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Archivio Settembre 2006

Anna, di vita in vita

30 Settembre 2006 8 commenti


Attingo per la seconda volta a questa splendida metafora che il nostro amato Giovanni Paolo propone della morte, paradosso della vita.
A pensarci bene, d’altro canto, niente, Anna, si addice meglio alle tue genuinità, voglia e gioia di vivere, costruttive, contagiose, positive.
Oggi, un mese dopo il tuo improvviso, inatteso, per noi mesto, arrivederci, il ricordo non sbiadisce, si ravviva, anzi, di memorie suggestive e struggenti, che interpreto come il desiderio di provare a ricostruire, attraverso il blog, questo tuo modo felice e sorridente di stare al mondo.
Il nostro primo incontro, metà novembre 2005: una tua riflessione sul silenzio, che richiama la mia attenzione perché argomento, in quel periodo, particolarmente ricorrente.
Mi rendi la visita pochi giorni dopo su un paio di post in difesa dei gufi di Ostellato, in provincia di Ferrara, presto mia seconda patria per la storia, anch?essa tristissima, di Federico al quale dedico ormai tutto me stesso.
Sei molto legata agli animali, alle piante (mitico il tuo post sul tuo amico cedro Deodora… anche meglio di un uomo) e ai pellerossa del continente americano.
Memorabile anche l?altro post, che mi dedichi, sul rapporto Uomo – Natura, nel quale raccogli le straordinarie intuizioni dei capi delle tribù Onondaga, Lakota, Seattle e Navajo.
Ma il ricordo per me più grato resta la poesia di Crowfoot, della tribù dei Piedi Neri, che pubblichi ?per me e per tutti coloro che aspettano la nascita di un bambino?, sei giorni prima dell?arrivo di Alessio.
?Che cos?è la vita? / E? lo scintillio / della lucciola nella notte. / E? il respiro / del bisonte in inverno. / E? la piccola ombra / che si arrischia sull?erba / e si perde al tramonto del sole?.
L’immagine della piccola ombra, che rischia e si perde, anche per le vicissitudini del nipotino in arrivo, mi commuove fino alle lacrime…
Rapporto di grande stima reciproca: tu orgogliosa della mia amicizia, io della tua.
La genesi di questa mutualità mi piace individuarla in quella miscredenza, tua autodefinizione, che con il tempo addebiti a me, comunque divertendotene molto.
Mi accrediti, bontà tua, una cultura da buon cristiano, della quale sono ancora oggi alla ricerca e che, chi mi frequenta diuturnamente, giustamente non mi riconosce (come dice il Salvatore, nemo propheta in patria), mi affidi le tue perplessità su vita e sentimenti nel rispetto della Parola, ricavandone pessimo conforto, trovi pace, ancora pochi giorni prima di Alessio c?è, nel ricordo dell?educazione dei tuoi figli, ai quali consegni, in poche parole, un indimenticabile trattato di pedagogia infantile, un testamento spirituale d’epoca non sospetta, tipico della tua serena obiettività, della tua onestà intellettuale.
Due cuccioli da allevare caparbiamente, sbagliando chissà quante volte, ma sempre cercando di agire per il meglio, cercando di regalarvi quanto di meglio potessi darvi, e cercando di rispettare, per quanto possibile, i vostri tempi e i gusti, cercando di capire che già da subito eravate delle persone e non dei ?prolungamenti? dei vostri genitori, né delle loro aspettative, e gusti, e volontà, e quindi da crescere non come delle ?fotocopie?.
Diretta, sincera, affatto incline al compromesso, ma anche affabile, priva di malizia e di rancore, scrivi di un mio messaggio, grazie Giorgio, del tuo commento e della tua poesia, così ho potuto capire che io sono in qualche cosa abbastanza simile ai tuoi figli (almeno da alcune parole che tu hai usato verso di me e di loro). Certo che avere un papà come te è molto impegnativo (i miei figli direbbero… ?che peso!?) [dove, bando alle ?ciance?, ?peso? sta per ?palle?, ma tu non indulgi mai a sbavature di questo genere - ndr] , anche perchè i tuoi scritti sono a volte kilometrici, mentre i giovani amano la sveltezza e la sintesi…
Questa tua fiducia nelle mie opinioni mi stimola a non eccedere nelle critiche sul tuo cammino di fede, nel quale l’asserita tua comunione con i miei figli, determina il mio invito, data la vostra vita da giusti, a non costringere il Padre a salvarvi vostro malgrado, ma a collaborare con Lui.
Prendo atto, ai primi di marzo, della tua capacità di proseguire da sola. … l’ultimo commento di Luna mi ha incuriosito e sono andato da lei a leggermi il tuo, dove ho trovato, tra l’altro, ‘… l?acqua in fondo è stata da sempre fonte di vita… così le tue lacrime sono fonte di amore per te e papà, ma anche fonte di vita… perchè preparano il sorriso di domani, e le risate di un domani ?più in là?, quando lui e tu sarete ancora insieme, e sempre insieme… ?. A parte il fatto che l’acqua è segno biblico ambivalente, prima di morte e poi di vita, sicché nell’acqua del Battesimo moriamo, con Cristo e in Cristo, al peccato e con Lui risorgiamo a nuova vita come uomini nuovi, sacerdoti, re e profeti… ma dimmi un po’ sorellina, ma che razza di ‘miscredente? sei, o sei diventata? Uno non si può distrarre un attimo ché subito qualcuno si converte e crede al Vangelo (cfr. seconda parte del terzo mistero della Luce by GPII). Complimenti Anna. Sono felice per te, per me e per noi tutti.
Questa piacevole sensazione è confermata in un tuo successivo commento … ciao Giorgio e Buona Pasqua, fosse anche l?immancabile Pasqua dell?Agnello [un mio post pubblicato in quei giorni - ndr], come tu la definisci. So che Egli è morto per tutti noi suoi fratelli, quindi anche per me, e che Egli mi è vicino anche se io non sempre lo sento. Le pecorelle smarrite le ha sempre amate forse più di quelle a Lui più vicine. Pregherò io pure questa Pasqua, che la vita di tutti noi sia più ?buona? e indichi la via della ?rinascita?, a tutti…
I nostri incontri diventano trilateri: da te, da me o da Angela, è come se fossimo in chat. La tua estroversione ti consente di apprezzare con gioiosa partecipazione le nostre tavole rotonde in graficonferenza …Giorgio, ho letto su kilili, e saputo per caso…, ovvero grazie del tuo ?buonasera amiche?, lasciato da Angela… ormai mi piace vedere che quando scrivi là, pensi anche a me, e questo mi riempie di gioia!
Non sei solo estroversa, ma umile, riconoscente, tollerante, generosa …solo ora (sono stata impegnata un bel po?) leggo completamente tutto ciò che tu hai fatto per Angela. Per quanto mi compete, ti dico solo grazie… per l’affetto con cui hai seguito la cosa, e per l’impegno che hai messo nel sostenerla e farla sostenere dai tuoi amici. E chi pensa che il blog sia solo una finestra sul mondo alla quale affacciarsi ogni tanto, o… peggio… un modo per ?mettersi in mostra?… ecco, penso che una risposta migliore non poteva essere che questa che tu hai voluto e saputo dare. Davvero troppa grazia: mi sono limitato a sensibilizzare qualche amico virtuale sull?incidente stradale di fine anno nel quale rimane coinvolta Rita, amica di Angela.
Venerdì 2 giugno l?ultimo incontro, per ringraziarmi, con la solita verve, degli auguri lasciati per il tuo compleanno, sempre anche a rimorchio di Angela …caro Giorgio, come ringraziarti degli auguri?? tanto più che li hai dovuti scrivere due volte, perciò valgono doppio, come il famoso brodo!!! ^_^ Appena posso, verrò a leggere bene quanto scrivi di Federico… per il momento auguri e bravo per tutto ciò che fai di buono e altruista verso i bisognosi (me compresa!!).
Con Federico esageri, vai a trovarlo di persona…
Ma noi avvertiamo ancora sensibile al nostro fianco, più che l?assenza della tua complementarità spumeggiante, la gioiosa e comunicativa presenza tua.
Un saluto affettuoso da me, da Angela e da tutti gli amici, nostri e tuoi.
Ciao Anna, quando il Signore vorrà, ci ritroveremo o, meglio, ci incontreremo, finalmente.
Di nuovo con le lacrime agli occhi… Anna, questo e molto di più.

Giorgio.

Riferimenti: Qui possiamo conoscerla meglio, ne vale la pena

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Dagli occhi di un pellegrino

24 Settembre 2006 7 commenti


Voglio proporvi, sempre considerata l?allora mancata frequentazione con la maggior parte di voi, una sorta di diario del mio viaggio in Terra Santa del febbraio 2004, che ho pubblicato tra i primissimi post (luglio 2005) di questo mio blog, quando preferivo ancora andare sulle ?puntate precedenti?, nel senso di già scritte, piuttosto che su un qualcosa scritto ad hoc. Non ero neanche granché padrone del mezzo (non che adesso? ).
E? un po? lunghetto. Oltre alla prosa c?è anche un corsivo: lo dividiamo in tre puntate, in ossequio a un vecchio suggerimento del Bera05.
L?appuntamento è per venerdì 13 febbraio, aeroporto di Fiumicino, per un?ora davvero antelucana (quanto profetica questa parola): le 7:30. Un?ora che, di tanto in tanto, vedo scorrere sull?orologio digitale sistemato accanto al letto e distinguibile solo al buio. Ma per essere a quell?ora a Fiumicino a che ora ci si sveglia? Uno ansioso entro le 3:45. Dopo due ore la navetta ti porta alla stazione ferroviaria di Monterotondo Scalo, il trenino ai voli internazionali del Leonardo da Vinci, scale e tappeti mobili al punto di ritrovo dell?ORP: sono le 7:20. Semplice no? Del Guinness, comunque, parliamo al ritorno.
Il nostro vescovo mons. Lino Fumagalli, ci dà il benvenuto e ci presenta il nostro animatore laico: Luca, nelle mani del quale rimettiamo gli orari di 8 giorni (consecutivi) della nostra vita: siamo nel pieno della profezia sopra citata.
Saltiamo a piè pari le procedure d?imbarco, ancora più strane in quanto consentite, e applicate, sul territorio nazionale del nostro popolo privo, proprio per le sue profonde radici religiose, della cultura dell?autoesplosione. Ma così è e cosi sia o, meglio (anzi, peggio), così è stato.
Dopo un piacevole viaggio tocchiamo finalmente la Terra Santa, accolti da Màjet che ci mette a disposizione il pullman, condotto da Khàder, mussulmano atipico, tranquillo, disteso, un vero amico che si farà in quattro per esaudire e risolvere ogni nostro desiderio e problema. Per essere cristiano, come gli dirà spesso Luca, manca solo la professione di fede.
A Nazareth ci sistemiamo nell?albergo Casa Nova gestito dai francescani, ai quali è riconducibile l?esercizio di tutte le istituzioni cristiane che incontreremo in Terra Santa: garanzia di rigore e di puntualità. L?albergo non è, e non può esserlo, a cinque stelle, ma calda e totale è la disponibilità.
In una due giorni di spiritualità inusitatamente frenetica quanto gradita visitiamo, nella nuova basilica dell?Annunciazione, la grotta testimone dell?evento che ha promosso il cambiamento della storia del mondo, in un?atmosfera di misticismo palpabile, mentre i nostri piedi cominciano a sollevarsi di qualche millimetro dal suolo; visitiamo quindi, anche se in sequenza non strettamente cronologica, la chiesa sulla casa di Giuseppe, il santuario della Trasfigurazione al monte Tabor, il monte delle Beatitudini, Tabga e Cafarnao con il santuario a barca sulla casa di Pietro, il lago di Tiberiade che attraversiamo in battello.
Durante questo piccolo pellegrinaggio nel pellegrinaggio, il nostro vescovo dorme, verso poppa, ma senza cuscino… Potenza dell?ORP, a metà strada il lago s?increspa, onda sempre più alta che pian piano si allunga, il battello la sente, qualcuno propone di svegliare il vescovo prima che si cominci a imbarcare acqua… ma la storia non si cambia su due piedi (oltretutto semilevitanti), la ?tempesta? si placa, il vescovo può continuare a [fingere di] dormire fino al kibbutz translacuale, comunità autosufficiente dove consumiamo un pasto locale, genuino e gustoso, in ambiente piacevole e accogliente.
Sulla via del ritorno, una significativa sosta al fiume Giordano, dove il nostro vescovo benedice con ramoscelli di eucalipto intrisi di acqua del battesimo di Gesù il rinnovo delle nostre promesse battesimali, celebrazione breve e intensa. Ho volutamente differito la sosta di sabato a Cana: nella chiesa contigua ai luoghi del miracolo di quelle nozze, il vescovo ha voluto benedire anche il rinnovo delle promesse matrimoniali delle coppie presenti e quindi della nostra, Manuela e Giorgio; evento particolarmente emozionante per noi che a metà febbraio, proprio in questi giorni, festeggiamo l?anniversario, quest?anno il 35simo. La ricorrenza, accostata al 71esimo compleanno di mons.Lino, viene ricordata la sera di domenica 15 con i rituali soffi sulle candeline e i calici levati, dopo ?l?ultima cena? a Nazareth. Insieme a qualche altro millimetro sotto le scarpe di ciascuno, si avverte sempre più l?atmosfera familiare, collante spirituale che, riempiendo il vuoto sotto le nostre suole, attrae gli uni agli altri, non solo a tavola dove dietro suggerimento di Luca ruotiamo sistematicamente i posti dei commensali, ma anche sul pullman.
Lunedì 16, durante il trasferimento a Gerusalemme, brevi soste a Gerico – per acquisti che i mercanti locali meritano davvero, se non per la convenienza o per la qualità, peraltro non indifferente, per le rarissime occasioni di esercitare il loro onesto lavoro anche a causa delle nostre ingiustificate apprensioni – e nel deserto della Giudea dove, sempre su consiglio di Luca (48esimo viaggio in Terra Santa, e si vede… e si sente), ciascuno di noi si ferma a contemplare in completa solitudine il pezzo di cielo che lo sovrasta; unico inconveniente la tirannia del tempo. L?arrivo al Casa Nova di Gerusalemme è un po? lo specchio di quello a Nazareth.
Con tempi di permanenza raddoppiati, ma sempre con il sistema della rapida successione non necessariamente cronologica, ricordiamo la visita al santuario della Visitazione di Ain Karem, alle basiliche dell?Agonia e del Gallicantu, al monte Sion, alla cappella del Cenacolo, alla chiesa della Dormizione, al monte degli Ulivi, alle cappelle del Pater Noster e del Dominus flevit, al Getsemani, alle basiliche dell?Agonia, della Risurrezione, dell?Ascensione, alla tomba di Maria, alla chiesa di s.Anna, alla piscina probatica, al muro del Tempio (impropriamente definito del Pianto). Tra le celebrazioni eucaristiche, riferimento fisso e atteso delle nostre giornate, particolarmente toccanti le cerimonie, conclusiva della Via Crucis celebrata nelle viuzze del shuk del quartiere arabo sotto l?albergo, e quelle nella Mangiatoia della Natività e nel Santo Sepolcro (nella foto qui sotto). Sensazioni di paradiso sulla terra.
Memorabili, parlo sempre prevalentemente ma non esclusivamente di spiritualità, le escursioni al mar Morto e a Qumran, quest?ultima località dotata, oltre che di un civettuolo mercato complementare al kibbutz, ottimo come il pasto consumatovi, di un?area archeologica perfettamente attrezzata con annessa sala proiezioni dagli impressionanti filmati. Mi riferisco, infine, a Betlemme, sulla quale avremo occasione di tornare per aspetti diversi che ci hanno colpito, e alla visita al campo dei Pastori, dove padre Michele lamenta vivacemente l?abbandono che lo ha colpito in ogni senso, anche nei pesanti lavori di scavo, alla basilica della Natività, alla grotta di san Girolamo.

I continua

Giorgio.

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La speranza non costa niente

19 Settembre 2006 8 commenti


Siamo tutti fratelli in Abramo, figli dello stesso Dio.
Cosa, o chi, ci ha poi così profondamente diversificato?
Eh, sì, perché non si possono ignorare le profonde differenze tra Khomeini / Khamenei, con Moshè Dayan / Sharon-Olmert, fino a De Gasperi / Prodi.
Inutile negarlo: il rispetto della vita, propria e altrui che, magari attraverso dialoghi e contrapposizioni talvolta aspri, c?è nel mondo cristiano, è sconosciuto sia agli israeliani che ai musulmani.
Non è vero, allora, che Cristo è morto di freddo: la Croce ha lasciato un segno indelebile.
Nata come scandalo per gli ebrei, follia per i pagani, poi stoltezza (espressione che Paolo – 1 Cor, 1, 23 – aveva già riservato proprio ai pagani) per i musulmani, è oggi segno di democrazia reale, sostanziale, nell?amore di se stesso, fonte necessaria di quello del prossimo, fino a quello per il nemico, comandamento nuovo della nostra fede neotestamentaria.
E? a noi sconosciuta la violenza nei confronti del contraddittore, dell?avversario, del diverso, che trova, invece, legittimazione, anche a livello internazionale addirittura da parte della c.d. più grande democrazia del mondo, che sorprendiamo ad esportare a cannonate i propri modelli di amore e di vita, trucidando imparzialmente alleati e avversari, promuovendo missioni di pace in tuta mimetica, giubbotto antiproiettile, elmetto e fucile mitragliatore con il colpo in canna.
A noi sconosciuta è anche la violenza fatta sistema di contestazione, spregio fondamentalista della vita propria e altrui, alla base delle religioni di stato e delle guerre di religione, che imperversano nel mondo dopo la seconda metà del VII secolo.
In questo enorme equivoco di pace e democrazia, che uccide civili inermi e distrugge scuole e ospedali, si inquadra la strumentalizzazione della violenza contro la pace, dell?odio contro l?amore, di Khamenei contro Benedetto.
Alimentata, se non fondata, da improvvide dichiarazioni interne di chi, astenendosi dal dire la propria, insiste nel rinfacciare a controparte di non averla detta.
Se non siamo alla ricerca di altri martiri, dopo il richiamo a Teheran dell?ambasciatore Javad Faridzadeh, mi affretterei ad ascoltare, a lungo, in Vaticano cos?ha da riferire mons. Angelo Mottola.
Se mi è consentita una reminiscenza di carattere personale, premesso che sono sempre stato amante della storia e della sua antesignana immediata, la cronaca, ricordo bene le recenti vicende persiane: il porto di Bandar Abbas è stato costruito da Condotte d’Acqua (Gruppo IRI-Italstat) quando ero responsabile degli affari legali della capogruppo. Ho partecipato attivamente all’elaborazione dell’offerta prima e del contratto poi. Conosco le ‘durezze’ tipiche delle amministrazioni locali, indipendentemente dal regime, imperiale o khomeinista, vigente: mi sono capitati entrambi.
Non mi sognerei mai di offendere dei popoli, ma esprimere chiaramente la mia sui regimi, sì, a qualunque costo personale.
Sono stato in Israele, ho letto qualcosa (anche il Corano che, nonostante certi pareri, non posso credere sconosciuto al nostro Pontefice) sull’Islam e sull’ebraismo: non ho inventato io né il jihad, né il sionismo, né la diaspora, né il nuovo Israele all’interno delle mura palestinesi.
E’ un fatto che gli israeliani, come i loro protettori a stelle e strisce, non hanno nel dialogo e nell?ascolto la caratteristica prima della loro strategia di politica estera.
Il ricorso alla violenza per l?affermazione delle proprie convinzioni è mezzo a fine di quasi tutti i paesi extrawesteuropei.
In più, dovunque ci sia una guerra di religione, come ai tempi delle nostre crociate, c’è violenza ben al di sopra delle righe.
Le motivazioni storiche funzionano fino al raggiungimento di un nuovo equilibrio, dopo diventano alibi.
Ho appena letto, in argomento, l?apertura di Ahmadinejad ad una interpretazione ?benevola? della querelle Benedetto XVI / Islam che, se non legata alla disponibilità manifestata nella conferenza stampa di Caracas a trattare nuove condizioni sul nucleare, è davvero una buona notizia (in greco, vangelo… ).

Giorgio.

Riferimenti: Un quotidiano online aggiornato e democratico

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Quel parroco di campagna

4 Settembre 2006 20 commenti


Ultimi scampoli di un?estate complessivamente clemente: detto da me, che soffro il caldo come un ghiacciolo, è grande complimento.
Il blog di Federico, anche mio di adozione, è ancora in pausa, non certo di riflessione, quanto di clamore, il chiasso del nostro amato Giovanni Paolo. Una pausa utile ad allontanare, speriamo, qualche sanguisuga.
Mi è tornata in mente, allora, una vecchia storia che con quella di Fede non ha niente a che spartire, salvo un particolare, di importanza… vitale: la morte prematura.
Ci è stato assegnato parroco nel 1995, mi pare avesse 36 anni: un giovanottone alto, rosso, bello, un cristo (perdonami Gesù, l?ho scritto minuscolo? ).
E? stato uno dei primi articoli (11 luglio 2005) di questo blog, aperto da quattro giorni. Non ci conoscevamo con nessuno di voi, che ho trascurato per oltre tre mesi.
Non ebbe alcun commento: il solo glielo feci io, intenerito dalla sua ?solitudine negletta?… in coda riporterò anche quello.

Voglio raccontarvi la storia di un mio amico, parroco solo per due anni.
Poi, dopo una vacanza estiva di non più di due settimane, le chiacchiere lo dilaniarono, lo distrussero.
Venne ritirato dalla circolazione, come un veicolo inquinante, con una motivazione che accentuava il sapore della condanna: troppe occupazioni, incompatibili con la destinazione diocesana a tempo pieno.
PASQUA 1995
Ansia cupa / alle sette della sera. / Crucifige! / Mentre la mazza si accanisce / sul chiodo che penetra la mano benedicente, / lo sguardo del pastore vaga / attonito, / incredulo, / dall?una all?altra delle sue pecore. / Bestie feroci, / esse mirano esultanti / il sangue che sprizza impetuoso; / sature, ebbre di gioia / fissano, ora, placate, / il sangue sgorgare copioso. / Ritta la croce. / Ignari due piccoli agnelli / leniscono, suggendo la ferita profonda, / lo spirito oltraggiato; / si avventano uno, due, tre montoni infuriati / lasciandone brandelli inermi ai tuoi piedi trafitti. / Il sommo sacerdote / che osserva annoiato, / non si è concesso neanche l?alibi di un barabba: / Cristo è inutilmente morto di freddo. / Ahi quanto ottuso il castigo curiale / che per sembiante di orgoglio veniale, / priva il tuo gregge del faro vitale. / Addio pastore: / i mercanti ti hanno scacciato dal tempio / dove adesso bivaccano con la tua giuda, / che non si è impiccata.

Dopo un paio di anni, allo spirare del secolo e del millennio, alla fine degli anni ’90, una sera una telefonata: “Ciao Giorgio, hai saputo?”. “Sì”. “Sei rimasto sorpreso?”. “Molto di più. Direi sconvolto” osservai con tono di rimprovero e di rammarico, ma per me… “c’era del vero in quello che si diceva, allora.” Il sacerdote aveva “lasciato l’abito”, come si dice nel nostro linguaggio ipocrita del “passare a miglior vita” o del “male incurabile”, e altre amenità del genere. “Voglio cambiare le cose sull’obbligo del celibato ecclesiastico”. “Le cose si cambiano dal di dentro” affermai implacabile con sentenza definitiva. Non ci siamo più rivisti. Né sentiti.
AGONIA 2004
Triste, questo mese dei morti… / più triste. / Allo spirare della sua prima settimana ci hai lasciato, / fratello padre, / dopo nove anni di agonia, / sintomo dell?ergastolo crudele che ti abbiamo inflitto, / nell?auspicio di toglierti al più presto / dall?orizzonte delle nostre coscienze: / strette di mano ipocrite, / abbracci odiosi, / baci di giuda, / parole, sguardi, commenti ignobili; / quando non anche l?assenza, / l?ignoranza, / l?abbandono, / frutti sempre di un giudizio affrettato, tracotante, superbo. / Abbiamo tentato di crocifiggerti di nuovo, / inferociti per la resistenza del tuo fisico integro… / come il tuo animo, / mendicante affetto, conforto, sostegno, / che ha ricevuto nell?indifferenza il trattamento più benevolo. / A te, che se non condivisione, chiedevi almeno amore, / il migliore di noi ha offerto compassione, paternalismo: / ?Digli che venga a casa mia, gli voglio parlare?. / Sparito il sommo sacerdote in un ostello ciociaro; / dopo di lui l?oblio. / Quintali di roccia ti abbiamo infine rovesciato sul petto. / Questa volta ce l?abbiamo fatta: / ti abbiamo spaccato il cuore. / A Dio pastore, / voce conciliante degli spiriti nostri, / che abbiamo voluto leggere in negativo, / per essere tanto peggiori di te. / Il Signore, che ti ha preso in un momento di grazia, / ti trattenga accanto a Sé, / per la nostra salvezza, perché tu, nostro tutore, / interceda finché diventi finalmente di carne / il nostro cuore di pietra. / Poteva andare in un altro modo, fratello padre. / Nostra culpa. / Perdonaci.

Pregate per me.
Ciao a tutti. Giorgio.
I commenti all?articolo
Giorgio [Martedì 2 agosto 2005 ore 16:00:07]
Quando nella partita di basket della domenica qualcuno di noi non segnava neanche un punto, l’indomani sul “Corriere dello Sport” il nostro nome, nelle formazioni in campo, era seguito dalla virgola invece che da un numero (i punti segnati).
Bene, amico mio. “Il parroco di campagna” mestamente seguito da una virgola mi mette tristezza…
Gloria a te, fratello padre. Prega per noi.
Giorgio.

Una vita irregolare con una donna sposata, dopo la dispensa, quella regolarmente conseguita, 45 anni, tanto ancora da dare oltre all?almeno altrettanto già dato, tutto da ricevere. Anche lui è volato lassù, giudicato senza scampo, condannato e giustiziato da noi tutti che, certi di essere senza peccato, abbiamo scagliato insieme la prima e l?ultima pietra.
Non sarebbe corretto pubblicare una sua foto, che fa parte dell?intimità di altri, di quei pochi che, forse, lo hanno amato davvero.

Ne metto un?altra di Federico, per non dimenticare quello che è successo quasi un anno fa, il 25 settembre, una ricorrenza che deve entrare a far parte della nostra vita, del nostro inconscio, perché quel guaio non accada mai più.
Quest?anno la celebreremo sabato 23 settembre: chi può, venga a Ferrara a stringersi affettuosamente intorno a Patrizia, Lino, Stefano, Franco e Donatella, assoggettati a una prova inaccettabile.
Sul loro blog, che potete cliccare qui in fondo, troverete, nei giorni a venire, tutti i particolari, con siti e orari.

Siete sempre tutti nel mio cuore.
Giorgio.

Riferimenti: Il blog di Federico, con Patrizia, Lino e Stefano

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