutti sempre di un giudizio affrettato, tracotante, superbo. / Abbiamo tentato di crocifiggerti di nuovo, / inferociti per la resistenza del tuo fisico integro… / come il tuo animo, / mendicante affetto, conforto, sostegno, / che ha ricevuto nell?indifferenza il trattamento più benevolo. / A te, che se non condivisione, chiedevi almeno amore, / il migliore di noi ha offerto compassione, paternalismo: / ?Digli che venga a casa mia, gli voglio parlare?. / Sparito il sommo sacerdote in un ostello ciociaro; / dopo di lui l?oblio. / Quintali di roccia ti abbiamo infine rovesciato sul petto. / Questa volta ce l?abbiamo fatta: / ti abbiamo spaccato il cuore. / A Dio pastore, / voce conciliante degli spiriti nostri, / che abbiamo voluto leggere in negativo, / per essere tanto peggiori di te. / Il Signore, che ti ha preso in un momento di grazia, / ti trattenga accanto a Sé, / per la nostra salvezza, perché tu, nostro tutore, / interceda finché diventi finalmente di carne / il nostro cuore di pietra. / Poteva andare in un altro modo, fratello padre. / Nostra culpa. / Perdonaci.

Pregate per me.
Ciao a tutti. Giorgio.
I commenti all?articolo
Giorgio [Martedì 2 agosto 2005 ore 16:00:07]
Quando nella partita di basket della domenica qualcuno di noi non segnava neanche un punto, l’indomani sul “Corriere dello Sport” il nostro nome, nelle formazioni in campo, era seguito dalla virgola invece che da un numero (i punti segnati).
Bene, amico mio. “Il parroco di campagna” mestamente seguito da una virgola mi mette tristezza…
Gloria a te, fratello padre. Prega per noi.
Giorgio.

Una vita irregolare con una donna sposata, dopo la dispensa, quella regolarmente conseguita, 45 anni, tanto ancora da dare oltre all?almeno altrettanto già dato, tutto da ricevere. Anche lui è volato lassù, giudicato senza scampo, condannato e giustiziato da noi tutti che, certi di essere senza peccato, abbiamo scagliato insieme la prima e l?ultima pietra.
Non sarebbe corretto pubblicare una sua foto, che fa parte dell?intimità di altri, di quei pochi che, forse, lo hanno amato davvero.

Ne metto un?altra di Federico, per non dimenticare quello che è successo quasi un anno fa, il 25 settembre, una ricorrenza che deve entrare a far parte della nostra vita, del nostro inconscio, perché quel guaio non accada mai più.
Quest?anno la celebreremo sabato 23 settembre: chi può, venga a Ferrara a stringersi affettuosamente intorno a Patrizia, Lino, Stefano, Franco e Donatella, assoggettati a una prova inaccettabile.
Sul loro blog, che potete cliccare qui in fondo, troverete, nei giorni a venire, tutti i particolari, con siti e orari.

Siete sempre tutti nel mio cuore.
Giorgio.

Riferimenti: Il blog di Federico, con Patrizia, Lino e Stefano

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Federico Aldrovandi: il mio travaglio

21 Maggio 2006 78 commenti


Eccoci, Roby, al nostro terzo appuntamento: andiamo di corsa verso questo PROCESSO SUBITO, cominciando a parlare della fiaccolata di Roma del 19 maggio.
È andata bene: poteva andare meglio, ma considerati i bastoni tra le ruote posti dalle istituzioni e lo sciopero dei mezzi di trasporto, poteva andare anche molto peggio. Alla prima fiaccolata romana, sono intervenute tra le cento e le duecento persone, che si sono strette intorno a Patrizia e Stefano (Lino costretto a casa con i postumi di una gamba fratturata), per testimoniare il proverbiale affetto dei romani all?ultima delle nostre, purtroppo numerose, Madri Coraggio.
Le istituzioni, già… loculi da sfruttare per portarsi mensilmente a casa i mezzi del proprio sostentamento: delle attività di servizio al cittadino, loro datore di lavoro, si sono perse le tracce. Dopo la Questura e il Procuratore Capo di Ferrara, il SIULP Provinciale e il silenzio impietoso dell?Arcivescovo di Ferrara, ecco l?incomunicabilità con la Questura e il Comune di Roma: la prima tratta da delinquente l?incolpevole cittadino che deposita la prescritta informativa della fiaccolata e ?dimentica? l?altrettanto prescritta nota al Comune che, informato malgrado tutto, si fa in quattro per compromettere la civilissima manifestazione di memoria e di sensibilizzazione; non rilascia l?autorizzazione all?OSP (occupazione di suolo pubblico) adducendone l?esiguità e la conseguente sufficienza della nota questurina e poi invia un proprio funzionario a richiedere quell?OSP e, quindi, a diffidarne l?effettuazione, ignorando che qualche collega non allineato, solo perché disinformato, aveva fatto delimitare un?area della zona comunicata alla stessa Questura. Alla fine tutto bene, ma quanta ansia…
Comincia ora per me il momento più delicato, più amaro, perché venerdì sera, in quell?atmosfera tesa, triste, nella quale la maggioranza dei presenti è venuta a conoscenza con orrore di un fatto incredibile, mi sono convinto di una caratteristica di questo fatto, che una settimana prima avevo soltanto intuito, temuto.
Rileggendomi le dichiarazioni del Procuratore Capo di Ferrara devo dargli ragione dove afferma che l?iscrizione nel registro degli indagati è un atto tecnico… che non presuppone alcuna ipotesi di responsabilità. Colposa, ovviamente, tanto che l?ipotesi di reato contesta omicidio preterintenzionale: la responsabilità non è colposa, no, no, è dolosa. Non si è trattato di un incidente, di una situazione sfuggita di mano a qualcuno per inesperienza. No, non è un incidente, è un agguato.
Assurdo eh? Bene, riproponiamoci le domande che Patrizia, nel suo incomprimibile strazio di mamma, si è lucidamente posta, e che ci ha riletto l?altra sera tra le lacrime, sui tanti problemi insolubili che dagli eventi emergono e ragioniamoci insieme a voce alta.
? Perché i genitori di Federico – morto alle 6 del mattino del 25.09.2005 a poche centinaia di metri da casa -, che lo stavano cercando in tutti gli ospedali, sono stati informati dalla Polizia solo 5 ore più tardi?
? Perché si è fatto in modo che i familiari non lo vedessero quando era ancora sul luogo dove aveva trascorso gli ultimi momenti della sua vita interrotta?
? Perché quando ripetutamente lo ha chiamato ?Mamma? sul suo cellulare nessuno ha risposto, mentre quando lo ha chiamato ?Lino?, per gli agenti sconosciuto, uno di essi lo ha fatto?
? Perché questo agente, pur avendo appreso che stava parlando col padre di un ragazzo appena morto, non gli ha detto nulla, ma anzi ha bruscamente e sgarbatamente chiuso la conversazione, sostenendo di aver trovato il telefonino su una panchina del parco e costringendo i familiari a tempestare invano Questura e ospedali per chiedere informazioni sulla sorte del proprio figlio?
? Perché quella mattina la Questura ha fornito ai giornali una ricostruzione dei fatti inventata, secondo la quale Federico era morto per un “malore” in circostanze non violente, tacendo che ben quattro agenti erano ricorsi alle cure mediche dell?Ospedale S. Anna?
? Perché solo in Parlamento è stato ammesso uso di manganelli sul corpo di Federico talmente violento da romperne addirittura due, impugnati al contrario?
? Perché tanta violenza nonostante in una successiva versione, delle tante elaborate, si sia accreditata l?ipotesi del tentativo di impedirgli comportamenti autolesionistici?
? Perché non chiamare immediatamente l?ambulanza una volta accertati i suoi asseriti disturbi psichici?
? Perché sostenere che Federico, morto, fosse ancora vivo all?arrivo dei sanitari i quali si sarebbero, addirittura, opposti alla richiesta di togliergli le manette?
? Perché chiedere l?intervento della DIGOS con la motivazione che Federico, privo di documenti, indossava abiti che potevano corrispondere alle persone dedite a frequentare i centri sociali, mentre non si è risposto al telefonino al quale lo stava chiamando ?Mamma?, in grado di fornire qualunque chiarimento?
? Perché i poliziotti indagati, che attraverso i propri legali e assecondati dal loro questore, premesso il desiderio di verità e trasparenza, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere?

Ecco, io vorrei che ad una qualsiasi di queste domande chiunque provasse a rispondere per una tragica casualità. Con questo presupposto, nessuna replica acquisterebbe senso logico, compiuto.
Un senso, invece, si trova se si compie il passo necessario, inevitabile, verso la premeditazione, il dolo, l?omicidio volontario, condito da una serie impressionante di aggravanti.
Si tratta solo di individuare il movente, ma nella corruzione delle nostre amministrazioni pubbliche volere è potere: abusi, spaccio, minacce, sfruttamenti vari?
C?è chi dice che oggi, in periodo di stagnazione economica paragonabile, forse, a quella successiva alla Grande Guerra, si trovi lavoro solo tra i preti o le forze dell?ordine (per mia fortuna, nel 1925, mio padre scelse queste ultime): tra queste, non solo i normali e i miscredenti, ma anche coloro che aspirano al legittimo esercizio delle loro inclinazioni violente.
Qualcuno vuol provare a immaginare le conseguenze di un pestaggio mortale di un poliziotto da parte di Federico e tre suoi amici? Cinque mesi per un?autopsia (guidata, con tanti saluti a Ippocrate e al suo dimenticato giuramento… ), sei per un?iscrizione nel registro degli indagati, 6,5 per un avviso di garanzia per un reato minore, nove per un incidente probatorio?
Anch?esso inevitabile, un nuovo sospetto: si sta lavorando fin da ora per una soluzione soft a base di decadenza di termini e prescrizioni?
Non parlatemi di istigazione alla violenza, anche solo verbale, prerogativa dell?ineffabile Tonello e di altri suoi simili, che so, in procura, in questura e perché no, in arcidiocesi? cosa ne pensa Monsignore reverendissimo: anche l?omissione, il silenzio, l?astensione possono assumere i connotati di una violenza, di un abbandono?
Qui parliamo del 18nne Federico, solo, disarmato e incensurato, torturato e ucciso da quattro barbari carnefici, titolari di una divisa da poliziotto che, otto mesi dopo l?omicidio, continuano a girare liberamente per Ferrara con la stessa divisa insanguinata. Uno di essi frequenta i sacramenti, senza aver soddisfatto neanche uno dei presupposti che il Catechismo richiede, e quindi la Chiesa locale dovrebbe richiedere, per il perdono dei peccati: lo scandalo nello scandalo.
E? questo il quadro allarmante, agghiacciante, che trasforma inevitabilmente un incidente in un agguato.
E allora, mi sono detto: cosa posso fare io, immediatamente, adesso, per esprimere civilmente, come è nel mio DNA, il mio dissenso, la voglia di non essere coinvolto nell?ignavia e, peggio, nella complice correità delle istituzioni?
Per protesta smetto di scrivere sul blog di Federico fino a quando le indagini non imboccheranno la strada della ricerca della verità vera, non manipolata.
Tutto quel che si legge qui sopra me lo sono ripetuto più e più volte durante la notte insonne e disperata tra il 19 e il 20 maggio… sono un passionale, partecipo emotivamente.
La mattina del 20 l?ho scritto, salvato nella cartella documenti, con il titolo 19 maggio.doc. Poi, per fortuna, avevo un impegno che mi ha tenuto lontano da casa fino alle prime ore di stamane.
Stremato, sconvolto, stravolto, sono crollato sul letto fin quasi a mezzogiorno.
Ripresa conoscenza, coscienza e dimestichezza con la vita, ho lasciato un atto di presenza, dopo quasi due giorni, sul blog di Patrizia e… la notte porta consiglio, due poi!
Ma di quella forma di protesta chi se ne accorge: io e sette/otto di federicoaldrovandi.blog.kataweb.it.
A tutto il resto dell?organizzazione criminale che sta a monte di questa storia, ammesso che se ne accorga, non può che far piacere che i nostri pezzi si perdano per strada.
Così ho pensato di continuare a collaborare anche io, perché quell?organizzazione criminale non detti legge anche a valle di quella stessa storia e sono andato a guardarmi dove sia, con precisione, Senigallia… Lontanuccio, ma niente limiti alla Provvidenza.
VERITA? GIUSTIZIA E MEMORIA PER FEDERICO!
Mi piace ricordarti così gioia mia, in questa foto tanto somigliante a tuo fratello Stefano, cuore di nonno.

Riferimenti: Un post al giorno finché giustizia sarà fatta

La prima fiaccolata romana per Federico Aldrovandi

19 Maggio 2006 2 commenti


Si tratta della prima uscita ufficiale, almeno nell’ambito delle proprie competenze territoriali, della sezione romana del Comitato Verità per Aldro di Ferrara.
Siamo da tempo vicini a Patrizia, Lino e Federico che ci conforteranno con la loro presenza, in cerca del nostro conforto.
Coraggio ragazzi, insieme si può fare, nel rispetto del nostro motto VERITA’ GIUSTIZIA E MEMORIA PER FEDERICO!.
Ci vediamo stasera, venerdì 19 maggio a Roma, come e dove si legge nelvolantino qui sotto.
Ricordo a tutti che, per espressa volontà della famiglia Aldrovandi, siamo impegnati ad astenerci da:
- bandiere riconducibili a qualsiasi formazione politica, compresa quella della PACE, che ci permettiamo di dare per scontata;
- cori, urla, fischi ed imprecazioni;
- slogan ed insulti contro la Polizia di Stato, le forze dell’Ordine e le istituzioni in genere.
Non si tratta di una pesante rinuncia, ma di una doverosa testimonianza di civiltà.

Vi aspettiamo numerosi, composti e compatti.
Giorgio.

Riferimenti: Da Fede, con Patrizia, Lino e Stefano

Dal colle dell’ingiusitzia

5 Maggio 2006 21 commenti


Pensavo a te stasera, ragazzo mio, a quando Roby, amico fraterno incontrato nella mia strada grazie a te, mi avrebbe chiamato di nuovo a questa sua iniziativa del post al giorno, appuntamento ambito, per avere di nuovo l?occasione di parlare di te con gli amici e con quelli che ti vogliono bene, che non ti dimenticheranno mai. E’ oggi quel fortunato giorno: eccomi!.
Pensavo a quanto potrà durare, con i tempi infiniti della nostra giustizia, una vicenda di questo genere.
Pensavo a quanti post potrebbero essere necessari per poter onorare un tale impegno.
Tu, che da lassù, ben conosci quello che ci preoccupa, hai le risposte, ed altre ancora, che ci affannano.
Noi no, Federico; noi, addirittura, non sappiamo ancora, e solo il Signore Dio sa se mai e quando lo sapremo, perché un ragazzo di 18 anni, solo, disarmato e incensurato, sia morto con in corpo una pasticca incapace di fare del male a una pulce, ma alla quale gente spregevole dà la colpa di tutto.
Sono qui a riflettere con il fidato ausilio dell?amica tastiera su questo evento struggente, che mi ostino fiduciosamente a definire soltanto inconsueto.
Repubblica Italiana, senza offesa per nessuno, visto che proprio nessuno finora ci ha risposto, vorremmo sapere perché e come Federico sia stato costretto a lasciarci.
Riuscirai, Repubblica nata, in un mare di polemiche, quando nel 1946 avevo 5 anni e mi apprestavo ad affidarmiti, riuscirai a darci una risposta sincera, trasparente, condivisibile, credibile magari un po? più di quel criticabile esito referendario che interruppe le doglie dell?ahi serva Italia di dolore ostello?
Riuscirai a darcela prima che sia troppo tardi, per portare insieme a noi di là, dove Federico ci aspetta, un po? di serenità su questo argomento ambiguo e devastante, irritante e sconvolgente, ignobile e preoccupante?
Ci riuscirai adesso che il signore degli affari suoi è stato rispedito a casa – ovvero, come stava per accadere quando se la scampò ?scendendo in campo per i suoi figli?, in galera -, anche in conseguenza delle sue troppe furberie, tutte, nessuna esclusa, rivoltateglisi contro visto che poi, forse, così furbe non erano, fino a coprirlo di un ridicolo grosso, grasso e lungo tutto uno stivale da Chiasso a Pachino?
Ci riuscirai iniqua giustizia italica, orfana ormai del diritto e della sua culla, che ingabbi solo extracomunitari poveri e poco delinquenti e mandi a spasso per i titoli più assurdi e improbabili, assassini e terroristi, pedofili e mafiosi, rapinatori e stragisti, meravigliandoti incredula degli effetti depravati delle leggi aberranti che ti sei data, in tardivi e inutili singulti di ipocrita incredulità?
Che consenti a quattro malviventi, solo perché vestiti da poliziotti, di torturare e trucidare il ragazzo Federico, al loro questore di difenderli e occultarli rendendosene complice, a un sindacalista di offendere la memoria di un martire e la coscienza dei suoi familiari, ingiuriati e vilipesi, sotto lo sguardo, anch?esso connivente, di un procuratore capo che promette giustizia ed elargisce iniquità?
Ci pensavo la mattina dello scorso 21 aprile, in occasione del 2.759° compleanno della mia Roma, ai margini della via Sacra sotto il colle capitolino, di fianco alla basilica Julia tempio della romana justitia mirabilis, seduto sull?umbelicus Romae, approdato allo stesso grado di perversione di quello dell?Africa nera, tornata all?inciviltà delle guerre civili, dove Utu e Tootsie si scannano senza neanche sapere perché, proprio come i nostri cosiddetti politici, indifferentemente di dx e di sx, protagonisti di campagna elettorale e commenti successivi alla consultazione espressamente dedicati e ispirati a un vergognoso massacro.
Ci pensavo sotto la statua fasulla di Marc?Aurelio, proprio in cima al vecchio Palatino, tormentato dal pensiero dell?angioletto Tommaso trucidato da un orrido recidivo (aggravante scambiata e applicata come esimente), a spasso, abbracciato alla sua vedova nera e da un suo vecchio complice dimenticato fuori delle sbarre: ero nel foro repubblicano, dove allora non crescevano alberi di banane?
Ci pensavo durante questo turpe balletto nuovo governo, vecchio governo, lo nomina il presidente in carica, lo nomina il nuovo che non c?è – e che, non fosse che per questo, potrebbe non esserci mai -, guardando quella giacchetta presidenziale che nessuno mai tira, ma che è misteriosamente logora, strappata, scucita, bucata?
Che tristezza cara, vecchia Repubblica, quanta malinconia nell?assistere impotenti al degrado, spirituale, prima ancora, e più, che fisico, al quale ti hanno sospinto i nostri governanti, certamente non meno insipienti della tua injuria, amministrazione dell?ingiustizia, dell?iniquità.
‘Qualcosa si muove’ mi dici Patrizia? Si comincia a parlare di Gip? e quindi di formalizzare il principio della fase delle indagini preliminari? Certo, è meglio dell’archiviazione, anche se in un paese civile, dopo 7 (sette) mesi potevamo stare davvero più avanti. A meno che non si sia pensato fin da ora di affidarsi a istituti più soft, come la decorrenza dei termini, ovvero, più in là, la prescrizione…
Non voglio, e non posso, bestemmiare la divina Provvidenza, carissimo Federico, altrimenti ti invidierei per essere fuori da questo letamaio di vita, feudo della delinquenza più spavalda, che davvero non merita più i benpensanti, le persone oneste.

Con l’occasione vi ricordo il primo appuntamento romano.
VENERDI’ 19 MAGGIO IL COMITATO ROMANO HA ORGANIZZATO UN SIT-IN/FIACCOLATA IN PIAZZA MADONNA DI LORETO (TRA PIAZZA VENEZIA E L’INIZIO DI VIA DEI FORI IMPERIALI) DALLE ORE 20:30 ALLE 23:30. E’ PREVISTA LA PROIEZIONE DEL FILMATO “NIENTE DA NASCONDERE”.
Per espressa volontà della famiglia Aldrovandi, siamo impegnati ad astenerci da:
- bandiere riconducibili a qualsiasi formazione politica, compresa quella della PACE, che ci permettiamo di dare per scontata;
- cori, urla, fischi ed imprecazioni;
- slogan ed insulti contro la Polizia di Stato, le forze dell’Ordine e le istituzioni in genere.
Non si tratta di una pesante rinuncia, ma di una doverosa testimonianza di civiltà.

Vi aspettiamo con Patrizia, Lino e Stefano e il Comitato romano Verità per Aldro.

Vi invito anche ad ascoltare l’ultima intervista di Roby a Checchino Antonini che parla del blog e di Federico, cliccando qui sotto nei Riferimenti.

Giorgio.

Riferimenti: La funzione del blog secondo Checchino Antonini

Federico, figlio di tutti noi

26 Aprile 2006 28 commenti


Tutti i miei amici sanno, ormai, di Federico, giovane diciottenne ferrarese spento a seguito di un incontro con la polizia all?alba del 25 settembre 2005.
Il tempo che passa, invano purtroppo, può contribuire ad allentare la tensione, non ad attenuare l?ansia, l?angoscia di sapere come e perché.
No, non aspettatevi una diagnosi per questa sintomatologia cronica, tipica di un paese come il nostro, dove la giustizia è ormai diventata un?optional, come tale casuale.
Il responsabile di quella giustizia, il ministro, con il suo presidente, grazie a Dio ex, dicono che è corrotta: figuriamoci coloro che, non potendosi buttare in politica per evitarla, sono costretti a subirla.
Qui a Roma, dei ragazzi straordinari si sono affratellati con i coetanei ferraresi, costituendo la sezione romana del ?COMITATO VERITA? PER ALDRO? ed hanno testè programmato un evento eccezionale, che trascrivo così come annunciato nel blog di Federico, clicckabile qui sotto, sopra la foto.

VENERDI’ 19 MAGGIO IL COMITATO ROMANO ORGANIZZERA’ UN SIT-IN/FIACCOLATA IN PIAZZA SANTA MARIA IN TRASTEVERE A PARTIRE DALLE ORE 21:00. E’ PREVISTA LA VISIONE DEL FILMATO “NIENTE DA NASCONDERE”.
Scritto da: nicoletta | 25/04/06 a 21:33

Per espressa volontà della famiglia Aldrovandi, siamo impegnati ad astenerci da:
- bandiere riconducibili a qualsiasi formazione politica, compresa quella della PACE, che ci permettiamo di dare per scontata;
- cori, urla, fischi ed imprecazioni;
- slogan ed insulti contro la Polizia di Stato, le forze dell’Ordine e le istituzioni in genere.
Non si tratta di una pesante rinuncia, ma di una doverosa testimonianza di civiltà
.

Sono certo che ci saremo tutti.
Giorgio.

Riferimenti: Da Fede, con Patrizia, Lino e Stefano

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