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Archivio Luglio 2007

A Dio, Enrico

1 Luglio 2007 51 commenti


Ciao Enrico, amico di una vita, cinquant’anni tra un paio di mesi a vivere le stesse esperienze. Dai banchi del liceo alla maturità fine anni ’50, preparata insieme e sfociata nella distrazione della sera prima del tema di italiano… quel film, Il posto delle fragole, una mattonata incredibile della quale parliamo ancora pochi giorni fa. Dalla giurisprudenza, frequentata, studiata e sostenuta gomito a gomito alla pratica presso lo studio di tuo zio Fausto, apprezzato civilista della capitale. Il servizio militare da brillanti AUC ci separa per qualche mese, ma subito dopo le nostre vite riprendono a scorrere parallele, tu da giovane avvocato, io da legale di azienda. Il matrimonio nel 1969, io a febbraio, tu a luglio, il primo figlio l’anno dopo, io ancora a febbraio, tu a ottobre in case molto vicine, che ci consentono frequentazioni assidue, nel corso delle quali programmiamo gustosi week end nelle vicinanze di Roma e gradevoli vacanze sul mare del Salento dei miei avi. Poi ancora una femminuccia per me, che tu non riesci a replicare, nonostante una certa insistenza: altri due maschi, poi la resa. L’infoltimento delle famiglie ci indirizza verso dimore più capaci che le nostre finanze, non disprezzabili, ma neanche robuste, ci inducono a cercare nell’area metropolitana: anche lì faccio da guida, Mentana nel 1982, dove mi segui nell’arco di un paio di anni, forse meno. Una salute un po’ ballerina ci limita, ci insidia, ma non ci vince. Tu una forma grave, ma gestibile, di artrite reumatoide, io ipertensione, emocromatosi, tachicardia talvolta aritmica: entrambi impariamo a convivere con i nostri problemi. Le differenze vere sopraggiungono dall’esito delle prove: un linfoma maligno che mia figlia riesce a sconfiggere e, pochi mesi dopo, una forma statisticamente curabile di leucemia, stessa clinica ematologica romana, si porta via il tuo figlio più giovane intorno ai 15 anni… una luce si è spenta sulla terra, una nuova stella brilla nel cielo scrivi sulla sua pietra. Da allora, insieme a quella luce, qualche entusiasmo si affievolisce, inevitabilmente si comprime, la coscienza della caducità, della precarietà ci coglie entrambi, di nuovo, senza però compromettere il senso del dovere e il suo scrupoloso adempimento nei confronti di coloro che continuano ad allietare la nostra vita superstite, forse… solo un po’ più sola. Tu gli altri due splendidi figli, fonti di orgoglio e di soddisfazione, sapientemente guidati con la loro meravigliosa mamma, amica delle ore più spensierate, io con i miei e la loro mamma ineguagliabile, capaci di rendere desiderabile l’altalena di un vita altrimenti… normale e ora i due impagabili nipotini, nuovi figli senza l’onere della responsabilità… Faccio sempre l’apripista, riproponendo nella storia e nell’evoluzione della vita quella modesta differenza di età che mi assegna sei mesi più di te. Dalla tua bocca mai un lamento: Come va? Bene. All’ultimo chilometro il tuo scatto è irresistibile, e stamattina mi bruci e mi lasci… solo. Grazie del tuo ineguagliabile esempio, grazie al Signore che ti ha prestato a noi e che ora gelosamente ti custodisce nella sua gloria, in attesa dell’ultima riunione. Riposa in pace, Enrico. Amen. Giorgio.

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