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Archivio Aprile 2006

Federico, figlio di tutti noi

26 Aprile 2006 28 commenti


Tutti i miei amici sanno, ormai, di Federico, giovane diciottenne ferrarese spento a seguito di un incontro con la polizia all?alba del 25 settembre 2005.
Il tempo che passa, invano purtroppo, può contribuire ad allentare la tensione, non ad attenuare l?ansia, l?angoscia di sapere come e perché.
No, non aspettatevi una diagnosi per questa sintomatologia cronica, tipica di un paese come il nostro, dove la giustizia è ormai diventata un?optional, come tale casuale.
Il responsabile di quella giustizia, il ministro, con il suo presidente, grazie a Dio ex, dicono che è corrotta: figuriamoci coloro che, non potendosi buttare in politica per evitarla, sono costretti a subirla.
Qui a Roma, dei ragazzi straordinari si sono affratellati con i coetanei ferraresi, costituendo la sezione romana del ?COMITATO VERITA? PER ALDRO? ed hanno testè programmato un evento eccezionale, che trascrivo così come annunciato nel blog di Federico, clicckabile qui sotto, sopra la foto.

VENERDI’ 19 MAGGIO IL COMITATO ROMANO ORGANIZZERA’ UN SIT-IN/FIACCOLATA IN PIAZZA SANTA MARIA IN TRASTEVERE A PARTIRE DALLE ORE 21:00. E’ PREVISTA LA VISIONE DEL FILMATO “NIENTE DA NASCONDERE”.
Scritto da: nicoletta | 25/04/06 a 21:33

Per espressa volontà della famiglia Aldrovandi, siamo impegnati ad astenerci da:
- bandiere riconducibili a qualsiasi formazione politica, compresa quella della PACE, che ci permettiamo di dare per scontata;
- cori, urla, fischi ed imprecazioni;
- slogan ed insulti contro la Polizia di Stato, le forze dell’Ordine e le istituzioni in genere.
Non si tratta di una pesante rinuncia, ma di una doverosa testimonianza di civiltà
.

Sono certo che ci saremo tutti.
Giorgio.

Riferimenti: Da Fede, con Patrizia, Lino e Stefano

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Eutanasia

16 Aprile 2006 29 commenti


Il brano del Vangelo sul chicco di grano, che solo se muore dà molto frutto, oltre che processo naturale, è metafora della vita di Cristo, che ha offerto in sacrificio la propria per la redenzione e la salvezza di tutti noi.
Don Rocco, che ho spesso definito prete illuminato, uomo come noi, particolarmente abile a leggere e a trasferire la Scrittura nella vita di tutti i giorni, ha mirabilmente legato questo passo alla malattia, alla sofferenza e, infine, all?eutanasia.
Eutanasia è una parola composta di origine greca che significa buona morte, come fatto, non come augurio.
E ci tornano in mente tutti quei paesi ?progrediti?, dove il materialismo ha seppellito i valori dei nostri avi, ma anche dei nostri padri, per arrivare, dopo il divorzio e l?aborto, ad accelerare la morte di certi infermi, ad accompagnare, direi quasi a sospingere, soprattutto i lungodegenti, verso la soluzione finale (espressione intuitiva ma, ahimè, di hitleriana memoria). Si tratta, soprattutto, dei paesi nord-europei, ora inseguiti, con apparente invidia, dall?ex cristianissima Spagna.
So che sembra un discorso bacchettone e antifemminista: circa il primo attributo, probabilmente è così (tutti sapete che me lo dicono anche i figli), anche se sono sempre aperto a qualsiasi discussione civile, sul secondo non ci sto e vi rinvio al post Una mimosa global… pubblicato qui sotto il 9 marzo scorso.
I valori della mia adolescenza, proprio quelli che non sono riuscito a trasmettere ai miei figli – non so se migliori o peggiori di quelli attuali, difficili non solo da valutare, ma anche da individuare, definire -, erano certamente diversi. La guerra, l?incertezza del domani, la povertà, la ricostruzione, ci vedevano stretti intorno a pochi concetti essenziali: Dio, patria, famiglia, lavoro.
E? rimasto, profondamente cambiato, solo l?ultimo; tutto il resto è stato rottamato, alla pari, senza niente in cambio.
Si è detto il progresso, l?evoluzione, la parità, la libertà: tutto condito, a mio parere, dalla voglia di anarchia, da solo diritti senza doveri, dai sindacati dannofondai, dalla donna in carriera protagonista di troppi rapporti esclusivi che la distolgono dalle funzioni materne senza il beneficio dell’abdicazione, da un dio in cantina tirato a lucido per battesimi, comunioni, cresime, matrimoni e funerali e poi risistemato sotto uno straccio polveroso.
E infine, con l?autodeterminazione selvaggia, il voler decidere e programmare tutto e tutti, anche la nascita e la morte, dalla clonazione all?eutanasia.
Eccoci di nuovo all?eutanasia, la buona morte. Ma di chi?
Come sapete porto l?Eucaristia agli infermi non autosufficienti che non sono, cioè, in grado di andare a riceverla in chiesa. Ebbene, di costoro, anche se sistemati prevalentemente su un letto o su una poltrona, di quelli che mantengono un minimo di presenza a sé stessi, non ne conosco nemmeno uno che non sia piuttosto soddisfatto di andare avanti, di proseguire, di procedere nella sua vita, magari con qualche prospettiva irrealizzabile, qualche traguardo irraggiungibile davanti, ma in fondo, poi, pure rebus sic stantibus.
Certo, ci scappa qualche intolleranza, qualche incomprensione, qualche discussione anche accesa, ma emerge una sostanziale gioia di vivere, ciascuno al proprio livello.
Ma allora ?st?eutanasia che è, per chi è, in che senso?
Ed ecco il sospetto diventare realtà: sono quelli tenuti all?assistenza che non ne possono più.
I parenti, gli amici, rivendicano il diritto alla morte buona da parte del proprio assistito il quale, di regola, è sereno, tollerante, incline alla sopportazione.
Certo, può sembrare facile, addirittura qualunquista, sottovalutare l?impegno, non solo economico, ma anche e soprattutto morale, spirituale, al mantenimento di una persona bisognosa, ma nella maggior parte dei casi è proprio l?assistente che finisce col fare un pensierino all?eutanasia dell?assistito, nel senso che, paradossalmente, è colui che non soffre che aspira a essere liberato dal dolore: il malato, nella maggior parte dei casi, è animato da una grande voglia di vivere.
Naturalmente ciascuno, con i propri limiti, sorride, è riconoscente, ricorda, racconta, progetta, vive insomma e confida, ed è felice, di andare avanti il più possibile.
So di cosa parlo: mia suocera, che mi è sempre stata ?contro?, ma che amo come l?ultimo dei miei genitori, ha quasi novant?anni… fisicamente a dir poco precaria, ha spirito e testa attivissimi… secondo alcuni anche troppo. Valle a parlare di eutanasia, ma vacci con l?elmetto, il miglior casco, per quanto robusto possa apparire, potrebbe risultare, alla prova dei fatti, fragile…
Eutanasia: un?altra mancanza di valori denunciata da una definizione inadeguata.

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L’immancabile Pasqua dell’Agnello

7 Aprile 2006 30 commenti


Anche questo è un articolo pubblicato giorni fa su Blogvita: l’introduzione risente, infatti, del tema specifico sulla pena di morte del quale quel nostro forum si occupa.
Ma l’attualità dell’argomento e l’assenza di molti degli amici di questo giro con i quali, pure, mi piacerebbe confrontarmi, mi hanno indotto a ‘trasportarlo’ anche qui.

[Da 'blogvita.blog.tiscali.it' - Martedi 14 Marzo 2006 ore 17:07:11]
Tempo di Quaresima. Ci prepariamo alla ricorrente settimana di Passione, con la morte e la risurrezione di Cristo.
Mi sono chiesto se questo fatto, avvenuto quasi duemila anni fa, potesse avere una qualche attinenza con il nostro blog, con la sua lotta dichiarata quanto, per ora, inutile, disperata, alla pena di morte.
Bene, mi sembra proprio di sì.
Ancorché in alcuni ambienti si continui ad accreditare, almeno con i fatti, la convinzione che Cristo sia morto di freddo, gli storici, e anche i seguaci di altre religioni, ritengono dimostrato che Egli sia stato condannato a morte dai Romani, pressati dagli Ebrei, e quindi crocifisso e ucciso.
Innalzato sulla croce, come aveva annunciato, ha attirato a Sé le moltitudini che, nonostante i duemila anni trascorsi, ancora ne parlano, facendo di Lui, da un punto di vista del tutto laico, il condannato a morte più famoso della storia passata, presente e, verosimilmente, futura.
Proprio l?oggetto di questo nostro forum mi ha allora suggerito l?idea di una discussione su un argomento astratto, su un?esercitazione dialettica dai risvolti imprevedibili, su una soluzione ormai impossibile: ma questa storia poteva andare diversamente?
Ed è proprio indispensabile che la sua memoria, troppo sentita per essere solo una celebrazione, si rinnovi ogni anno con tanto realismo da ?sembrare? vera, si perpetui ogni giorno migliaia di volte nelle chiese di tutto il mondo?
E ho messo giù questo corsivo.

Utopia di una salvezza diversa
Vangelo,
buona novella, vita di Cristo,
il paradosso della necessità di condensare,
in dodici mesi troppo brevi,
la vita sulla terra dell?uomo Dio,
fratello nostro divino.
Trentatré anni ristretti
in tre, quattro mesi impietosamente veloci.
Fallisce così ogni anno la stessa missione,
promossa nella notte della bontà, della gioia,
della tenerezza, dell?amore.
Nella notte magica del Natale
un Bimbo è disceso quaggiù,
per il ricorrente disegno di redenzione e di salvezza
di tutti i suoi fratelli, puniti dal Padre suo e loro.
Un Bimbo, diventato Uomo troppo in fretta,
per sottoscrivere nel suo sangue un nuovo patto con essi,
la croce.
Scandalo per gli ebrei,
follia per i romani,
stoltezza per i musulmani.
Notte magica, notte tragica nel buio del meriggio.
Fallisce il tentativo di salvare la vita di Cristo.
Fallisce il tentativo di acquisire nel calice della nuova alleanza
le poche gocce del sangue della circoncisione
in luogo di quello copioso, di tutto il suo sangue, versato sul Calvario.
Fallisce il tentativo di cambiare la storia del mondo.
Fallisce perché l?uomo è nemico dell?uomo,
perché non ama il prossimo suo,
che non è solo lontano da casa,
ma comincia da se stesso, ?proximus?, il più vicino,
il più facile, e il più emblematico, da amare.
Prosegue con i suoi cari, domestici:
solo dopo il suo amore, temprato,
matura per il volontariato di esportazione.
Fallisce perché tutti i suoi appelli rimangono lettera morta.
?Siate perfetti come perfetto è il Padre mio?.
?Padre nostro… sia fatta la tua volontà…
rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori?.
?Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te?,
e… e… e, infine, ?Ama il tuo nemico?,
comandamento nuovo,
cardine della nostra fede neotestamentaria.
Fallisce perché l?uomo pervicacemente insiste nel peccato.
Fallisce perché ogni giorno il servo del Signore,
l?uomo dei dolori annunciato dal profeta,
caricato delle nostre sofferenze,
trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità,
è costretto a subire il trattamento del Padre
come peccato in nostro favore.
Lui che, secondo le parole dell?apostolo,
non conosce peccato,
perché noi possiamo diventare, per suo mezzo, giustizia di Dio.
E allora, affinché questo annuale tentativo abbia successo,
tutti gli uomini devono liberarsi e purificarsi dal peccato,
senza più rovesciarlo, con cieca ferocia, addosso a Lui.
Fallisce perché, in presenza anche di un solo peccatore,
anche di una sola pecorella smarrita,
Egli torna alla tragica interpretazione del buon Pastore,
smentendo l?utopia di un sogno impossibile.
Se è vero che molti sono i chiamati e pochi gli eletti,
se è vero che quella porta, ancorché stretta, è semideserta,
noi continuiamo a condannarti a morte,
senza poter addebitare ad altri che a Te questo orrendo misfatto.
Perdonaci, Signore,
abbi pietà, abbi misericordia di noi,
tuoi figli e fratelli tuoi peccatori.
Mantienici, insieme al tuo,
il favore della tua e nostra Madre,
che vorrà esaudire, ultimo atto di Amore,
quella preghiera che,
spesso freddamente e inavvertitamente, ci capita di cantilenare
?? prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte’.
Amen.

Ma se nulla è cambiato, era proprio necessaria questa riflessione?
Per un vecchio giurista materialista, ma innamorato di Cristo (quasi un paradosso) come me, è sempre il momento di un memento all?Amore.
E? triste e glorioso a un tempo, proprio come la sua croce, che
Egli, non debba, né voglia diventare, ma sia, l?emblema di questo blog.
Di lassù Tu, che hai coniugato Amore e morte dopo averci spiegato che non c?è nulla di più bello che donare la propria esistenza per gli amici, conforta questi tuoi figli, e fratelli nostri anch?essi, ai quali la nostra ferocia osa togliere il tuo dono più bello – la vita – e converti le nostre menti affinché questa pena odiosa sia cancellata, ovunque e per sempre, dalle nostre leggi.
Tempo di Quaresima, tempo di conversione: illuminaci, Signore, donaci il tuo Spirito, perché questo nostro impegno possa contribuire, come una piccola, povera causa, ad un grande effetto: la sua abolizione.

In questo caso non ho nulla da aggiungere, nessun aggiornamento: anche quest’anno il tempo sta passando invano.
Giorgio.
Riferimenti: Blogvita

Tommaso e Federico: quale fine per Caino?

5 Aprile 2006 7 commenti


Vieni da papà cocco, su ‘blogvita’ non ti si è filato nessuno: in 3 giorni neanche uno straccio di commento… vieni, vieni a casa, vedrai che qualcuno che viene a tenerti compagnia, a fare due chiacchiere con te, lo troviamo…

[Da 'blogvita2.blog.tiscali.it' - domenica 2 aprile 2006 ore 18:18:45]
Continuo a girare per casa e invece vorrei scrivere, ma mi manca l?equilibrio, la serenità, è ancora l?orrore il sentimento prevalente nel mio spirito. Provo a calmarmi meditando, ma scrivendo.
Tommaso e Federico, entrambi di 18, mesi il piccolino, anni li giovanissimo ferrarese. Entrambi condannati a morte con l?aggravante
[a parer mio - ndr] dei cosiddetti futili motivi: piangeva a dirotto Tommy per la prima volta allontanato da mamma Paola, infastidiva il vicinato e resisteva ai poliziotti Federico. Condannati sul posto e trucidati.
Una differenza: i carnefici di Tommaso hanno confessato. Su verità e giustizia per l?uno e per l?altro, invece, non trovo nessuna differenza: mi sembra tutto chiaro.
Mi aspetto che anche ai genitori di Tommaso qualche giornalista più? sensibile degli altri chieda se sono propensi al perdono: sostengo da sempre che, per un corretto esercizio del loro mestiere, politici e giornalisti abbiano il dovere della disinformazione. Il perdono è un fatto personale e spirituale, afferente alla sfera del divino: tra noi poveri umani esso non può, e non deve, essere separato dal pentimento e dal proponimento di non commettere più l?atto da perdonare e, soprattutto, deve essere richiesto da chi questo atto ha compiuto a colui che ne ha subito le conseguenze. In altre parole, i giornalisti, che c?entrano? Forse c?è troppa cantilena e poca coscienza in quel ?rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori? nel quale ci imbattiamo di tanto in tanto: ma lo sappiamo che quel ?come? vale ?nella stessa misura nella quale?? Sì? No? Ma di cosa, e con chi, parliamo? Lasciamo perdere le cose più grandi di noi e continuiamo a riflettere. Il perdono gli assassini lo devono chiedere a Dio Padre, perché con i fratelli si sono tagliati i ponti dietro i tacchi delle scarpe: ma dal punto di vista spirituale, cosa sei in grado di darmi per essere perdonato, assassino di mio figlio? Mi hai tolto tutto, l?amore, la speranza, la vita. Non ti auguro la morte: è davvero troppo poco, troppo facile. Goditelo per tutta la vita, la tua vita, il frutto del tuo coraggio, in quattro armati contro uno solo e disarmato, o in due/tre adulti contro un infante terrorizzato. Dai, dai, cuor di leone, vivi, fatti i tuoi anni di galera, altro che condanna a morte, poi, se riesci a uscirne, vivi in mezzo a noi… mi torna in mente quel tal Calderoli che avrei paracadutato con la sua maglietta sotto la camicia verde, testimonianza del suo diritto (sì, sì, certo che è un tuo diritto, vai, vai? ) alla libertà di opinione, tra il consolato italiano di Bengasi e i dimostranti. A ciascuno i propri diritti.
Ora che le lacrime riescono a restare nella loro sacca, anche il cervello si va snebbiando, ma lentamente però?
Ah, sì, la condanna a morte: no, dicevamo, non se la meritano una soluzione così rapida, devono marcire nella devastazione, nella decomposizione della loro orrenda colpa. Entrambi per l?età, i secondi anche per la codardia.
E poi mi sembrerebbe di pormi al loro livello: violenza contro violenza, come Bush, come Blair, come la terza ?b?, come Saddam, come Mladic e Milosevic (?buon??anima, per la serie ?Anche le carogne muoiono?), che si accaniscono come bestie (chiedo scusa agli animali, è solo un modo, incivile, di dire) sui singoli e sulle moltitudini inermi, quando c?è un tornaconto commerciale, meno Saddam, ?religioso?.
Vorrei chiudere con una riflessione tratta dall?espressione, e dall?associazione nostra consorella presto, speriamo, gemella, ?nessuno tocchi Caino?: è proprio l?autore di delitti odiosi, truci, efferati, sanguinari, crudeli, bestiali, feroci, sadici, truculenti quel Caino al quale tutti pensiamo. L?altro, protagonista di reati discutibili, con attenuanti relative alla capacità di intendere e di volere, alla provocazione, alla legittima difesa, alla mancanza di dolo e a tutte le altre ipotesi atte a diminuire la gravità di un comportamento penalmente rilevante, quello, non lo ?tocca nessuno?.
E? proprio il primo Caino, è lui che, se vogliamo confermare la nostra scelta di civiltà, dobbiamo difendere, perché ?nessuno lo tocchi?, per quanto duro e inumano, direi quasi retorico, possa apparire, in momenti come questi, tale indirizzo.
Ed è inutile soffermarsi su pensieri come ?uno così non merita di vivere?, ?dobbiamo difendere i nostri figli?, ?vorrei vedere se avesse ammazzato il tuo?: la sua vita non ci appartiene e noi dobbiamo solo pensare, anche nostro malgrado, a difendergliela.
L?obbrobrio del suo reato appartiene, appunto, a una sfera diversa, che passa sopra le nostre teste: anche questo è il senso di quel vecchio detto romano
lex, dura lex, sed lex.
Ho optato per una foto di Paolo e Paola Onofri, la sola che ho trovato: Federico e Tommaso, cuori di nonno, sono, purtroppo, ormai ben noti a tutti.

Qualche piccolo codicillo, maturato successivamente alla prima pubblicazione.
Naturalmente il giornalista per il perdono si è trovato, eh; oh sì, anche più d’uno.
Telecamere attente sono riuscite perfino a scovare qualche lacrima, chi l’avrebbe detto, sui volti dei genitori, che non si sono chiesti se avessero pianto troppo…
Ma perché, mamma TV, se non li perdono, che mi succede, che all’inferno ci vado io?… A che, a chi serve ‘sto perdono: alla distensione, alla tolleranza, alla pacificazione?… ancora, di chi, di che?…
Ma tu, mamma TV, il manovale o i quattro assassini che non si pentono, li perdoni?… perché?… con quale scopo?… dimmelo, te ne prego, a me sfugge.
Siamo in quaresima, mamma, è il tempo giusto, quello del pentimento, del perdono, della riconciliazione, della conversione. Se non al prode Alessi, che per qualche giorno ancora resterà impegnato in galera, mamma TV vallo a chiedere al questore e al procuratore di Ferrara, o al sindacalista premiassassini se sono pentiti: quelli sono ancora a piede libero.
Dài giornalista, cuordileone anche tu, faccelo vedere adesso, lì, ‘sto diritto di cronaca…
Già il diritto di cronaca nella cronaca di un delitto.
Avete notato quanto si somiglino ‘ste due parole: una rima baciata.
Bravi ‘sti giornalisti, arguti, come dimo noi da ‘ste parti, nu’ je poi anniscònne gnente, e quanto si arrabbiano se li rimproveri di saper fare solo la TV del dolore…
Concludo con una provocazione, a margine del ‘chiuderli tutti nella stessa cella e buttare via la chiave… ‘.
No alla pena di morte, perché, abbiamo detto, la loro vita non ci appartiene. Ma dato che un Padrone in fondo, anzi in alto, lo troviamo: ‘Signore, tu puoi, ma se proprio non vuoi, fà almeno che non si pentano‘.

Giorgio.

Riferimenti: Il blog di Patrizia, Lino e Stefano

Processo subito

4 Aprile 2006 7 commenti


Per la commemorazione del primo semestre trascorso inutilmente nell?attesa di verità e giustizia per Federico, ho lasciato sui post 25 marzo e 27 marzo del blog di Patrizia, Mamma Coraggio che analizza con serena fermezza questa storia, il commento che segue, in coincidenza con la costituzione della sezione romana del Comitato Verità per Aldro.

Roma pe? Federico

Me pare che ?sto blogghe aripulìto
pozz?ann?avanti senza parolacce,
ché ?r peggio pare che se sia ?ddormìto.

E si nu? ricominci?a ?ddì fregnàcce,
visto ch?a primmavera tutto nasce,
nun potemo negà che se po? stacce.

?Sto commitato ?nfin?a Roma s?esce
pe? Federico nostro ferarese,
fijo e fratello che nun po? più cresce.

Nun cresce più, per otto mani tese
che lo gonfiorno come ?na zzampogna,
finch?er Padre pietoso so?o prese.

Nun ce volemo più grattà la rogna,
chiedem?ar Papa e a Ciampi ?n?intervento
perché ?sto Stato nun sia più ?na fogna.

Mo va ?a dico comme ma ?a sento,
Benedetto e Carletto, ché me sfizia,
primma ?a dico e poi nu? me ne pento.

Dàtece finarmente la giustizia,
nun ve chiedemo raccomannaziòni,
volemo verità, senza malizia.

Spostate ?sto processo a pennolòni
tra buscìe e li favori pe? ?n?amico
che c?hanno ?ntimorìto i testimoni.

Spòstelo ?ndo te pare: qui er lombrìco,
vestito ca ?a toga e ?r sinnacàto,
vonno dare la corp?a Federico.

Fallo stà zitto ?sto mor?ammazzàto,
faje guardà le foto ?nsanguinate
e poi passà le carte ?a u? maggistrato?,

che rieschi a capì comme so annate
le cose quer mattino maledetto
d?autunno, che cacciava via l?estate.

Patrizia, Lino e Stefano poretto,
che mò è rimasto solo comme ?n cane,
vonno campare fora da?r sospetto.

Rennète queste attese meno vane,
dàteje le certezze meritate,
fate capì anche noi, dàtec?er pane,

pane de verità, pane de fate,
che ce facci ricrède nell?ammore,
senza più rovinàcce ?ste nottate.

Patrizia, il linguaggio romanesco è un po’ colorito, ma mi sembra di aver detto le cose come stanno, senza offendere nessuno che non sia in mala fede.
Grazie e un abbraccio affettuosissimo alla tua grande famiglia che è nei cuori di tutti noi, compreso Federico, che ci piace ora contemplare a spasso per l’Eden con la manina di Tommaso nella sua.
Grazie anche a Roby Bern che mi ha coinvolto, con pazienza e lungimiranza, in questa sua splendida iniziativa Un post al giorno finchè giustizia sarà fatta, volano spirituale delle nostre coscienze. Questione di civiltà, di fede, di amore.

Giorgio.

Logo elaborato da GenteCattiva, che ne ha generosamente consentito l’utilizzo

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Giovanni Paolo, un anno dopo

2 Aprile 2006 151 commenti


Oggi è il giorno dell?orrore, il giorno nel quale, a quello di Federico, si è aggiunto quello di Tommaso: in questo giorno tragico, nel quale la seconda luce è stata barbaramente spenta sulla terra, due nuove stelle brillano lassù, nel cielo.

Oggi è anche la ricorrenza del primo anniversario della scomparsa di Giovanni Paolo.
Vi ripropongo, in proposito, il mio esordio in questo blog, con due corsivi scritti in occasione della sua morte e, qualche giorno dopo, del suo funerale e pubblicati, quanta inesperienza, a venti minuti di distanza l?uno dall?altro, l?8 luglio 2005. Complessivamente, tre commenti: mastro Bera, che il giorno prima mi aveva introdotto nella virtualità, e due volte Mauro, il ?rimpianto?.

Di vita in vita
Nella prima serata del secondo giorno del mese di aprile / hai portato a compimento il tuo cammino, / accompagnato dai tuoi giovani / che, discreti, si sono compostamente fermati sulla porta / del Paradiso. / Hanno, anch’essi, portato a compimento la tua veglia, / santo padre, cantando e pregando, / con quella sorta di chiasso che hai sempre cercato e voluto, / orante e cantante in mezzo a loro. / Di lassù, ora, padre santo, / veglia tu su di loro, / e su tutti noi, giovani, adulti, anziani e malati, / senza distinzione di sesso, religione e colore della pelle, / come ci hai sempre mostrato quaggiù. / Intercedi per noi faccia a faccia con l’eterno Padre, / perchè nella sua misericordia ti conceda / di proseguire la tua catechesi fondata sull’esempio / e sugli evangelici “molti” valori che ti sei impegnato a trasmetterci, / ad onta della nostra fiera resistenza. / Tu che hai saputo trasformare la sofferenza / in uno straordinario veicolo di pace e di amore, / indirizza e guida ancora la nostra dura cervice / nella ricerca instancabile di questi due vessilli, / che hai sventolato in ogni paese del mondo, / specialmente in quelli ricchi e potenti, / durante tutto l’arco del tuo pontificato, / illuminato e illuminante. / Ottieni che il nostro spirito si converta / al conforto fisico e spirituale / del povero, dell’emarginato e dell’oppresso, / dell’affamato e dell’infermo, / affinché tutti insieme come veri fratelli, / figli dello stesso Padre, / possiamo infine incamminarci, nella tua sequela, / verso la Gerusalemme celeste, / casa di Dio, ora tua, / domani anche nostra. / Preghiamo adesso che il Signore voglia ispirare la Chiesa istituto che ci hai lasciato, / perché ti collochi al più presto nel posto che ti compete sugli altari, / come tu hai mostrato tante volte di saper fare. / Non nell’interesse dei santi tuoi predecessori, / ma di noi poveri peccatori che, con un riferimento caro e noto per le nostre preghiere, / non smarriamo la retta via nelle insidie del mondo. / Amen.

Non abbiate paura
Dopo che il vento ha ripetutamente svolto e riavvolto / la parola del Salvatore ferma sopra di te, sul tuo stemma mariano, / la cassa di cipresso è rientrata nella basilica vaticana, padre santo. / L’orfano ha provato una nuova sensazione di sconforto, di abbandono: / tutti ci siamo sentiti un po’ più soli. / In chi non è riuscito a renderti l’estremo saluto è rimasto il cruccio / dei tanti posti vuoti nella Sala Clementina / e nella sommità di Piazza San Pietro. / Poi, proprio il tuo invito sereno a non avere paura della morte, / passaggio di vita in vita, / ha limitato la nostra riflessione / su ciò che di buono e di positivo ci hai lasciato: / ecco i semi di bontà, oggi foreste di pace e di amore, / dispensati nei tuoi pellegrinaggi in tutto il mondo, / simbolo del rispetto dell’ambiente, da te sempre invocato. / Restituito al fisico il vigore del nostro spirito tranquillo, / vogliamo ora scuoterti dalle braccia del Signore, / tra le quali hai trovato infine riposo, / con il chiasso dei tuoi giovani a te sempre gradito. / Vogliamo che tu, nuovo apostolo delle genti, / e il Padre nostro che è nei cieli, / vi affacciate ad ascoltare i Pater, Ave e Gloria strillati a squarciagola / da giovani, adulti, anziani, poveri, emarginati e infermi. / Gridiamo perché lo Spirito Santo scenda nella Cappella Sistina, / novello Cenacolo, a illuminare gli uomini del conclave / che scelgano in fretta, senza compromessi, / il tuo successore nel più disponibile a proseguire il tuo apostolato, / PAPA GRANDE, / e che, papa a sua volta, ti faccia SANTO SUBITO, / per dare un riferimento affezionato e affettuoso alle nostre preghiere. / Almeno un miracolo lo hai già fatto, santo padre: / uno dei tuoi giovani ha riferito, dal Circo Massimo, / di aver incontrato su Internet tanti suoi coetanei non credenti, / convertiti in occasione di questo evento. / Dopo il primo commento che, alla romana, suona / “peccato, se sò persi er mejo”, / vengono in mente le parole a Tommaso di Gesù risorto / “…beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”. / Di lassù, padre santo, prega per noi / perchè non abbiamo paura di credere, / perchè non abbiamo paura / di proseguire il cammino che ci hai insegnato, / perchè non abbiamo paura di amare. / Amen.

Sono un convinto ammiratore di Benedetto XVI, pontefice ?in scia?, e comunque teologo sopraffino di suo (capace, tra l?altro, di parlare, da prete vicario di Cristo, senza peli sulla lingua, di amore e di sesso fuori dal confessionale e, anzi, in un?enciclica), che ha già avviato il procedimento per la canonizzazione del nostro papa più amato: gli auspici si vanno compiendo…
Giorgio.

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Una scelta… politica

1 Aprile 2006 3 commenti


Come hanno potuto notare gli amici passati di qui in questi ultimi giorni, il 28 marzo ho pubblicato un post intitolato Il cieco e il pubblicitario… tratto da un articolo che mi aveva colpito scorrendo il quindicinale del Movimento dei focolari Città nuova.
Ho voluto sottolineare, in particolare, il legame tra la primavera, quale veicolo del pubblicitario, e i suoi incroci possibili con la fede e l?amore.
Sono quindi passato, subito dopo la Via Crucis parrocchiale di venerdì 31 marzo, a commentare una preghiera di madre Teresa, che ho eletto a mia patrona, insieme a Padre Pio, mio primo padre spirituale, Maria Goretti e Giovanni Paolo.
Entrato, dopo la pubblicazione di quest?ultimo articolo, sull?home page di Tiscali.Blog, che ti trovo tra i selezionati?
Per non privarvi della sorpresa, ve la incollo quella sezione di pagina (ho preparato questo articolo su Word, dove sono riuscito a comporre il frammento del paginone centrale di Tiscali come l?originale… non oso pensare a cosa verrà fuori in sede di pubblicazione… io sono scarsetto, ma anche il nostro ospite, quanto a tecnologia disponibile, te lo raccomando… ).

Tiscali.Blog
selezionati per voi
La primavera… postato da Elisa su Elisa: una storia che vale… [venerdì 31 marzo 2006 ore 09:11:31]
Un giorno, un uomo non vedente stava seduto sui gradini di un edificio con un cappello ai suoi piedi ed un cartello… »

Appunto, come volevasi dimostrare, quanto alla forma, tutto alle ortiche.
Nel merito, a parte la buona fede di Elisa, certamente capitata, senza sospetti, alla mia stessa fonte (oh, Elì, lascia perdere madre Teresa però, sennò qualche dubbio mi viene, eh… ), come la mettiamo per il resto, che mi ha indotto a commentarmi da solo come segue il post successivo, alle ore 00.26.19 di stamane?…
Per chi si avventura tra queste righe, segnalo un curioso aneddoto. 3/4 giorni fa ho postato la storia del pubblicitario e del cieco, legata alla primavera e, secondo me, anche alla fede e all’amore… Oggi Elisa, ha pubblicato la stessa storia su ‘http://una_storia_che_vale.blog.tiscali.it’. Il suo post è finito su ‘selezionati per voi’. Meglio tardi che mai vecchi marpioni di Tiscali.Blog. Giorgio.
E insomma, mt.1,90 x kg.104,… non proprio invisibile (boutade), né il mio articolo – identico a quello di Elisa (visto che il nostro ospite non gradisce che lo inserisca nei ‘Riferimenti’, lo metto qui ‘http://una_storia_che_vale.blog.tiscali.it’), salva qualche considerazione di tipo spirituale che non contiene davvero valutazioni di alcun genere, e tanto meno negative, sul governo o sulla maggioranza – sembra giustificare questa censura… e così ho pensato di andare a farmi benedire, visto che anche il periodo quaresimale sembra propizio… ma certo anche una bella spintarella politica…
Chissà… ma sì, facciamo così… che ne dite?
Oh, non mi abbandonate madre Teresa per questa che, in fondo, resta una battutina, mi raccomando.
Giorgio.

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