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Archivio Febbraio 2007

Quaresima e vita

25 Febbraio 2007 13 commenti


L’anno scorso, a fine marzo, in apertura di un articolo dal titolo analogo a questo, scrivevo tempo di conversione, tempo di pentimento, tempo di perdono… . Sento, oggi, di dover aggiungere due tempi: quello della preghiera e quello della grazia. Tornato da Passo Corese, da un incontro dei gruppi diocesani di preghiera di padre Pio, con l’intervento di padre Marciano Morra – fraticello minuscolo, sorriso e amore, gioia e condivisione -, che di essi gruppi è segretario generale, ho trovato, nella mia posta, un’e-mail che, al di là delle tre in essa citate come tali, è tutta una preghiera e che ha incrementato il mio stato di grazia. La voglio condividere con voi, cari e fraterni amici, nel ricordo del mio primo padre spirituale, san Pio da Pietrelcina appunto, del quale sono stato chierichetto nell’agosto degli anni 1955 e 1956, prima di perdermi nelle strade del mondo, dalle quali la morte dei miei genitori e la prima, terribile malattia di Simona, mi hanno richiamato, nei pari della seconda metà degli anni ’80, per ricondurmi a quel cammino, che spero di aver ora intrapreso una volta per tutte dal lato giusto, verso la porta stretta, che nostro Signore definisce misteriosamente poco affollata. Shalom, amici miei! Solo se esci dal tuo io, sia pure per gli occhi belli di una zingara, sai che cosa domandi a Dio e perché corri dietro a Lui. Così il teologo greco ortodosso, Christos Yannaras, ci sfida per invitarci ad uscire dal nostro piccolo mondo e aprirci agli altri, sedotti da una bellezza che sia rimando al Creatore di ogni cosa bella e buona. Con questa immagine, con questi occhi belli della zingara, vi invito ad affrontare la quaresima, tempo di seduzione nel deserto. Tempo in cui Dio chiama il suo popolo per fare l’amore, nel deserto, luogo privilegiato per la manifestazione dell’eros del Signore. Sulle orme del Papa, in ascolto del suo messaggio per la quaresima 2007, non arrossisco a parlare dell’eros di Dio per ciascuno di noi, del bisogno che egli ha di noi. Ci chiama nel deserto per stare con lui e capire che, grazie alla fede in Lui, si dilatano i nostri orizzonti. Lui che non solo non è geloso dei nostri amori, ma ne è il garante, quando lo poniamo al primo posto. Lui, che ci ha insegnato a misurare il nostro amore verso il Padre con l’amore verso il prossimo, a cominciare dagli occhi belli della zingara, per arrivare agli occhi imploranti di quei bambini africani che da molto tempo popolano i miei sogni, mentre in me, come sottofondo musicale, risuonano le parole che posi come dedica al mio primo libro: Negro, fratello negro, tu sei in me, parla! Negro, fratello negro Io sono in te, canta! La tua voce è nella mia voce Il tuo sangue è nella mia voce… Sono anch’io la tua razza. E tra i tanti sogni, accenno ai due più ricorrenti. E’ Natale. Molti accorrono al Presepio con tanti doni. E la Madonna è indaffarata ad accoglierli tutti. Ha le mani occupate. Ha bisogno che qualcuno l’aiuti a tenere in braccio Gesù. In un angolo c’è un bambino negro. Lui ha le mani vuote. Non ha nessun regalo. A lui Maria affida suo Figlio… E’ il Venerdì santo. Cristo non ce la fa più a portare la croce. Il Cireneo, un Africano dalla pelle scurissima e dagli occhi che paiono fari scintillanti nella notte e dalle labbra passionali, che sembrano fatte per donare a tutti tanti baci, si accosta al Maestro, per aiutarlo ad alzare da terra la croce. Cristo si appoggia a lui, che cammina portando quel peso su una spalla e sostenendo il Signore con l’altra. E i loro volti quasi si fondono, inondati di mistica luce, preludio dell’alba della risurrezione. Ecco, sia questa quaresima un cammino verso Cristo nella povertà delle nostre mani vuote: la Madonna ci affiderà suo Figlio. E sia il cammino verso Pasqua un sostare nel deserto, per sottoporci a quella penitenza che non è tanto afflizione, quanto piuttosto conversione. Non un ripiegamento su noi stessi, nella frustrante macerazione della colpa, ma un proiettarci in avanti. Un uscire da noi stessi, alla ricerca di una vita rinnovata, attratti dagli occhi belli della zingara che ci addita, nei volti del bambino negro e del Cireneo, il viso stesso del più bello dei Figli dell’Uomo, Cristo. Il suo volto si farà sempre più affascinante nel deserto, là dove scopriremo la gioia di ripetere, con il profeta Geremia, Tu mi hai sedotto, Dio, e io mi sono lasciato sedurre. Hai fatto violenza. Hai prevalso. Valentino Salvoldi, prete illuminato e comunicativo, è l’autore di questa preghiera che, nell’odierna giornata di grazia, ha coniugato la quaresima di quest’anno con la figura più mistica che abbia attraversato la mia vita. Non cercate gli occhi belli della zingara, non ci sono… ma intorno a voi troverete certamente quelli sorridenti di qualche diverso da amare anche in questo tempo di grazia e di preghiera. Giorgio.

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E lo spettacolo continuò

7 Febbraio 2007 25 commenti


La vicenda di Filippo Raciti, ispettore capo della PS ucciso barbaramente venerdì scorso 2 febbraio all’esterno dello stadio di Catania dove era in corso l’incontro di calcio Catania-Palermo, volge al suo mesto epilogo di assoluta insensibilità nei confronti dei valori cardine della nostra società, corrotta e asservita alla logica dei poteri forti dell’economia e della finanza. Il sussulto del commissario federale è stato di breve durata: il tempo che il cuore d’oro (mi riferisco al metallo prezioso) del presidente di lega Matarrese chiamasse a raccolta i suoi fidi, Ruggeri (presidente Atalanta – nella foto – che, in relazione all’ipotesi delle partite a porte chiuse nei campi inadeguati come il suo, ha anticipato la sua indisponibilità a giocare, in quanto non è giusto essere così danneggiati), De Laurentiis (presidente Napoli, che, in proposito, ha dato addirittura del fascista al governo Prodi e, in particolare, ai ministri Amato e Melandri), Zamparini (presidente Palermo, serio e onesto quando non conta), perché anche il buon Pancalli fosse costretto ad ammainare la sua bandiera di logica e legalità. Domenica si gioca, sia negli stadi a norma, che in quelli non a norma: la curiosità riguarda solo l’espressione ipocrita, ancora in via di formulazione, della deroga per questi ultimi, che potrebbero, al massimo del giro di vite, essere aperti ai soli abbonati, nella speranza che almeno questi siano nominativi. I boss dell’economia, che sono poi i proprietari dell’italico pallone, hanno espresso i loro diktat del tipo qualcuno spieghi a che serve star fermi, i responsabili degli scontri di venerdì non sono tifosi ma delinquenti comuni, vecchi paradigmi triti e abusati da questi poveri miliardari che lo stop danneggia, non consentendo l’atteso incremento di già lauti guadagni, non fosse altro di immagine. La via di uscita, per uno Stato asservito agli interessi di questi potentati, sarebbe potuta consistere nel rifiutare da subito le forze dell’ordine negli stadi non a norma: lo spettacolo si sarebbe svolto sotto la responsabilità penale diretta ed esclusiva di questi inflessibili dirigenti, messi inopinatamente davanti al proprio personale coinvolgimento. Parliamo, forse non a caso, dell’Atalanta, supportata dalla tifoseria più irrequieta d’Italia sia in casa che in trasferta, del Napoli, con tifosi che non hanno troppo da invidiare ai bergamaschi e del Palermo, l’arrivo dei supporters del quale ha scatenato i recenti, luttuosi disordini catanesi. Ma và: chissà se e quando si adotterà una soluzione di questo genere, onerosa per i potenti… Resta, in più, l’amarezza di dover constatare ancora l’infimo valore della vita umana, se anche l’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato ha lamentato la sospensione di avvenimenti oggetto di pronostici, se un altro uomo di sport, Beppe Marotta, amministratore delegato della Sampdoria, ha provveduto a quantificare i fatti di Catania in un danno di €. 6,3 milioni per ogni giornata di sospensione, oltre diritti Tv e montepremi Totocalcio, che prima o poi qualcuno di questi teneroni andrà a richiedere alla famiglia Raciti causa prima, con quella morte imprevista e irrispettabile, di questo terremoto. Nel panorama di tutte le predette riflessioni, inconcepibili ma, ahimè, realmente pronunciate, anticipate dalla sintesi sciagurata di Matarrese che, secondo il miglior berluscone dei vecchi tempi, si è poi dichiarato frainteso, voglio rileggermi quelle dell’orobico Ruggeri. Se l’ipotesi [delle partite a porte chiuse - n.d.r.] verrà confermata domani in Lega proporrò di non giocare. Non ritengo che sia giusto essere così danneggiati. Mi rendo conto che il problema è grave, siamo tutti molto addolorati per quello che è accaduto. Ma francamente questa decisione mi sembra eccessiva. C’e’ poco da commentare, vuol dire che almeno il 95% delle partite verranno giocate senza spettatori. La fiera, il mercato, davvero, dell’ipocrisia, dell’insensibilità, dell’arroganza: ciò che chiaramente si desume è che la vita di Filippo, entrato nei nostri cuori con i suoi splendidi familiari, vale meno di quei €. 6,3 milioni del danno causato dalla sua morte. I danneggiati sono loro, i Matarrese, i Monopoli, i Ruggeri, i De Laurentiis, gli Zamparini, i Marotta. Il danneggiato è lo Stato, costretto ancora un volta ad esibire tutta la propria incapacità a fronteggiare, o quanto meno a gestire, l’emergenza, con il blocco di campionati, coppe e nazionali, costi quel che costi. E chi è rimasto orfano per sempre di un figlio, di un marito, di un padre? …i morti del sistema calcistico purtroppo fanno parte di questo grandissimo movimento che le forze dell’ordine ancora non riescono a controllare F.to: Antonio Matarrese, presidente della Lega Calcio, frainteso… dimissioni? Non scherziamo… . In chiusura di questa trilogia – tristissima per Filippo e squallida per tutto il resto – che mi sarei volentieri risparmiato, c’è spazio per un’ultima notazione critica: sembra che il procuratore aggiunto di Catania, dott. Renato Papa, nella ricostruzione fisica dell’evento, abbia fatto presente che Raciti pattugliava una stradina retrostante alla Curva Nord… c’era una sorta di Intifada contro le forze dell’ordine. Non riesco a credere che questa sia l’espressione puntuale riferibile al dott. Papa: l’Intifada è un movimento indipendentista, dotato di coscienza politica e sociale, paragonabile alla Carboneria del nostro Risorgimento, non certo a un’accozzaglia di delinquenti degenerati, nata solo per tendere trappole alle forze dell’ordine. In Medio Oriente – dove si consuma impunemente, con la benedizione, anzi, degli americani, il più atroce genocidio dei nostri tempi – i rapporti e gli equilibri tra protettori e protetti, tra aggressori e aggrediti, sebbene anche essi precari, sono diversi che da noi. Giorgio.

Lo spettacolo deve continuare

6 Febbraio 2007 2 commenti


Era inevitabile che un individuo della sua aridità se ne uscisse con qualche sproposito sul disgraziato evento di Catania dove Filippo Raciti, ispettore capo della Polizia di Stato, ha perso la vita nell’esercizio delle sue nobilissime funzioni. Era inevitabile che l’intollerante presunzione di Antonio Matarrese (nella foto), presidente della Lega Calcio, lasciasse l’impronta del suo insopportabile materialismo in una vicenda che ha scosso i cuori e gli animi di tutti gli altri italiani e degli stranieri che, conosciutala, hanno espresso la loro partecipazione commossa a questa tragedia. Era inevitabile. Scrivevo, tra l’altro, sabato scorso, 3 febbraio, in Filippo Raciti, uno di noi, …bando per sempre all’italico detto secondo il quale niente si muove se non ci scappa il morto. Anche perché, dopo una settimana di contrizione, prontivia e tutto come prima. Domenica non si gioca, ma quella dopo sì, perché ci sono le Tv, ci sono le scommesse, la vita continua e con essa lo spettacolo e sollecitavo, ahimè profeticamente, poco dopo, …interventi meditati, non a pioggia, ma niente veti incrociati, frutto già nascente dell’arroganza di qualche presidente meritevole della pensione, dopo anni e anni di disagi e di malesseri arrecati allo sport non solo nazionale: in galera i delinquenti, a casa i potenti di professione. Antonio Matarrese aveva appena bollato come inaccettabile un’ipotesi di veto federale alle tifoserie in trasferta. Ma poi il tronfio signore legibus solutus – inopinatamente ripescato insieme ai martiri nostri risorti dalle tombe scoperchiatesi in occasione del più grave scandalo calcistico mai verificatosi grazie all’opera affatto illuminata della sua generazione di dirigenti dei quali lui, unico sopravvissuto, è il solo ripropostosi imperterrito e impavido – si è voluto superare definendo, dalla sua posizione privilegiata super, extra legem, in un’intervista a Radio Capital pubblicata oggi su La Repubblica …esaltati e irresponsabili quanti chiedono che il calcio si fermi per più di una domenica e ricominci poi a porte chiuse. Secondo questo individuo …lo spettacolo deve continuare perché …i morti del sistema calcistico purtroppo fanno parte di questo grandissimo movimento che le forze dell’ordine ancora non riescono a controllare. In altre parole i rappresentanti delle forze dell’ordine, figli nostri, sangue del nostro sangue, devono continuare a offrire il loro tributo di vite umane, affinché i campionati di calcio possano svolgersi, disputarsi, indipendentemente dalla regolarità, optional meramente eventuale, al limite della casualità, ovvero della causalità indirizzata, ma questo dei risultati pilotati è un altro discorso. Credo che il mio pensiero su questa notizia, scontata ma sorprendente per il suo rigido squallore, emerga dall’esposizione proposta: lo scandalo, che alimenta la rabbia fin quasi, ormai, all’ebollizione, mi suggerisce di fermarmi qui. Il resto, al vostro commento. Giorgio.

Filippo Raciti, uno di noi

3 Febbraio 2007 7 commenti


Man mano che si chiarisce la dinamica della tua morte assurda, cresce il senso di incredulità, di sgomento, di rabbia.
Cosa resta di sportivo in questi avvenimenti, come si può interrompere questa spirale di violenza?
Violenza, vediamo il significato di questo termine in questo ambiente.
1. Violenza fisica: quella dell?atleta nei confronti dell?avversario nei giochi di squadra. Eccessiva permissività delle regole di disciplina agonistica: un tempo si definiva un certo sport ?non da signorine?. Oggi che anche le signore praticano tutti gli sport di squadra e anche gli individuali di qualunque ?peso? (uno per tutti, il pugilato), possiamo tornare a privilegiare l?assenza di contatto fisico, non più necessariamente da ?uomini veri?, ma solo aggressivo, intimidatorio, disequilibratore.
2. Violenza fisica: quella tra tifosi di contrapposte fazioni che rende necessario un cuscinetto spaziale e il conseguente sacrificio economico dei posti invendibili e un cuscinetto umano, quello delle forze dell?ordine, un tempo rispettato.
3. Violenza fisica: quella ?di mestiere? esercitata da delinquenti che frequentano le pubbliche manifestazioni per sfogare i propri istinti negativi, contro tutti.
4. Violenza fisica: quella delle forze dell?ordine esercitata per proteggere se stessi e gli aggrediti, presunti deboli, da quella altrui.
5. Violenza verbale: tra gli atleti, tra essi e gli ufficiali di gara e tra gli ufficiali di gara e gli atleti.
6. Violenza verbale: quella di atleti, tecnici, dirigenti e ufficiali di gara che tentano di occultare le proprie carenze a danno di altri, incolpandoli delle proprie colpe.
7. Violenza verbale: aspra critica tra dirigenti di squadre diverse in occasione di attività, anche collaterali (ad esempio mercato atleti), concorrenti.
8. Violenza comportamentale: mancato rispetto dei principi di lealtà sportiva e di legittima concorrenza soprattutto nello svolgimento delle attività amministrative collaterali.
9. Violenza politica: strumentalizzazione di eventi negativi avvenuti durante il governo di una maggioranza da parte dell?opposizione.
Sembra ovvio che ciascuna di queste forme, e non solo quella esercitata direttamente dalla delinquenza comune, sia in grado di promuovere o incrementare la violenza, che prospera nelle menti meno evolute, prive di valori.
Appare altrettanto evidente che tutti questi atti ricadono sotto la valutazione di organi esistenti: questi organi, allora, compiano il loro dovere, o si cambino, rapidamente e inappellabilmente.
Abbiamo una magistratura ordinaria che affoga nell’immobilismo di tempi infiniti e nella burocratizzazione paralizzante.
Abbiamo certe magistrature speciali eccessivamente disinvolte, a scapito della certezza e dell?omogeneità delle decisioni.
Occorre una svolta in termini di concretezza e di rapidità, ma sempre all?interno della massima professionalità.
Fattispecie uguali siano valutate e disciplinate uniformemente, ricorrendo anche a tecniche e strumenti sofisticati e incorruttibili resi disponibili dall?evoluzione tecnologica, rinunciando per sempre a indulgenze e nostalgie superate, nonché ad ambigui centri di potere, generatori anche essi di violenza.
In altre parole, bando per sempre all’italico detto secondo il quale niente si muove se non ci scappa il morto. Anche perché, dopo una settimana di contrizione, prontivia e tutto come prima. Domenica non si gioca, ma quella dopo sì, perché ci sono le Tv, ci sono le scommesse, la vita continua e con essa lo spettacolo…
Qui la vita di Filippo è stata inesorabilmente spezzata, non è riuscita, suo malgrado, a continuare. Facciamoci carico, ciascuno secondo le nostre possibilità, magari disertando gli stadi, praticando un civile sciopero del tifo, di interrompere questi spettacoli da Colosseo, da mors tua, vita mea, finché il problema della sicurezza non sarà stato realisticamente risolto. Purché ciò non avvenga con l’invio di qualche altro migliaio di agenti a rischiare la propria vita, preziosa proprio come quella di ognuno di noi.
Gli organi preposti rimuovano senza pietà e nel rispetto di serenità, obiettività e uguaglianza tutte le ipotesi di violenza predette e le altre che emergeranno, senza indulgere a preconcetti, pregiudizi, fattispecie prefabbricate.
Interventi meditati, non a pioggia, ma niente veti incrociati, frutto già nascente dell’arroganza di qualche presidente meritevole della pensione, dopo anni e anni di disagi e di malesseri arrecati allo sport non solo nazionale: in galera i delinquenti, a casa i potenti di professione.
Molte altre nazioni hanno affrontato e risolto questo problema. Mettiamo da parte presunzione, intolleranza e superbia, armiamoci di umiltà e desiderio di risolvere i nostri guai (una volta tanto non ignorandoli ché tanto prima o poi si risolvono da soli) e andiamo ad apprendere in Inghilterra, Germania, Tanzania o Polinesia le soluzioni vincenti adottate, esaminiamole, formalizziamole e applichiamole. Velocemente ed efficientemente.
La delinquenza comune, che sfoga i suoi istinti più deteriori nell?anonimato, sia costretta in galera o a casa, senza dimenticanze, superficialità e sottovalutazioni: chi sbaglia, anche nell?amministrazione, paghi.
Le forze dell’ordine non vengano mai più chiamate a garantire l’ordine pubblico impossibile, quello al costo, troppo spesso speso, della propria vita. Nessuna vita è in vendita, a nessun prezzo, a nessuno stipendio.
Fino a quando resteremo barbari e incivili, basta adunate oceaniche di tristissima memoria a qualsiasi manifestazione perché, chiusi gli stadi del calcio, i delinquenti finirebbero nei palazzetti, lungo le strade e le piste e anche in piazza San Pietro.
Le partite solo in Tv e alla radio, fino alla fine di questo campionato e comunque finché non sarà possibile eliminare le reti di protezione, di recinzione dei terreni di qualsiasi gioco, oggi trasformati in campi di concentramento e delinquenti in galera, perché ci restino fino a quando avranno finito di scontare una pena equa.
Solo in questo modo, Filippo, i migliori di noi potranno tornare a guardare in faccia i tuoi genitori, tua moglie, i tuoi figlioli, perché il tuo sacrificio assurdo lasci almeno il tuo ricordo costruttivo nella storia, senza restare inutile, fine a se stesso.

Giorgio.

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Cara moglie, se tornassi indietro…

1 Febbraio 2007 11 commenti


Oggi ce la caviamo con una battuta, amici miei, una di quelle facili, suggerite dalla primavera incipiente, checché se ne dica, mandorli in fiore, natura friccichina…
Una battuta finita quasi prima di cominciare, che mi è tornata in mente chissà perché…
Beh, dovete sapere che l’altro giorno, alla festa dei brevetti di nuoto di mia nipote Silvia, 5 anni ben portati, dicevo a degli amici che, se potessi tornare indietro, non mi risposerei.
Dato che io, come sapete, al risveglio sono un po’ pigrotto, se qualcuno, andando al lavoro, dovesse trovare domattina una rispostaccia di Manuela su Il Secolo d’Italia, mi faccia, per favore, uno squillo al volo, ché convoco subito una conferenza stampata qui sul blog per farle sapere che però, se mi inducessi a risposarmi, lo farei solo con lei…
Grazie.

Giorgio.

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