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Archivio Ottobre 2005

Un tappeto senza rovescio

25 Ottobre 2005 32 commenti

Mi riferisco al tappeto di Bera05, fraterno amico.
Al suo post non c’è un mio commento. Per me, abituato a girare per quelli degli amici, prima che sul mio blog (un paio di volte mi sono dovuto scusare [una volta proprio con Mauro61, che del tappeto è causa] per aver lasciato un commento che non teneva conto di quello lasciato a me dal mio interlocutore), è inconsueto. Mi piace, proprio con gli amici, ma anche in generale, lasciare traccia del mio passaggio, ovviamente quando c’è tempo. Mi sembra comportamento, oltre che amichevole, di buon senso, di buon gusto.
Bene. Perché non c’è ‘sto commento?
Ma perché ogni volta che ero lì a premere il pulsante, il comando al dito dal cervello non partiva… e non è partito. Oggi ho capito: non lo condividevo.
Ben sapendo che nessuno più di Berardo sarà lieto di questa diversità di opinioni (lo siamo tutti, chiediamo solo civiltà nel confronto), ripartiamo dal succo della sua tesi.
Quando si guarda il rovescio di un tappeto si vedono solo i nodi, gli intrecci ecc. ed il tutto non è bello a vedersi; quando poi si guarda il davanti se ne può ammirare la bellezza del bellissimo disegno armonico e colorato.
Se trasportiamo questa immagine a noi, possiamo constatare i dolori, gli errori, le angosce, le paure come il rovescio del tappeto. Se ci poniamo nei confronti delle persone e degli avvenimenti con atteggiamento di accoglienza, di disponibilità, se cerchiamo di superare le avversità, i problemi, non fermandoci a quello che appare al momento, ma cercando in ogni cosa quello che può servire al nostro vivere, ecco che, così facendo, componiamo un disegno armonico e colorato che gli altri vedranno in noi (il davanti del tappeto)
“.
Cosa non condivido?: il retro del tappeto. Quel tappeto non ha un rovescio.
La metafora del tappeto tiene, eccome! E’ il (fronte-)retro che non va.
… i dolori, gli errori, le angosce, le paure… ” non sono il rovescio, ma il davanti del tappeto. Non tutti i tappeti sono belli da vedere; ce n’è qualcuno più brutto, o venuto male…
Tornando alla metafora, è la vita che scorre, fatta di momenti piacevoli e altri meno che, però, non possiamo cancellare, o relegare nel retro. Dobbiamo viverli, perché spesso Egli ce li propone come prova, come quella piccola croce, sembiante della sua che ci chiede di prendere su e portare insieme a Lui, in vista di un compenso grande… eterno.
Quando il mare grosso sarà tornato calmo, il tappeto brutto lo potremo riporre in soffitta senza dimenticarlo (historia magistra vitae) e al suo posto metteremo quello nuovo, diverso, un altro tappeto, non il davanti dell’altro…
La nostra vita è fatta di alti e bassi, bello e brutto, buono e cattivo. Dobbiamo vivere con parì dignità ogni suo momento, senza nasconderci dietro l’alibi del dritto o del rovescio, sapendo che il Padre, il Figlio e la striscia di Amore che li unisce, lo Spirito, sono accanto a noi per aiutarci a superare gli ostacoli, che non saranno mai oltre la nostra portata.
Un grandissimo abbraccio a Berardo e a Mauro (come si fa a dire muse?… ), musi ispiratori.
Giorgio.

Il corpo di Cristo

22 Ottobre 2005 18 commenti

Mi piace condividere, nel rispetto di un suggerimento pluriamicale di contenimento… dello spazio, il secondo tempo di un’esperienza recente.
Venerdì scorso sono tornato con Manuela, la mia ragazza (37 meravigiliosi anni di matrimonio il giorno dopo il prossimo S.Valentino), tre anni prima di me ministro straordinario dell’Eucaristia, nella casa di riposo che sabato 1.10 introducevo così…
è una grande soddisfazione poter leggere, se non sempre nelle parole, spesso non parlano, non sentono, se non sempre nei gesti, talvolta non si muovono, quasi sempre negli occhi [sto parlando degli ospiti di quelle strutture... - n.d.r.], la gioia di incontrarti, la riconoscenza per Colui che gli porti, una bella spinta di serenità, di condivisione, in fondo di amicizia, il contrario, in questi ambienti, della solitudine, loro compagna consueta‘.
Con Don Rocco siamo rimasti d’intesa che il primo sabato lui celebra la Messa e dopo una quindicina di giorni noi laici portiamo la Comunione. Eh sì, le realtà della parrocchia sono tante e tutte, e tutti, hanno bisogno.
Questa volta, senza il riparo, l’alibi, della celebrazione eucaristica, il contatto è stato più diretto, più immediato.
Ragazzi miei, che strazio nel nostro spirito… in tutto 40/50 anime, molte indecifrabili… sì, tante.
Non è solo questione di età… una donna rovesciata su un fianco… addormentata… mentre chiedi all’infermiera ‘la signora la prende la Comunione?’ un voce gutturale, ma perfettamente cosciente ‘ma certo che la prendo, grazie’.
Signore, dovremo imparare, in fretta a conoscerle una per una… non dobbiamo ferirle queste anime tue…
Altri, che guardano in faccia coscientemente… poi non rispondono, o hanno le corone di denti serrate, o gli occhi all’improvviso fissi, assenti, e poi la signora con il suo orsacchiotto, l’altra con il suo ritornello della schiena…
Gesù, adesso abbiamo conosciuto chi e dove condivide le pene della tua passione.
La coscienza, nel migliore dei casi, va e viene.
A che…, Signore?
Cui prodest?
Un’alternativa, Padre nostro…

Giorgio.

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La dura legge del blog

16 Ottobre 2005 443 commenti

Lex, dura lex, sed lex“, antico spot latino dei nostri antenati romani, del quale il titolo di questo post si atteggia a fedele traduzione.
Essendo di frequentazione ancora recente (poco più di tre mesi) su questi lidi, non posso sapere tutto di tutti, e di tutto. Mi astengo, pertanto, dal tuttologare, ma una cosa è ben radicata nella mia dura cervice (ne parlavamo ieri in un commento su noi cristiani e sui nostri fratelli maggiori… ): quando pubblichi un nuovo post i precedenti sono cancellati, sprofondati, non nell’oblio, ma proprio nell’inceneritore, distrutti. L’ignoranza diventa quasi un riguardo, comunque un dovere.
Ma perché?
Mi è capitato di leggere, e spesso commentare, vecchi articoli di nuovi blogger incontrati durante le mie peregrinazioni in questo mondo virtuale. Nessuna reazione. Giorni e giorni di vana attesa. Poi, un piccolo avviso sull’ultimo post, quello “corrente”, “in esercizio”, è stato sufficiente per promuovere e sviluppare un rapporto.
Ecco amici, non capisco perché. Con tutti i dovuti distinguo e senza disturbare i classici, ma perché un vecchio giallo sconosciuto ce lo leggiamo normalmente?
Evviva il nostro maestro Berardo, il mitico Bera05, che ha linkato per noi i suoi post preferiti e se li rilegge volentieri. Anche io (i miei) e ogni volta mi viene lo sconforto a guardare le cifre insignificanti dei commenti, assolutamente inadeguate alle visite “contatorate” (vecchia osservazione di un altro mitico, Mauro61, da noi tutti condivisa e poi dimenticata… ).
Sono un vecchio giocatore di basket, ai miei tempi, di un certo livello: era molto spiacevole leggere il lunedì, sui resoconti sportivi, il mio nome seguito da una virgola, invece che da un numero… non avevo segnato. Non leggi Noone, (virgola), ma Noone X, (ossia il numero dei punti realizzati e poi la virgola). Chiaro?
Mutatis mutandis mettiamo al posto dei punti i commenti e siamo in una prospettiva oggi più familiare.
Dal 7 luglio al 16 ottobre, 102 giorni, 25 post, 3801 visite (come dice il “maestro”, la metà sono le mie, non per la gioia del contatore, ma per monitorare il blog), 126 commenti (anche qui, alcuni i miei): una miseria. Val la pena continuare a cercare di condividere? Che cosa? Con chi?…
Per completare questa assurda contabilità sono incappato in alcuni articoli a me molto cari: 2 spunti da un interessantissimo viaggio in Terra Santa in periodo non particolarmente raccomandabile 4 commenti complessivi, 2 su Papa Giovanni Paolo 3 commenti, sul mio parroco di campagna prete e uomo di eccezionale valore obiettivo inequivocabilmente desumibile dallo scritto il commento me lo sono dovuto fare da solo per non vedere “l’odiosa virgola dopo il mio cognome”, sulla zizzania mestatrice dei rapporti umani 1 commento, su alcune riflessioni circa le ricchezze e le povertà spirituali nelle case di riposo 2 commenti.
Ma allora io scrivo per me stesso: e che bisogno c’è di farlo sul blog? Non avendo mai squadernato le scatole di alcuno non ritengo di essere obiettivo di invidie o di ripicche…
Torno allora alla vecchia legge del blog. E’ necessario postare di meno?… perché tanto qualcuno che ti chieda che fine hai fatto prima o poi passa (il che fa 1 commento) e poi i saluti di giornata, di nottata, di vacanze e di we, anche se indifferenti al tuo spirito di organizzazione, di espressione e di ricerca sul quale attendi con ansia l’altrui opinione in una prospettiva di confronto civile e pedagogico, anche essi fanno numero.
Ma è questo che interessa? Raggiungere la vetta dei commenti in un assurdo auditel del blog? Oppure promuovere un confronto su argomenti in grado di smuovere la spiritualità, il desiderio di confrontarsi sulla storia e sulla politica, lo spirito critico pur se in un contesto di curiosità e di stima virtuale?
Sì, credo di aspirare a questo. Ma non a tutti i costi…

Giorgio.

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Lapo… perché?

11 Ottobre 2005 8 commenti

Il 28enne Lapo Elkann, “rampollo” di casa Agnelli, designato per raccogliere l’eredità della politica economica della famiglia torinese, è stato ricoverato in terapia intensiva nel reparto rianimazione dell’ospedale Mauriziano di Torino, per un’intossicazione dovuta a un cocktail di stupefacenti, in particolare oppio, cocaina ed eroina, secondo quanto riportato da diverse agenzie di stampa.
Essa stampa, sempre e solo a caccia di notizie negative, le sole che si vendono, ne ha subito approfittato per proporci un aggiornato elenco di modelle e attori sorpresi, in questi ultimi giorni, con il sorcio della droga in bocca.
Tralasciando i personaggi dell’effimero per tornare agli Agnelli, pur escludendo per evidenti motivi il virus dell’ereditarietà tra i protagonisti di questa vicenda, non possiamo dimenticare che il più famoso di questa dynasty all’italiana e un suo figlio fossero affezionati consumatori di questa “roba”, tanto che il popolare “l’avvocato” frequentava negli States un ciclo di disintossicazione all’anno e il figlio, se non ricordo male, ne morì, mi sembra in (o tornando dall’) Africa.
Questo sembra voler significare che a questo mondo della facile e pericolosissima illusione si approda non soltanto per disperazione, per mancanza di lavoro e di affetti, per rifiuto delle proprie radici, per confilitti generazionali, per crisi di identità, per abbandono e per solitudine, ma anche per overdose da appagamento, per crisi di desiderio, di ricerca, di bisogno, perché si ha tutto, insomma, e per la difficoltà di individuare un obiettivo, un intersse, un risultato da perseguire e da raggiungere.
Ecco allora la nostra generazione, figlia del secondo conflitto mondiale che, a seguito delle rinunce che ha dovuto subire, decide di dare ai propri discendenti tutto ciò che essi desiderano, meglio se prima che il desiderio venga espresso… per un figlio che non deve chiedere… mai.
Può essere così banale la giustificazione di tanto accanimento verso se stessi, come se ‘sti ragazzi non si perdonassero di essere stati tanto fortunati?
Arrivo a spiegarmi, naturalmente non a giustificare, la droga-rifugio. Ma come si fa a capire la droga-champagne? In queste due espressioni il denominatore comune è, appunto, droga, inevitabile fonte di malessere, assuefazione… Cosa spinge i nostri enfant prodige a preferire il rischio della morte alla certezza della vita?
Disperazione e appagamento sinonimi? Chissà cosa ne avrebbe pensato il buon Niccolò Tommaseo, esperto anche dei contrari.
Crisi di valori che, ereditati dai nostri genitori, non siamo stati capaci di trasmettere ai nostri figli?…
Amici, so che molti di voi sono in grado di sviluppare una disamina articolata e puntuale di argomenti anche complessi, come questo.
Proviamoci.

Giorgio

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Per Alice, con l’aiuto degli amici, megafoni della ricerca

4 Ottobre 2005 6 commenti

Parafrasando il titolo di una canzone di “qualche” anno fa, cerco Alice che pochi giorni fa ha pubblicato in un commento, su uno dei blog nostri amici, al termine di una querelle apparentemente di modesta portata, “accetto le vostre osservazioni e mi scuso per l’irruenza e la maleducazione. Da pochi giorni si è conclusa una storia speciale ed io ne sono l’unica responsabile. La mia vigliaccheria, il mio snobismo, la mia tendenza all’autodistruzione hanno logorato e lentamente divorato un sentimento importante. Lui se ne è andato convinto che io non l’amassi. Tra ciò che uno sente e ciò che esprime, c’è spesso un abisso, per questo ritengo eccessivo l’uso smodato che su questo blog si fa della parola amore“.
La titolare del blog fraternamente ha risposto “… cara Alice… accetto le tue scuse, dettate dalla rabbia e sconforto che stai vivendo e mi dispiace per il brutto momento che stai passando per la fine della tua storia… E pensa che coincidenza, quelle parole scritte di getto qua nel blog dovevano essere di conforto a un mio caro amico che purtroppo ha terminato una storia d’amore con la sua ragazza in questi giorni… come vedi non sei sola!!! non so quanti anni hai e comunque in ogni caso ti dico che anche io ho avuto nella mia vita diverse storie finite male… e che dolore!!!… ma gli sbagli e la sofferenza ci fanno crescere e ci fortificano, anche se in questo momento tutto ti sembra inutile e niente ti conforterà… ai momenti bui mia cara seguono, quando meno te li aspetti, quelli di luce… ora non arrenderti, non chiuderti in te stessa e sfogati come puoi, e se vuoi, scrivimi un’email… ti aspetto e ti sono vicina… un abbraccio e un bacione“.
Sembra una cristiana conclusione di una modesta controversia verbale… ma lo è?
Alice, lo è?
Io, che come al solito, anche dove non mi compete, sono poco elastico, mi domando: Alice, è tutto a posto?
Nei blog di noi amici consueti si fa un uso eccessivo della parola “amore”: che significa?
Amore come legame psicofisico tra uomo e donna?
E’ tale solo quello eterno, non nelle intenzioni, ma nei fatti, nei risultati?…
Ci riferiamo a quello solo fisico, sotto (o sopra… ) le lenzuola?
Amore per (o tra) il prossimo, fino a quello per il proprio nemico?
Amore perfetto (A maiuscola anche in centro frase), quello “che nulla chiede e tutto dà“, soltanto per il piacere di chi lo riceve?…
Una risposta informata e motivata presuppone riscontri certi sulle argomentazioni delle domande, proprio per evitare che le repliche siano qualunquistiche e, comunque, non risolventi.
Se non ritieni opportuno, per qualunque motivo, esporti pubblicamente (nel senso di un qualsiasi indirizzo al quale ritrovarti), richiamo la tua attenzione sull’home page del mio blog: in alto a sinistra, sotto “Frammenti41″ c’è scritto “Contattami”. Cliccando lì sopra mi puoi mandare, attraverso Tiscali, un’e-mail quando vuoi.
Per noi amici virtuali in questo blog, fraternamente avvinti, presto speriamo anche con te, prima è, meglio è.
Non c’è più niente da chiarire, ma soltanto una nuova amicizia da approfondire.
A presto Alice.

Giorgio.

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4 ottobre – Festa del patrono d’Italia

2 Ottobre 2005 6 commenti

Il Cantico delle Creature di San Francesco
Altissimu, onnipotente, bon Signore, / tue so? le laude, la gloria e l?honore et onne benedictione. / Ad te solo, Altissimo, se konfàno,
et nullu homo ène dignu te mentovare. / Laudato sie, mi? Signore, cum tucte le tue creature, / spetialmente messor lo frate sole, / lo qual?è iorno, et allùmini noi per lui. / Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: / de te, Altissimo, porta significatione. / Laudato si?, mi? Signore, per sora luna e le stelle: / in celu l?ài formate clarìte et pretiose et belle. / Laudato si?, mi? Signore, per frate vento / et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, / per lo quale a le tue creature dài sustentamento. / Laudato si?, mi? Signore, per sor’aqua, / la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. / Laudato si?, mi? Signore, per frate focu, / per lo quale ennallùmini la nocte: / ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. / Laudato si?, mi? Signore, per sora nostra matre terra, / la quale ne sustenta et governa, / et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. / Laudato si?, mi? Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore / et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ?l sosterràno in pace, / ka da te, Altissimo, siràno incoronati. / Laudato si?, mi? Signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare: / guai a quelli ke morràno ne le peccata mortali; / beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, / ka la morte secunda no ?l farrà male. / Laudate e benedicete mi? Signore et rengratiate / e serviàteli cum grande humilitate.

Siamo nell’imminenza della ricorrenza civile più religiosa… che possiamo ritrovare nel nostro calendario.
E’ la riproduzione più fedele all’originale che sia riuscito a reperire: più la leggiamo, più appare comprensibile d’acchitto, più è attuale… l’uso della “k” (chissà che votacci per gli scolari di tanti docenti “decrepiti”… dei giorni nostri).
Ma anche dal punto di vista teologico, “la morte secunda”, concetto di una lungimiranza contemporanea… da parte di un diacono. Francesco non è mai diventato sacerdote.
L’apparente ingenuità contrapposta all’assoluta esaustività dei concetti: provate ad aggiungere qualcosa che manca, anche soltanto una frase.
Teniamoceli cari tutti questi nostri fratelli e sorelle di francescana memoria: prima o poi dovremo fare i conti con tutti e con ciascuno.

Giorgio.

Case di riposo tra ricchezze e povertà

1 Ottobre 2005 2 commenti

Tra le iniziative intraprese nell?egoistico tentativo di salvarmi l?anima, c?è il ministero straordinario della Comunione, conferito dal parroco nel contesto del coinvolgimento dei laici nelle attività pastorali voluto dal Concilio Vaticano II: un servizio alla parrocchia per raggiungere in modo capillare gli infermi impossibilitati a frequentare la chiesa. La confessione, o penitenza, o riconciliazione, resta, ovviamente, prerogativa del sacerdote, ministro ordinario, mentre quello straordinario è autorizzato a portare l?Eucaristia. E? una grande soddisfazione poter leggere, se non sempre nelle parole, spesso non parlano, non sentono, se non sempre nei gesti, talvolta non si muovono, quasi sempre negli occhi, la gioia di incontrarti, la riconoscenza per Colui che gli porti, una bella spinta di serenità, di condivisione, in fondo di amicizia, il contrario, in questi ambienti, della solitudine, loro compagna consueta.
Mi sono lasciato prendere la mano dalla dolce malinconia di stamane: rileggendo quello che vado farfugliando, mi sono accorto che ho dimenticato il soggetto. ?Loro? compagna: ma di chi?
Il parroco mi aveva pregato di accompagnarlo alla casa di riposo vicina a me, dove avrebbe celebrato la Messa. La mia adesione era stata abbastanza rapida: il buon cristiano che non sono l?avrebbe data contemporanea.
Beh, quanto a impatto c?è davvero di meglio, considerato anche che, dei due presenti, abbiamo cominciato dal livello superiore. Gente che si lamenta in modo monocorde, che neanche si accorge di te… ma se porgi una mano, se accarezzi una testa, se fai un sorriso, diventi tu il ritroso, il timido.
Gente implorante amore o con tanto amore da dare, sicché il bisognoso sei proprio tu?…
Processione di parenti: abbandonati in quella casa o soli nella casa di chi ?non li abbandona?, ma li può frequentare solo al ritorno dal lavoro?…
Ospiti spesso ?sorvegliati? in modo atipico: ?malasanità? o necessità di contenimento di costi in vista di un prezzo, di un impegno comunque onerosissimo, accettabile?…
Quando le domande sono tante, e ce ne sarebbero tantissime altre, le risposte certe sono poche.
Le case di riposo sono descritte come ghetti, campi di concentramento, anticamere dell?inferno: quanto meno, c?è molto preconcetto in queste definizioni da benpensanti non coinvolti. Ma, a parte le liste di attesa ben note, per chi questi lager se li può permettere, l?alternativa, sparite le vecchie famiglie patriarcali, qual è?
Cerchiamo di migliorarle (è ?solo? questione di organizzazione, che significa assunzione e non licenziamento) con un intervento pubblico più ampio e più specifico e liberando, e riconvertendo, i reparti di lungodegenza degli ospedali sempre pubblici, che con la custodia dei nostri vecchi non c?entrano affatto.
Utilizziamo personale specializzato (ma coloro che riescono a superare concorsi pubblici di difficoltà proverbiale, dove finiscono?… ), pagato il giusto (non dico i 12.500 euri mensili, in gran parte esentasse, dei nostri deputati presto chiamati a ridursi questa miseria del 10% dall?ineffabile Paperon de? Berlusconi, alla perenne, quanto vana, ricerca di entrate strutturali… [oltre a questa, è in arrivo un?altra una tantum]) e motivato. Dovremmo riuscire per lo meno a tenere in mano la bacchetta… se non quella magica, almeno quella del direttore d?orchestra.
Un problema di questo genere, con prospettive di ingigantimento legate all?innalzamento dell?età media, non può essere affidato alla soluzione del solo privato, al di fuori di albi protetti, vincolato al rispetto di soli problemi igienici e, tra l?altro, dall?istinto tradizionalmente commerciale ovvero, non riesco a capire se preferibile o meno ma forse indifferente, su base meramente volontaristica.
Ho messe tanta acqua sul fuoco in pentole probabilmente troppo piccole: la base di qualche confronto, però, c?è. Che ne pensiamo?
Giorgio.