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Archivio Gennaio 2007

Il giorno della memoria

27 Gennaio 2007 10 commenti


Oggi il ricordo della shoah, la commemorazione dell?olocausto, il genocidio degli ebrei voluto dalla follia nazifascista.
Una vicenda sconvolgente, inaudita, di assurda ferocia, che molti di noi, anche a Roma, hanno vissuto in diretta e che hanno poi dovuto spesso ricordare, anche al di fuori delle manifestazioni celebrative, per i radicalismi dei tanti delinquenti promotori di innumerevoli manifestazioni antisemite, piene di aquile e di svastiche.
Gli ebrei, il popolo eletto dell?Antico Testamento.
Il loro Signore, nostro Dio, non ha mai mancato di proteggerlo e di rimproverarlo, premiarlo e punirlo, condurlo e abbandonarlo.
Ma prima del Giudizio universale anch’esso, recitano le Scritture, rientrerà nell?alveo della redenzione e della salvezza, abbandonato 2000 anni fa per aver preteso, e per questo non riconosciuto, che il Re degli umili divenisse il re dei potenti.
Gli ebrei sono un po? la cartina di tornasole della nostra vita, sempre in bilico tra vizi e virtù, pregi e difetti, sofferenza e salute, vita e morte.
Mi sorprendo spesso a riflettere che tra ebreo e israeliano c?è la stessa differenza che esiste tra religione e stato, anche se spesso mi capita di considerare quanto siano presenti negli israeliani le caratteristiche di anelastica rigidità, feroce crudeltà, impermeabilità agli ammaestramenti della vita tipiche degli ebrei.
Israele attraversa, manco a dirlo, uno dei ricorrenti, quasi periodici, periodi di magro consenso internazionale.
I suoi protettori americani, con i consueti paraocchi, hanno però da tempo deciso che qualunque atto di coloro che il resto del mondo ritiene ispiratori della politica non solo estera, ma anche interna a stelle e strisce, sia legittimo.
Mi riferisco, evidentemente, al conflitto israelo-palestinese nel quale azioni, reazioni, rappresaglie, provocazioni degli eredi di Ben Gurion, specie nell?imminenza di ogni rischio-pace, sono giornalmente sotto i nostri occhi, senza possibilità di censura ONU, organismo inutile in quanto sempre più asservito e strumentalizzato, a causa del veto USA in sede, non solo di votazione, ma addirittura di discussione e, prima ancora, di predisposizione dell?ordine del giorno delle riunioni.
Quella precisione chirurgica che gli americani ipocritamente enfatizzano, da ultimo in Irak, abbattendo propri elicotteri, sparando addosso a inglesi e alleati e distruggendo scuole e ospedali, ovvero uccidendo premeditatamente i nostri, gli israeliani la applicano scientificamente sparando alla nuca di ragazzini arabi, per difetti improvvisi e improbabili ai sistemi di puntamento, salva decimazione nel caso di ?inconveniente? analogo nell?altro fronte.
Un libro di cronaca-verità sul genocidio in corso del popolo palestinese allarga sempre più i miei occhi, già allucinati, sulla ferocia degli israeliani, veri nazisti del III millennio, ai quali la storia non riesce a insegnare nulla.
Sono stato in Israele, non ho inventato il sionismo, la diaspora, il nuovo Israele all’interno delle mura palestinesi né, tanto meno, quegli atroci muraglioni di elementi prefabbricati alti 9 metri con i quali gli israeliani ingabbiano, togliendo le minime quantità vitali residue di luce e aria, i pochi insediamenti relitti ai palestinesi (Betlemme, Betania, Gerico… ), in attesa di una motivazione ostensibile per appropriarsi anche di quelli.
Gli israeliani, come i loro protettori e allievi americani, non hanno nel dialogo e nell?ascolto le caratteristiche prevalenti in politica estera.
Ieri l?Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione di condanna del negazionismo della shoah. Ne è stata sottolineata l?unanimità, contrapposta ai consueti, predetti veti americani alle censure contro Israele.
Tornando all?odierno giorno della memoria, mi chiedo chi sarà il promotore del giorno della memoria del genocidio in corso del popolo palestinese, derubato, scacciato, torturato e ucciso… e, quel che è peggio, ignorato dalla comunità internazionale, succube della (pre)potenza americana, sinistramente ammaestrata.
Le motivazioni storiche funzionano fino al raggiungimento di un nuovo equilibrio, dopo diventano alibi.

Giorgio.

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Pacs, patto civile di solidarietà: caglio bovino o di bufala?

16 Gennaio 2007 20 commenti


Mi sembra argomento intrigante, con il quale confrontarmi nel rispetto di quella Laicità di intenti, di convinzioni e di valutazioni affrontata e discussa nel precedente post del 10 novembre.
Ho votato per un partito che fa tuttora riferimento a Romano Prodi premier, secondo la terminologia esterofila tanto cara al precedente berluscone, istitutore, ad esempio, del ministero del Welfare.
Non credo che il progetto dei moderati di sinistra sia tributario verso questo pacs: ritengo, piuttosto, che su certi argomenti ritenuti non fondanti, la maggioranza di governo tenda ad assecondare l?opinione di chi ce l?ha rendendosi, nel nostro caso, ostaggio della sinistra estrema e radicale.
Sono sempre stato convinto che, se condivido le idee fassiniane, capezzoniane, pecoraroscaniane, bertinottiane, pannelliane, le devo esprimere votando direttamente in loro favore, senza dubitosi e mozzarellosi intermediari: nel contesto del bipolarismo sembra, però, che questa logica aspirazione sia tramontata. Per riuscire a governare bisogna accettare le condizioni e i condizionamenti di tutti e di ciascuno.
Ma il bipolarismo non doveva essere proprio il superamento delle ideologie, con un voto inteso a premiare questo o quell?amministratore dello Stato trasformato in azienda commerciale? dove chi meglio gestiva e conseguiva i migliori risultati economici veniva confermato o, nell?ipotesi contraria, bocciato e sostituito dal suo contraddittore non ideologico, ma solo amministrativo?
Eh, no; o almeno non più. Ancora una volta hanno avuto la meglio i professionisti della politica, altrimenti spossessati, in favore di capaci imprenditori, di un mestierucolo, oggi, da 25.000,00 euri mensili, in buona parte esentasse: le ideologie, strumento espressivo di straordinaria sensibilità (all?euro… ), sono sopravvissute con speciosi, anche se solo all?apparenza aspri, contrasti, destinati, in realtà, unicamente a perpetuarle, insieme al lavoro più retribuito o, meglio, viziato.
Resterà utopia che il soggetto economico Italia sia amministrato sulla base di procedure che rispondano, secondo le leggi del mercato, ai princìpi che disciplinano patrimonio, profitto, perdita, finanza e redditività.
Ed ecco la causa di questa riflessione.
In una concezione laica del nostro ordinamento democratico, trovo corretto che le unioni di fatto vengano equiparate a quelle di diritto, a quelle, cioè, fondate sul matrimonio, religioso o civile che sia.
Con due precisazioni delle quali avrei fatto volentieri a meno, avendole date per scontate, ad onta dell?imprevisto dibattito politico che ne è, invece, scaturito.
In primo luogo, i diritti riconosciuti alle coppie di fatto non devono avere alcuna prevalenza, neanche procedurale, su quelli spettanti ai coniugi sposati: se costoro, ad esempio devono attendere anni per una separazione o un divorzio, trovo iniquo che coloro che hanno ignorato volontariamente e consapevolmente, o addirittura rifiutato, i doveri di questo stato civile, godano di un trattamento preferenziale, al livello di disdetta di polizza assicurativa. Non solo questo, naturalmente ma, secondo certa pubblicità, di tutto e di più…
In altre parole, stessi diritti, non diritti mortificati, anche in favore di chi quei doveri li ha sempre rispettati, per convinzione e, comunque, per legge.
In secondo luogo, nessun riconoscimento per le coppie omosessuali, figura nemmeno sbiadita di una famiglia formata, dalla creazione, il laico big bang, da padre, madre e figli, naturali o adottivi.
Su queste basi, discussione aperta a tutti i soggetti interessati, compresi quelli rappresentativi di categorie, tra i quali certamente il Vaticano, ispiratore delle coscienze e degli spiriti di tutti gli uomini di buona volontà. Che sono tanti, deputato DS Grillini: a lei nessuno ha, democraticamente, contestato la possibilità di esprimere in piazza San Pietro, in quell?estero, cioè, straniero quanto lo Stato Vaticano, la sua protesta contro gli asseriti quotidiani interventi papali in questa materia, gravemente intromissori della vita degli enti locali e del Parlamento, a lei che sventolava come una mascotte, una bandiera con una macroscopica scritta ‘pacs’ e chiedeva l?approvazione di una legislazione già presente in 19 paesi su 27 dell’Unione europea.
Mi dicevo, bofonchiando nel mio inconscio, che analoga considerazione costituirebbe logica giustificazione dell?introduzione in Italia della pena di morte, già (per usare il linguaggio grilliniano, ancora per il mio) presente in numerosi paesi del mondo.
E? a me insopportabile, e fonte di sincera indignazione e immeritata frustrazione, il pensiero, da lei tacitamente promosso e patrocinato, deputato Grillini (come osservato prima, di strumentalmente asserita parte avversa) che il berluscone abbia avuto ragione in qualcosa…

Giorgio.

Riferimenti: Federico Aldrovandi per sempre

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