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Archivio Settembre 2005

A Dio II

27 Settembre 2005 10 commenti

Nella chiesa, che hai viziato come la tua casa, colma di tutti i tuoi compaesani, fratelli attoniti e silenti, risuona solo la voce oggi mite, struggente, del parroco, incredulo anch?egli, i suoi passi intorno al feretro, il tintinnio del turibolo… il profumo acre e dolce dell?incenso, ultimo sigillo.
Dopo otto giorni e dopo un mese siamo di nuovo tutti lì, intorno a un ricordo fisico, tattile, palpabile…
Sia fatta la volontà di Dio.
Una frase, un concetto, un?invocazione quasi,
che sentiamo ripetere spesso nelle nostre giornate,
adottata da Marcella come traguardo quotidiano,
mite e austera filosofia di vita.
Mentre, nell?esaudire la nostra richiesta,
ci insegna a pregare il Padre nostro che è nei cieli,
Gesù invita, infatti, tutti noi ad accettarne la volontà.
Impegno assai vincolante,
specie alla luce di quell?amore di Dio come amore del prossimo
- comandamento nuovo della nostra fede neotestamentaria -,
che meglio si precisa – e si aggrava -, nella seconda parte dell?orazione,
laddove chiediamo il perdono dei nostri peccati,
nella stessa misura nella quale li rimettiamo a coloro che peccano verso di noi.
Paradosso evangelico, la dolcezza del tuo perdono, Signore,
è quasi un incentivo a peccare.
Quanto grande dev?essere la nostra misericordia perché possiamo aspirare alla tua.
E adesso, dopo la preghiera,
Gesù insegnaci ad amare.
Incendia i nostri cuori di amore per Te e tra di noi,
per la tua gloria, ma anche, te ne supplichiamo, per la nostra gioia,
affinché riusciamo a rimettere tutti i debiti ai nostri debitori,
primo passo sulla strada luminosa della redenzione e della salvezza,
viatico di vita tollerante e generosa,
che ne proietta gli interpreti verso la residenza radiosa della Gerusalemme celeste.
Perdona e ripara, Padre, la nostra incapacità nell?educazione dei figli,
allevati nel nichilismo e nel materialismo:
richiamali quando si allontanano da Te,
rialzali se cadono nel male,
scuoti la loro indifferenza perché non respingano il tuo invito,
concedi ai piccoli di crescere in salute e grazia anche cristiana,
conferma quelli che credono,
sollevali quando smarriscono la speranza,
accoglili presto e per sempre nelle schiere dei tuoi fedeli,
per la tua gloria, non anche necessariamente per la nostra gioia,
ma salvali, te ne supplichiamo.
Concedi, Signore,
a noi che ci saremo amati su questa terra nel passato, nel presente e nel futuro,
di percorrere insieme la via della vera vita
e insieme celebrare l?eternità della tua gloria.
Consenti alla nostra sorella Marcella,
che un mese fa hai chiamato accanto a Te,
di intercedere per la salute del nostro corpo e il conforto del nostro spirito,
di guidare e sostenere i nostri passi verso la tua luce,
simbolo di conversione portata al compimento dell?eternità.
Ricordati della sua anima santificata
dalla normalità dell?esistenza nobile nella sua umile sincerità
e dall?accettazione piena e incondizionata della tua volontà;
rivestila del corpo glorioso che le hai riservato per il giorno della risurrezione,
aumenta e mantieni la sua famiglia unita nell?immutabilità dei suoi valori,
salvaci tutti.
Amen.

Eh sì. La tua specialità era proprio la normalità delle tue buone azioni, l?immancabilità di un sorriso, di un conforto, di un incoraggiamento.
Eh sì. Quando ce ne renderemo conto, ci mancherai Marcella. E come…

II (fine)

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A Dio

25 Settembre 2005 8 commenti

Ai primi di quest?anno ci ha lasciato una persona speciale. La chiameremo Marcella.
Perché speciale?
Perché normale, perché ha lasciato intorno a sé un vuoto incolmabile. In otto mesi nessuno se ne è convinto. La aspettiamo da un momento all?altro sui banchi della spesa, dal fornaio, in cucina, in chiesa, dovunque passa la vita di tutti i giorni.
Oggi comincia a far freddo, chissà che sarà stanotte, bisognerebbe portare un coperta a quei due indiani che dormono nel parco… dillo a Marcella.
Ci sono da preparare dei panini per i bambini dell?oratorio… ci pensa Marcella.
C?è da pulire la chiesa, ché domani viene il vescovo… chiama Marcella.
Seria, operosa, sempre felice e comunicativa.
Tutto e tutta per gli altri, niente per sè.
Marcella…
Addio.
Così il tuo e nostro parroco conclude la veglia eucaristica del tuo saluto:
si legge addio, ma si scrive a Dio.
Ci lasci, serena, in una gelida mattina di fine gennaio,
nell?amara tristezza di chi resta.
Da stamane ciascuno di noi è un po? più solo.
Te ne vai subito dopo un pressante invito a pregare con te,
perché non avessimo a soffrire troppo noi,
poco prima che tu tornassi al Padre:
straordinaria catechesi sull?amore del prossimo,
a cominciare dal più prossimo,
che distingue la tua vita.
Il più prossimo, il più vicino.
I migliori di noi, capaci di carità soltanto lontano da casa,
ammirano la tua splendida famiglia
votata al rispetto, alla generosità, alla tolleranza,
all?amore.
Splendida nella gioia,
splendida, Signore mio quanto è difficile,
nel dolore.
Chi gode il privilegio di incontrarti negli ultimi giorni di questa vita,
vede i tuoi cari rincorrersi ovunque in due, tre per volta,
per non lasciarti mai sola.
Un sorriso, un conforto, un aiuto, un incoraggiamento,
una presenza costante e sempre risolutiva; doti già rare in noi adulti,
ma radicate in questi magnifici ragazzi che sono i tuoi nipoti,
sintomo di mano suadente e ferma in un?educazione semplice e ispirata:
la commozione di un giovane è sempre segno di alti valori trasmessi.
Tornano in mente le parole di una preghiera del Santo Padre

…tu che hai conosciuto presto la durezza e la fatica,
il dolore e le brevi gioie della vita…
tu che hai amato il prossimo instancabilmente,
facendoti serva umile e premurosa,
tu che sei stata buona senza inorgoglirti…
intercedi e prega per noi presso il Padre,
affinché diciamo sì al disegno di Dio su di noi,
tu che sei amica di Dio e lo vedi faccia a faccia,
ottienici da Lui la grazia che ti domandiamo…
Ecco Marcella, siamo convinti che il Signore che ti chiama
senza esaudire la nostra estrema preghiera,
ti trattenga al suo cospetto,
premiando la tua vita di cristiana saggezza, umile e sincera,
tonificata da una fede forte e perenne.
Aiutaci, ispiraci, indirizzaci, sostienici come nostra patrona,
perché non cediamo alle lusinghe del mondo,
perché il nostro diventi finalmente un cammino di conversione e di salvezza,
nel purgatorio di questa terra e poi in quello delle anime sante penitenti,
per tornare un giorno a incontrarti nella luce gloriosa del Creatore.

I (segue)

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Il 40ennale alla SCAM: diario semiserio di uno scelto III

21 Settembre 2005 44 commenti


Ma torniamo alla 3 giorni.
Facciamo il giro degli stabilimenti brulicanti di allievi, oggi rigorosamente volontari (potenza della disoccupazione… produce addirittura soldati volontari… ): nella scuola di cucina il maresciallo istruttore presenta urlando (non è un optional, è obbligatorio) la forza al comandante della Scuola. ?… 22 allievi… ?. Il vecchio capocorso conta istintivamente i presenti in un battibaleno: sono 18. Lo sussurro al mio comandante: ?E vabbè, saranno andati a prendere un caffè?. Quella volta che mi successe per 1 allievo, mi beccai tre giorni di consegna e mi par di ricordare che la volta successiva sarei anche potuto finire davanti alla procura militare…
Scambio virtuale di battute mai pronunciate ?Non me lo ricordo… comunque i tempi cambiano?. ?Giuda! Sono gli uomini che cambiano?.
Adesso che non mi vede e non mi sente, un uomo vero anche allora, di una signorilità unica.
Continuiamo il giro ricordando episodi più vicini al secondo conflitto mondiale che ai tempi nostri: risate grasse, come le vacche dei tempi belli degli egiziani.
E poi, come contrappasso, il massimo della commozione: con il picchetto d?onore impietrito sul ?presentatarm? e il trombettiere che consegna all?etere le note, tristissime nella circostanza, del silenzio fuori ordinanza, due vecchi allievi, seguiti da un terzetto con i comandanti vecchio e nuovo della Scuola e, alla destra di quest?ultimo, il solito malassortito capocompagnia, depongono al monumento ai caduti una corona commemorativa dei colleghi defunti: solo il rispetto del ruolo ha fatto sì che il mio irresistibile, inevitabile singhiozzo, non divenisse dirotto.
Il pranzo lo consumiamo alla mensa ufficiali, sottufficiali e truppa: un ristorante ?stellato? (d?altro canto con quella scuola di cucina, anche se con 18/22simi… ). Sì, anch?io ho manifestato tutto il mio scetticismo, ma mi hanno detto, ospiti al di sopra di ogni sospetto, che è proprio così, tutti i giorni? Alla fine brindiamo con un prosecchino DOCG della Valdobbiadene, portato giù in grande quantità dal collega razza Piave: è il commiato. Prima o poi doveva succedere.
Al di là del tono umoristico, utile a smitizzare e smorzare le tante seriosità, ma anche le invitabili amenità, di circostanze di questo genere, si è trattato di un incontro certamente irripetibile, che ha appagato in modo assolutamente inatteso lo spirito di ciascuno di noi. Anche all?atto del ritorno ?alle sudate carte?, non è stato facile staccarci gli uni dagli altri, tutti… armatori, docenti, notai, avvocati, professionisti e pensionati. Manifestazioni di affetto così impetuose, continuate e irrefrenabili sono rare in gentiluomini over 62.
Ci siamo ripromessi – bandendo i sacrifici umani ai quali qualcuno si è dovuto sottoporre in questa occasione alla quale, peraltro, non ha inteso dire di no (salvi quei tre che potranno essere documentati, ma non potranno mai capire cos?hanno perso) -, di riorganizzare annualmente a Roma (confesso di non essermi opposto), ritenuta equidistante e comoda anche sotto l?aspetto logistico, un incontro per chi se la sentirà di volta in volta: togliendo di mezzo ?potere? e ?volere?, verbi dei quali 31 amici veri hanno dimostrato l?equivalenza, sono persuaso che questi appuntamenti non andranno mai deserti.
Per quanto riguarda (adesso o mai più) il capocorso, o capocompagnia, o scelto di compagnia, si tratta di un incarico al quale i carrieristi tengono, ma poi, gira, gira, quando tutto è passato, anche gli antimilitaristi come me: non solo un baffo d?oro prima della stella.
Mi piacerebbe riuscire a trarre una morale confessionale da questo evento nel quale mi sono trovato coinvolto con un risultato che definire piacevole appare davvero riduttivo. Preferisco, però, non andare oltre per non cadere nell?enfatizzazione e, quindi, nella mancanza di rispetto verso coloro che la vita ha reso solo un po? più… graffianti, corrosivi. Al Signore che, vistine gli esiti, ha certamente partecipato all?organizzazione di questo incontro, e poi, magari sotto la scorza del più scettico, a questa magnifica 3 giorni di generosità, di tolleranza, di disponibilità, di generosità e di affetto, nessuno vorrà negare il riconoscimento di fonte di amore, di fonte di meraviglia e di stupore nei confronti della sua creazione, di fonte del desiderio di ricominciare ogni giorno nell?attimo presente, anche dopo 40nni. Chiudo, allora con una riflessione che non vuole avere nulla di esclusivo, ma solo esprimere causa e luogo della nascita di un?amicizia indistruttibile, la
Preghiera di un A.U.C.
Ti ringrazio, Signore, per aver consentito la mia partecipazione al 39° Corso AUC, presso la I^ Compagnia SCAM di Maddaloni, con gli altri trentotto colleghi durante i cinque mesi trascorsi dall?aprile al settembre del 1965; per avermi assegnato superiori e docenti preparati e capaci di trasmettermi le nozioni previste per il compimento del periodo di istruzione fisica e tecnica; per aver assistito la mia vita affettiva, di relazione e di lavoro nei quaranta anni successivi, mantenendo al mio corpo una sufficiente autonomia e confortando il mio spirito nelle prove alle quali sono stato sottoposto, come la perdita dei sei carissimi colleghi che hai chiamato a Te, Adriano, Gaetano, Giorgio, due Giovanni e Guido; per l?incontro svoltosi presso la mia Scuola dal 3 al 5 settembre 2005, dove ho potuto riabbracciare, unitamente al più nobile dei miei istruttori, e a ventidue dei miei colleghi, anche gli altri sette (Augusto, Claudio, Gianluigi, due Giuseppe, Ivo e Tito) desiderosi, ma impossibilitati a intervenire; per avermi fatto trascorrere questo pur breve periodo – ricco di manifestazioni ufficiali, nel ricordo anche di coloro che sono ora accanto a Te – in un?atmosfera di simbiosi e di affetto che ha confermato in questi colleghi un gruppo di amici fraterni e ansiosi di incontrarsi e abbracciarsi di nuovo; per avermi fatto trovare, grazie all?attuale struttura direttiva, amministrativa ed esecutiva della Scuola, dal comandante, fraterno anch?egli, ai suoi collaboratori ufficiali, sottufficiali e soldati, un ambiente di calorosa accoglienza e affettuosa disponibilità, fedele riproduzione di quello familiare.
Continua a suggerirmi amore e fratellanza, Signore, affinché possa essere di sollievo al mio prossimo in questa vita e riunirmi anche con loro fratelli colleghi al tuo cospetto nell?altra. Amen.

Un saluto militare, rigido e impettito, condito da un abbraccio civile a tutti. Giorgio.

III (fine)

Il 40ennale alla SCAM: diario semiserio di uno scelto II

16 Settembre 2005 8 commenti


Il giorno dopo, domenica, con la prospettiva di raccomandare al Signore i nostri sei colleghi che avrebbero tanto preferito essere con noi, tutti a Messa, con alcune confessionalità inaspettate.
Ottimo pranzo in un buon ristorante di Caserta, rientro a cas… erma, riposino (quanto meno del mio compagno di stanza… ) e adunata nell?androne per decidere della cena.
Non c?è gran voglia di mangiare. Il generale propone ?Andiamo a prenderci un gelato?. ?Ma come? replico ?invece di un ristorante in 40nni a Maddaloni hanno aperto una gelateria??. ?Ma no, andiamo a Napoli?.
?Ma se non riusciamo ad andare a Caserta in meno di un?ora? mugugna sottovoce la truppa con almeno un napoletano DOC ?che andiamo a fare a Napoli, co? ?sta pioggia e chissà che traffico??.
Come al solito (1965, ecco il perché dei miei 38 giorni di consegna e 1 di cps), il capocorso rappresenta come propri i desideri del plotone. ?Allora, giovani. Il nostro comandante di plotone propone un gelato a Napoli. Ciascuno è libero di fare quello che vuole. Chi non viene, stia punito?. ?Ma no, ma che dici??. ?Cos?è, stiano puniti solo gli scelti, come al solito??.
Risate (?ma ve lo ricordate quell?A.C.S. che chiese il ?mitico 36 ore? per trascorrere il proprio compleanno in seno alla propria famiglia e alla propria fidanzata??), pacche e ritorno, per una pizza ogni tre, al ristorante del pranzo: di notte e con la pioggia (un?ora e mezza per il più sollecito, oltre due per il solito imbranato), mi sento apostrofare dal generale ?Te l?avevo detto che facevamo prima ad andare a Napoli?. ?Il comandante ha sempre ragione. Ma si nun te lo facevo provà, nun te lo potevo dì?.
Alla fine del frugale pasto, consegna della targa al generale, compito, manco a dirlo, del vecchio capocorso; altra commozione palpabile in giro per il salone… Poi firma, questa volta senza obbligo di riservatezza, della pergamena da consegnare l?indomani alla Scuola con l?altra targa.
?Come si chiama il colonnello comandante??. ?Non è più colonnello, adesso è un generale?. ?Ammazza che inflazione: ce stanno più generali che capocompagnia. De questi n?avete fatti uno a corso, pe? fortuna dell?antri. Notte… ?.
Dopo quasi due ore (sempre pioggia e buio, oltre a un goccio di birra… ), tutti a nanna. Alcuni a dormire, altri a lezione di russo.
La mattina dopo, lunedì, la Scuola miracoloperosamente si ripopola. Il generale comandante è un nostro vecchio ?nonno? del 38° corso. Abbiamo convissuto per oltre due mesi, sempre 40nni fa. Non saprei come descrivere quello che è successo davanti agli sguardi allibiti e attoniti di colonnelli, maggiori, capitani, fino al barsoldier che ci ha servito la colazione: inutile tentare di aggiudicare, senza un tempestivo concorso per titoli ed esami, la palma del più felice? Il nostro vecchio comandante ?Ho voluto farvi una sorpresa?. ?Beh, non si può dire che sia andata buca… ?.
Dopo un alzabandiera da infarto, per i nostri cuori interessati e partecipi di ultrasessantenni, il saluto alla bandiera del corpo è meno emozionante: pare ne girino due. Una ?copia? nella caserma sprovvista di guardia armata e l?originale nell?altra: cose da militari veri…
Subito dopo, la consegna al comandante della Scuola della targa a ricordo anche dei colleghi scomparsi, alcuni dei quali vivissimi nella sua memoria. Altri tangibili sintomi di commozione.
Nel corso del successivo coffee-break il comandante ricambia con una bellissima cravatta blu con lo stemma del corpo e, solo per il capocorso, un bellissimo scudetto, con lo stesso stemma, ma in grande, lacca su legno pregiato. Nuovi mugugni della truppa, ma ?… beh, dopo 40nni era ora che mi rifacessi delle punizioni scontate per colpa vostra? esclamo in un empito di egoismo. Il comandante di plotone sottolinea, senza mezzi termini, (ma… come dire?… era proprio necessario che venisse anche lui?… [finalmente una battutaccia da caserma, però senza parolacce, notato?... ]), di non avermi mai punito per conto terzi.
Eh, vecchio brigadiere amico mio (o scusa, brigadiergenerale!), è proprio vero che negli anni la memoria si accorcia a tutti. Ma quante consegne m?hai appioppato per responsabilità oggettiva, perché non usciva il colpevole di qualcosa? Ah, già, quella era la mia funzione…, ecco perché tutte le domeniche stavo dentro e non mi potevi dare il ?mitico 36 ore?… Ma ti ricordi quando a fine agosto la compagnia (oh, un centinaio di persone, mica pizza e fichi… ) tornava dal giuramento dei missili e, a te che invitasti noi nonni a non strusciare i piedi, qualcuno, con voce da fin…, da fro…, da… da femminuccia strillò ?sì? senza denunciarsi alla tua richiesta di chi fosse stato e tu, avendo rivolto la stessa domanda, ovviamente senza risultato, anche agli scelti, li consegnasti, con le famiglie e le fidanzate (una era la mia) arrivate da tutta Italia per trascorrere anche – perché no – con loro quella giornata speciale, magari all?aria aperta e non dentro a una caserma? Ma ti ricordi che quando il colpevole, reggendosi a mano i pantaloni della mimetica slacciata per non perdere quel tempo che io non gli avevo dato quando in camerata lo avevo aiutato con la baionetta che mi ero trovato casualmente tra le dita ad aprire il suo armadietto e invitato a fare il suo dovere istantaneamente, venne a denunciarsi, tu punisti ?anche? lui?… e a me, che chiedevo notizie della mia sorte, rispondesti laconicamente ?gli scelti restano puniti??
Ed ecco il rosa della cronaca che diventa storia. Il capitano, con il quale mi metti a rapporto su mia richiesta, trasforma la consegna in permesso per Maddaloni; cambio di abito in macchina dopo la prima curva, magnifica giornata di mare sulla spiaggia di Vico Equense, ritorno in calzoncini, zoccoli e maglietta con asciugamano a tracolla ai telefoni della stazione di Napoli per preannunciare un po? di ritardo alla futura suocera, un ufficiale ex AUC che mi urla ?dove vai?? ?al telefono? ?ma tu sei matto, lì c?è il tuo comandante?.
Ecco dov?era il mare di Gaeta,
ecco il rosa della cronaca dipinto dal ?nonno? dei miei ?nonni?,
ufficiale di complemento…

II (segue)

Il 40ennale alla SCAM: diario semiserio di uno scelto I

10 Settembre 2005 332 commenti


Ma che è ?sto titolo, che è ?sta sigla?
A Maddaloni, dall?aprile al settembre del 1965, si è svolto il 39° corso allievi ufficiali di complemento, presso la Scuola di commissariato e amministrazione militare. Roba da secolo scorso, addirittura da millennio precedente…
Io c?ero.
Insieme, guarda caso, a trentotto commilitoni. Sì, il 39° era composto da trentanove allievi.
Lì per lì tutti noi l’abbiamo presa come la cosa più inutile e dannosa del mondo: cinque mesi (con gli altri dieci successivi arriviamo a quindici) buttati via proprio quando, con il diploma di laurea o di scuola superiore appena conseguito, avremmo potuto cominciare, freschi di studi, a indirizzarci verso un settore di lavoro gradito e redditizio.
Invece no, la Patria chiama: chi non vuole i carabinieri per casa (io, tra l?altro, avevo già mio padre? ), risponde.
Ma con il tempo, la cronaca che diventa storia si tinge di rosa, conservando tra i ricordi solo quelli positivi.
Così, quando a fine giugno scorso un collega palermitano di 40nni prima comincia a parlare dell?organizzazione in corso con un altro compagno razza Piave (e certo che ci sono riusciti… hanno stretto lo stivale in una morsa) di una rimpatriata, nonostante i risvolti spesso goffi e catastrofici di tentativi di questo genere, aderisco con entusiasmo, partecipando attivamente alle iniziative degli ultimi due mesi.
Gli altri ci stanno lavorando da due anni.
Il meeting è pronto. E servito.
Le auto, previamente segnalate e ora individuate scrupolosamente una ad una per marca, tipo e targa, varcano legittimamente – attraverso la porta carraia – e trionfalmente (nel ’65 non era lecito nemmeno portarsi a Maddaloni l’auto – che io comunque non possedevo -, oggi ci entri in caserma… ), il limite della c.d. ?area militare invalicabile?, sinistramente segnato da filo spinato di odiosa memoria.
L?urbanizzazione mi sembra centuplicata: la caserma Rispoli, che ricordavo in zona praticamente agricola, siede oggi nel bel mezzo di un paesone del casertano. Così anche la caserma Magrone, sede degli stabilimenti della nostra istruzione.
Arrivo presto, proprio per non perdermi nessuno dei momenti clou.
Ecco il tenente, comandante del nostro plotone, poi collega di noi sottotenenti, motivo di una familiarità, di una dimestichezza nel rapporto odierno della quale spero non sia pentito: è andato in pensione due anni fa da generale, comandante della Scuola, l’ultimo prima del corrente. Servito e riverito, come il santo dei santi. Chiacchieriamo in una decina compreso lui davanti alla porta della mia stanza, la n. 2, dove è affisso un avviso per il S.Ten.Attanasio, trasferito alla n. 11 per il nostro arrivo. Càpito davanti alla stanza n. 11, riservata al S.Ten.Attanasio… Clelia. Ohibò. Spero non sia alta 1 mt. e 90 e non abbia due spalle da pugile.
Ero il capocorso, una specie di capoclasse, responsabile della disciplina della I^ Compagnia. In cinque mesi ho collezionato 38 giorni di consegna e 1 di camera di punizione… (splendido, la somma porta ancora a 39). Non ricordo di essere mai tornato a casa legalmente, con regolare permesso per Roma, il mitico, ma per me utopistico, “36 ore”: sempre ?in fuga?, con permessi per Caserta o per Napoli e auto a noleggio. Gaeta teoricamente dietro l?angolo dove, se c?era, è rimasta e, se ci fossi andato, sarei rimasto anch?io.
Manco a dirlo, sono in anticipo, come sempre e dovunque…: questione di stress.
Osservo da lontano auto che superano lo sbarramento di filo spinato e scaricano civili: arrivano i nostri. Mi precipito.
Non sto qui a raccontare i sorrisi a 32 protesi, i cognomi sbiascicati con la speranza di non fare figuracce, gli abbracci, finalmente, alla “loctite”: 40nni in un sorriso negli occhi?
Mi riapproprio subito del vecchio incarico: ?Ok ragazzi, sistemate tutte le formalità qui alla reception (il corpo di guardia, dal quale sono già partiti un paio di ?altolàchivalà?) e poi ci vediamo nell?androne della foresteria?.
Stanze a 2/3 letti con bagno. Sempre meglio di quelle camerate a tre brande a castello con un cesso pluriposto a corridoio (oh… lungo, largo, una vera galleria… decine e decine di concorrenti… al cesso naturalmente).
Ai piedi della foresteria riprendono esposizione di protesi e abbracci incollati: embèh, la commozione incombe.
Come un vecchio caporale, incalzando la truppa, scaccio l’umidità dagli occhi: ?Andiamo, andiamo, in camerata a posare i bagagli e poi quaggiù per la cena?. Tutti tranquilli: dopo quarant’anni, oltre al generale, c?è un noto avvocato di Trieste, un notaio di Crema, un armatore (sì, sì, proprio nel senso di proprietario di una compagnia di navigazione) di Genova, qualche professore, anche universitario e diversi professionisti, oltre a me e ad altri pensionati, non tutti del mio spento calibro…
AAAAdunàt (le parole tronche, con l’accento sull’ultima, urlate magari con la voce un po’ roca, sono sempre più efficaci, ti fanno scattare tuo malgrado): siamo 23, sei sono venuti meno in questo lungo frattempo (il primo è caduto a Ustica), tre ci hanno detto, esplicitamente o per fatti concludenti, che ?a me nun me ne frega gnente?, due lavorano e risiedono all?estero (uno addirittura in Sud America), due si muovono con qualche difficoltà fisica, tre hanno incontrato, all?ultimo momento, problemi insuperabili.
Insomma, sono venuti tutti, ma proprio tutti, quelli che hanno potuto… e voluto. A quei poveri tre cercheremo di far sapere civilmente quello che si sono persi.
Prima di cena (consumata in un agriturismo di neocostituzione che, per farsi pubblicità, si è limitato a chiedere 25 ? a testa e meno male che non abbiamo deciso di festeggiare il 41esimo, quando la promozione sarà finita…; scusami palemmoisuladiifimmini, a Roma evidentemente c’è più concorrenza [o magari sono io che ho messo le radici a casa, come dicono i miei figli quando vogliono ospitare un po' di amici]), celebriamo un incontro riservato (sono accorsi dal corpo di guardia in tenuta antisommossa per controllare cosa stesse accadendo… ) per firmare una pergamena di accompagno di una targa ottonebronzata per il nostro tenente, già comandante di plotone (il brigadiergenerale, appunto).
Dopo cena, primo brindisi e tutti a cas?erma. Trasferimenti mozzafiato: ore per percorrere 7/8 chilometri sia all?andata che al ritorno. Tante auto in più e altrettante presenza di spirito e prontezza di riflessi in meno.
A nanna… dormo poco. Ammazza quanto russa ?st?avvocato dell?Isvap… chissà se era così pure prima, da procuratore della Banca d?Italia. Dice ‘Vallo a chiedere a Fazio’. ‘Ma dai… ‘ (come sghignazza mia nipote Silvia [quasi 4 anni] in coro con gli interpreti dello spot del pinguino che fa l’autostop): ‘Intanto non è detto che abbia mai dormito (o meglio vegliato… ) con lui nella stessa stanza e poi dicono sia molto occupato nel tentativo di pelare alcune gatte… ‘.

I (segue)

La storia seconda V

6 Settembre 2005 5 commenti

Questo lento passaggio dalla notte senza fine, buia ma pudica, a quelle che abbiamo già definito le prime luci dell?alba, ci proietta finalmente, in vista del finale canonico del ?… e vissero felici e contenti?, nella…
Nuova vita
Apro gli occhi nella notte,
smarrito nel vuoto.
Il buio cieco m’incombe:
lo vedo, lo tocco.
Unico essere vitale,
soltanto il vento s’accompagna a me:
un timido ululato,
un sordo respiro.
Vago senza scopo:
vita,
coscienza,
dolore,
noia,
oblio,
inedia,
morte.
All’improvviso una luce squarcia le mie tenebre.
Ha il tuo volto,
i tuoi occhi,
le tue labbra,
il tuo sorriso,
le tue mani tese verso di me:
sprone e fiducia.
Il vento ci sospinge l’una verso l’altro felice,
infine, di essere grato a qualcuno.
E tu mi illumini del tuo raggio benefico, mi avvolgi,
mi ispiri del tuo candido bagliore,
rendi la madre all’orfano,
l’anima al corpo che per te sola vibra e pensa,
rendi all’amore un volto incredulo,
immeritevole di ciò che ognuno al mondo ha desiderato invano.
Il vento che ci ha unito non ci separerà,
perchè a te deve il fine del suo essere.
Ed io, che da te ho avuto la sola ragione di vita,
giammai potrò abbandonarti senza tornare al nulla
dal quale, per grazia ed amore, tu hai voluto trarmi,
per donarmi ultima e prima forma di esistenza che valga vivere
insieme a te.
Creatura sublime,
simbolo di generosità,
ardore angelico,
soffio di speranza sulla materia immota,
ora appartieni a me quanto io sono tuo,
dentro di te,
perchè tu sei in me.

Di qui, attraverso il canto al…
Piccolo fiore
Solo,
cerco al mondo qualcosa che valga.
Fuggo l’uomo nemico dell’uomo
e l’oro che non compra la felicità.
Vago,
randagio,
mezzo che cerca il suo fine,
alla ricerca di quello che conta,
che non conosco,
ma voglio.
E nel giardino della speranza,
verde come lei,
ecco la incontro,
sola come me.
Una piccola rosa appassita,
privata della sua linfa,
morente.
La sollevo dolcemente da terra, la circondo tra le mani,
la scaldo al calore del mio cuore.
Mi guarda,
mi disprezza,
quasi m’ignora.
Non sono colui che ti ha fatto del male;
io ti amo
e chiedo per te tutto il bene del mondo.
Un bacio ci unisce,
tenero segno di amore incontaminato.
Sorride,
m’inebria del suo profumo celeste,
di virginea bontà,
di valore.
Mi prende per mano,
mi trascina ridente,
radiosa,
spontanea,
verso l’azzurro del cielo,
lontani dal mondo,
noi due soli,
ma insieme,
prova d’amore,
simbolo di perfezione e di compiutezza,
verso l’ignoto carico di promesse,
certo felice,
forse eterno.
Uniti nello stesso palpito di vita e di amore
io e la mia piccola rosa.
Quel timido,
fragile fiore,
sei tu.

… ci ricongiungiamo ai messaggi precedenti di ?Una vita, una storia?. A quel ?15 febbraio 1969?, il giorno, dotato di una vigilia, soprattutto la notte, sconvolgente: il celebre cappio che, però, entra misteriosamente dai piedi, sale lungo le gambe, il bacino, il petto e infine si stringe intorno al collo e che una forza misteriosa e irresistibile tira quindi verso l?alto, fino a quando perdi i sensi e ti risvegli il giorno dopo nello stupore, nei valori di una vita meravigliosa che dura ancora oggi.
Dei valori della mia vita, che tra alti e bassi, ci sono sempre stati, anche se non sempre solo confessionali, continuo a commuovermi.
Ma bisogna crederci: aiuta a superare quei bassi che sono inevitabili.
Spero che voi ci crediate e che, in questa storia, per non aver buttato via tanto del vostro tempo, abbiate almeno provato interesse.
Ricordiamoci tutti di tenerci stretta la capacità di stupirci: bando al materialismo, al nichilismo, allo scetticismo. Lo stupore, la meraviglia di vivere ogni giorno un?esperienza nuova, di ricominciare l?apprezzamento della creazione che Egli ha donato a noi, signori delle creature, perché la utilizzassimo e non perché la distruggessimo ci condurrà a vivere tutti insieme l?ultimo attimo della nostra vita come se fosse il primo: l?attimo presente.
Un abbraccio a tutti. Giorgio.

V (fine)

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