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Archivio Luglio 2005

Fuit voluntas tua

20 Luglio 2005 18 commenti

Dopo aver implorato lo Spirito Santo di vegliare sulle mie parole, perché scriva meno corbellerie del consueto e non dimentichi nessuno dei fratelli che mi hanno accompagnato e sostenuto in questa prova, che il Padre ha voluto consentire per la sua gloria e la nostra salvezza, nuntio vobis gaudium magnum: ieri mattina, nella sala operatoria della clinica maxillo-facciale del Policlinico Umberto I di Roma, il Signore ha indossato i panni del chirurgo, il direttore Prof. Giorgio Iannetti. Ne è sortita l?esecuzione di un intervento perfetto, del quale mi piace ricordare l?annuncio datone su queste pagine in un commento all?ultimo post di Mauro che avrei piacere che tutti leggeste: ?Sono tornato in questo istante. L’operazione è andata meglio delle aspettative più rosee: pochissimo tempo, pochissima anestesia, nessuna asportazione di linfonodi, nessuna compromissione del nervo facciale, la ricostruzione del quale avrebbe allungato a dismisura l’intervento. Il bimbo si muove. Il Prof. Iannetti, almeno in una mano aveva sei dita: il dito di Dio. Grazie a tutti… Un brindisi di fede, di vita e di amore nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insieme ai nostri patroni, Padre Pio, Maria Goretti e Giovanni Paolo?.
E poi, ancora, da un?e-mail per Paolo ulix che ne era riservatamente in impaziente attesa: ?Iannetti ha detto che non prevede cicli di chemio, né di radio, ben conosciuti dalla mia bimba e che tanto avrebbero pregiudicato la crescita di Luca, o Alessio, o Fabio, o Michele [arcangelo] (ebbene sì, sul nome c’é un po’ di indecisione tra papà, mamma, sorellina e nonno paterno), che l’esame istologico del tumore asportato radicalmente [testuale] in quanto incapsulato, scatolato, servirà solo a stabilire gli intervalli e la natura dei controlli… Continuiamo a cercare tanti altri frutti di bontà e di amore, pregando insieme nel suo nome perché Egli sia in mezzo a noi. Grazie Paolo. Sono affranto di gioia?.
Di tutto questo ringrazio, oltre a mia suocera Norina, che mi è sempre stata vicina con la sua esperienza e con il suo affetto pieno di superlativi, in primo luogo mia sorella Anna Maria – e tutti i membri della sua famiglia allargata (in particolare, alle mie nipoti, ai loro coniugi e ai loro figli, nonché a mio cognato [del quale, per carità di patria, non posso fare il nome, Ciano] e all?amica di sempre Giuliana), – coordinatrice sagace e instancabile di tutta la vicenda clinica e chirurgica, prima, durante e dopo il miracolo della scienza e, in particolare, del Prof. Giorgio Iannetti, che di quella è illuminato interprete, con la sua capacissima equipe ieri, per sua cortesia, allargata a Catia, medico (e amica) di famiglia di Simona, simpaticamente definita nostra testimone.
E poi?
Don Rocco, parroco della nostra Chiesa Santa Maria degli Angeli, ?prete illuminato, uomo come noi? [autocitazione] – che sostiene, a ragione (credo che dipenda dalla mia formazione umanistico-giuridica e dal mio lavoro trentennale, sempre impelagato nella legge e nei suoi prodotti), che io tendo a razionalizzare troppo, ad antropomorfizzare spesso -, responsabile del gruppo di preghiera a me territorialmente più vicino, tra i membri del quale ricordo tutti e specialmente Don Franco, Ida, Milena e Giovanna.
Don Roberto, guida della Missione Casa Santa Teresa di Gesù Bambino, approvata dal Vescovo di Fiesole, per la realizzazione di una parola profetica donatagli dal Signore, che ha ispirato un progetto di spiritualità incentrata principalmente sull’annuncio e sull’esperienza di salvezza a tutti gli uomini, dalla guarigione interiore a quella fisica, dalla conversione alla ricostruzione del cuore dei lontani: a me sconosciuto fino alla mattina di lunedì 18 luglio scorso, quando me ne hanno parlato Aldo e Giuliana. Quest?ultima, che gli aveva esposto qualche giorno prima la situazione di Simona, ha partecipato, con altre decine di persone, a una veglia di preghiera comunitaria organizzata da Don Roberto per la stessa serata, a seguito di una mia e-mail e successiva telefonata. Concausa, questa preghiera, dell?esito straordinario ormai noto, del quale ho dato notizia con gli stessi precedenti mezzi (due telefonate, due risposte dirette di Don Roberto, fatto, mi si dice, nient?affatto ricorrente) scrivendo e dicendo, tra l?altro, ?sento questa preghiera scorrere dentro di me, come manifestazione di amore tipica tra consanguinei. E infatti per il corpo e per il sangue di Cristo, nella nuova alleanza, siamo tornati fratelli, perché di nuovo tutti figli di Dio?.
P. Gualberto Giachi S.J., con le sorelle, Anna Maria e suor Marisa, compagni inseparabili della mia vita interiore. P. Gualberto, mio teologo ?di fiducia?, è stato, dopo Padre Pio, il mio secondo padre spirituale nella scuola apostolica di Villa Mondragone a Frascati dove ho frequentato da interno, nel 1956/57, la I liceo classico. A me, giovane ignaro 15nne – in luogo dei genitori che all?epoca non affrontavano volentieri ?certi? argomenti – ha svelato, con delicatezza impalpabile (… fiori e farfalle, poli positivi e negativi), significati e retroscena della vita di relazione: a lui devo la normalità della mia esistenza e della mia famiglia, diciamo così, oggi soddisfacentemente confessionale.
Mio figlio Stefano, credente in Dio, meno nella Chiesa e nei suoi ingombranti precetti, che ieri sera si è sdraiato sul nostro letto, in mezzo a me e Manuela, per raccontarci quanti, tra i suoi compagni di lavoro palestrante e di una sorta di blog diverso da questo, si sono uniti alle nostre preghiere per Simona.
E, per affinità, Valter, mio vecchio commilitone con il quale stiamo organizzando una rimpatriata del 39° A.U.C. di Maddaloni (1965) che, allo scoccare della prima mezz?ora del giorno 19 (ieri, appunto) mi ha scritto: ?Ti invio un sentitissimo augurio per tua figlia: non so quanto varranno al cospetto di Dio le mie preghiere (io e Lui non siamo molto intimi …) però non mancherò di rivorgerGli il mio invito a stendere la Sua mano protettiva su tua figlia. Un abbraccio?.
Osvaldo e Luisa, genitori di Marco, mio amato genero, che insieme a Federica, cara amica di Simona, ci aiutano a lenire le tristezze della piccola Silvia, che mai, prima di quella scorsa, aveva trascorso una notte lontana dalla sua mamma.
Compagni di scuola di un tempo, amici di date che si perdono nei secoli e nei millenni precedenti e di epoche meno remote, che hanno, tutti, voluto dare il loro appoggio fisico o almeno vocale, grazie ai progressi della telefonia, soprattutto mobile: alla rinfusa, Piero (psichiatra di fiducia [sua], autodefinitosi collega di medici tutti matti) e Ida, Enrico (sdraiato su un letto, quasi contiguo, dell?VIII padiglione, dopo l?inserimento di 3 by-pass e un pace-maker) e Lucilla (ai quali una malattia simile alla prima di Simona ha portato via nel 1991 Marcellino, anch?egli quindicenne), Simone e Flavia (amici rispettivi degli adolescenti Giorgio e Manuela, responsabili, quindi, del loro peraltro felice coniugio), Andrea (fratello di Manuela) e Margherita con i figli Plinio, Myriam e Virginia e con le sorelle Gisella e Lucia, Giancarlo e Grazia (anche loro compagni di scuola che, a forza di onde radio e/o telefoniche [sono uguali?], hanno quasi prosciugato quelle di acqua salata tra Civitavecchia e Olbia e con Grazia che ha occupato l?anno scorso lo stesso letto di Simona e ora sta benone), Marco e Pina, Pucci e Ada, Marco ed Elvia che, con Berardo e Anna Maria ci hanno offerto di condividere un pezzo di focolare di Chiara L., Loriana, Angelo e Luciana, Gianni e Olga, Guido e Rita che, insieme a tanti altri, quando serve ci sono, Maurizio e Wanda amici di cuore e di esperienza e nostri confinanti precari, Alberto (che di quelle terrificanti terapie, che Simona conosce e che ha ora evitato, ne ha appena conclusa una serie interminabile, uscendone alla grande: ti abbraccio forte) e Lilli con Alberto Maria, Saverio e Anna con Francesca e Michela, Mimmo che il Signore sta richiamando e riportando sulla strada della stretta osservanza, Guido e Rosanna che ho conosciuto finora soltanto per le vie epistolare e telefonica e che, l?uno con i suoi scritti e con la sua esperienza di convertito abbastanza recente, l?altra con la sua commozione che tanto fa pensare alla mia, mi sono stati vicini come veri fratelli… virtuali negli attimi topici (hai notato Guido che il nome di Mimmo è ?capitato? subito prima del tuo?). Chissà quanti ne ho dimenticati… Perdonatemi.
E infine voi, amici del Blog, che non nomino perché vi contiate intorno a questo post, lasciando a commento almeno un nome, come ex-voto. L?aver assistito e partecipato attivamente a questo miracolo lo merita.
Grazie Padre misericordioso, Signore dell?amore e della vita, che hai compiuto in Simona e nel suo bambino la tua volontà.
Grazie anche a tutti voi. Di cuore. Non smetterei più di scrivere. Sono felice.
Ciao. Giorgio.

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Noi zizzania

17 Luglio 2005 3 commenti

Oggi, domenica 17 luglio, abbiamo ascoltato il vangelo di Matteo sulla parabola della zizzania, un?erba infestante che, quando germoglia, somiglia al grano, dal quale crescendo si differenzia manifestando tutte le sue negatività.
Tra i tanti messaggi che ricaviamo da questa parola del Signore, c?è l?invito alla tolleranza, alla pazienza, a non avere fretta nel volere sradicare il male.
E secondo il contenuto delle omelie di tanti sacerdoti, preti illuminati, uomini come noi (non ci accaniamo contro qualche loro errore, piccolo o grande che sia: sbagliamo tutti, e non ci piace essere giudicati dai nostri simili), saggio è questo invito. Perché?
Ma perché la zizzania non è sempre solo l?altro, possiamo essere anche noi.
E allora verrà più facile darci (e dare) il tempo del rinsavimento e del perdono, in emulazione di Chi, per bocca di suo Figlio, ha procrastinato la raccolta della zizzania fino alla mietitura, la fine del mondo.
Perché zizzania si nasce, ma si può anche diventare.
Perché dalla zizzania si può anche guarire. Dare agli altri il tempo della guarigione, astenendoci da giudizi intempestivi e anzi aiutandoli a riguadagnare la sponda della salute, vorrà dire procacciare a noi stessi analoghe opportunità. Ancora una volta, i nostri debiti saranno rimessi in proporzione alla nostra generosità nel rimettere i nostri crediti.
Dalla nostra famiglia alla parrocchia e da questa al comune, alla provincia, alla regione, allo Stato: se ne parla tanto, in questo periodo, di porre riparo all?ingiustizia nel mondo (sì, proprio quella che vede l?80% delle risorse nelle mani del 5% degli abitanti del pianeta).
C?è chi dice (vero Paolo?), e non si fatica a credergli, che questa riparazione potrebbe innescare procedimenti virtuosi anti-terrorismo. Con una prospettiva tanto ambita varrebbe davvero la pena di affrontarla questa sfida non violenta.
E noi che possiamo fare? Almeno continuare a parlarne, come ora e come abbiamo fatto nei post, e nei relativi commenti, del nostro inimitabile, inesauribile Berardo sulla guerra, di sabato 9 e domenica 10 luglio scorsi.
Sperando, non so come, in una maggiore visibilità.
Ciao a tutti. Giorgio.

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Una vita, una storia.

12 Luglio 2005 4 commenti

Tralasciando gli aspetti già noti delle mie frequentazioni con Padre Pio, della mia devozione per Santa Maria Goretti e per il nostro Papa Giovanni Paolo, una vita come tante, altalenante, nella quale però il buio spirituale di 27 anni, tra i 16 e i 43, ha causato un danno irreversibile nell?educazione dei figli. A mia volta, genitori invadenti, ma per… troppo amore. Momenti segnati dalle consuete riflessioni che, lette oggi, denunciano un?ingenuità commovente.
Mamma
Ero felice nel mondo dello spirito.
Con un atto di amore mi hai dato la vita.
Ero perfetto al di sopra della carne;
ero,
vivevo,
ma non sapevo di essere,
privo della coscienza della vita.
Mi hai reso imperfetto,
mi hai fatto mortale,
mi hai dato un corpo corruttibile,
ma ora so di vivere,
conscio di essere io.
Mi hai desiderato,
mi hai avuto,
mi ami.
Le gioie che io posso offrirti
non tengono il confronto con il miracolo che hai compiuto per me.
Ignaro,
indolente,
ti maltratto,
ti consumo,
ti uccido.
Tu dimentichi,
speri,
sogni,
perdoni.
Io distruggo le tue speranze,
sconfesso i tuoi sogni;
ma senza volere agisco crudele,
cinico,
brutale.
Non voglio il tuo male;
anch’io ti amo ma,
chiuso in me stesso,
spesso ti mostro opposti sentimenti.
Perdonami ancora una volta;
scusami mamma.

Il fidanzamento, accettato in casa di lei fin dal primo momento e ignorato in casa mia per oltre sei anni, fino alle soglie del matrimonio, scuote il nostro spirito, ma alimenta i nostri sogni.
Piccolo fiore
Solo,
cerco al mondo qualcosa che valga.
Fuggo l’uomo nemico dell’uomo
e l’oro che non compra la felicità.
Vago,
randagio,
mezzo che cerca il suo fine,
alla ricerca di quello che conta,
che non conosco,
ma voglio.
E nel giardino della speranza,
verde come lei,
ecco la incontro,
sola come me.
Una piccola rosa appassita,
privata della sua linfa,
morente.
La sollevo dolcemente da terra,
la circondo tra le mani,
la scaldo al calore del mio cuore.
Mi guarda,
mi disprezza,
quasi m’ignora.
Non sono colui che ti ha fatto del male;
io ti amo
e chiedo per te tutto il bene del mondo.
Un bacio ci unisce,
tenero segno di amore incontaminato.
Sorride,
m’inebria del suo profumo celeste,
di virginea bontà,
di valore.
Mi prende per mano,
mi trascina ridente,
radiosa,
spontanea,
verso l’azzurro del cielo,
lontani dal mondo,
noi due soli,
ma insieme,
prova d’amore,
simbolo di perfezione e di compiutezza,
verso l’ignoto carico di promesse,
certo felice,
forse eterno.
Uniti nello stesso palpito di vita e di amore
io e la mia piccola rosa.
Quel timido,
fragile fiore,
sei tu.

Dopo la laurea, il servizio militare, il lavoro in banca; due anni di risparmi forsennati per mettere su casa, il matrimonio. Il messaggio pervenuto a Manuela (che, con il trucco, ha dovuto ricominciare da capo) su una piccola pergamena legata intorno al gambo del bouquet la mattina delle nozze:
15 febbraio 1969
È il giorno!
Radiosa nel tuo candido splendore,
mi par di vederti,
tremante,
incredula ancora,
fremente ad un tempo.
Frena, se puoi,
le tue emozioni:
allora soltanto,
presente a te stessa,
potrai assaporare gli attimi irripetibili
di cuori gonfi di gioia,
troppo spesso, sinora,
di incertezze e dolori.
Sì…
…Sì.
Leggiamo nei nostri occhi quel sentimento,
sentiamo dentro di noi quel brivido
che ci scosse e ci unì
la prima volta che ci siamo detti
ti amo.
Sorridi, anima mia,
ch’è vero.

I figli, Stefano e Simona, due doni del Signore, allevati nella freddezza da Manuela e da me senza di Lui.
La morte dei miei genitori, che in soli due anni ha trasformato un fortunato 43nne in un 45nne orfano, e le prima grave malattia di Simona, risoltasi positivamente in soli otto mesi, ci hanno fatto riguadagnare la sponda trasteverina, vaticana.
Agosto 1906
Mamma, Papà.
Dolcezza, sicurezza, fiducia, pienezza.
Poi sono cresciuto:
ma l’immagine radiosa non sbiadisce, rattrista.
Ve ne siete andati proprio quando sentivo
che avrei avuto di nuovo bisogno di voi.
Ma il mio ingrato distacco, che aveva intaccato,
fiaccato per sempre le vostre risorse vitali,
ha frustrato, inesorabile,
il tentativo di donarvi un’ultima volta.
Vi avevo abbandonato quando avrei potuto rendervi
almeno un poco dell’amore ricevuto.
Tutto quello che non vi ho dato,
tutto quello che ho rifiutato:
“non piangere piccino mio,
fai vedere che sei un ometto;
i boccoli appena tagliati mamma adesso te li riattacca”.
Un fremito scuote la gola;
lacrime di nostalgia infiammano i miei occhi.
Quanto grande il rimpianto.
Speranza,
fede.
Mamma, Papà.
Dio, Dio mio, fa che li riconosca.

I compromessi che mi hanno costretto a cambiare lavoro nel 1976 (approdo nelle Pp.Ss. – Gruppo Iri-Italstat), con grandi benefici economici, ma con altrettante ansie per certi condizionamenti politici, hanno determinato, nel 1993/94, uno stato di malessere che mi persuase di essere arrivato al capolinea.
Preghiera di un malato
Ti ringrazio, Padre, di avermi dato la vita:
aiutami a condurla oggi con dignità e generosità.
Proprio io che ho spesso ceduto al vizio,
ho contribuito a deteriorare il tuo dono prezioso,
tradotto in questo corpo affidato alla mia cura.
Perdonami, Signore, se le mie intemperanze
hanno di tanto superato le buone intenzioni.
Fa, eterno Padre, che di queste mie debolezze gli esiti,
che Tu conosci pur nel rispetto della mia libertà,
siano da me accettati con obiettiva serenità
e immutato apprezzamento della mia esistenza;
e con la cosciente responsabilità
che nessun altro abbia a soffrirne.
Concedi, Signore, a me
che ho sempre chiesto e ricevuto da Te e dal mio prossimo,
il privilegio di dare, di donarmi,
almeno nell’ultimo cammino.
Perdona, Padre, tutti i miei peccati,
conforta e guida i miei cari in questo mondo
e ricongiungimi agli altri, accanto a Te.
Consenti che tutti noi che ci saremo amati su questa terra
nel passato, nel presente e nel futuro
percorriamo insieme la Via della Vera Vita
e celebriamo insieme l’eternità nella tua gloria. Amen.

Anche il cruccio di aver consegnato i miei figli a una vita priva di valori non contribuì a rasserenarmi.
Figli miei
Miei cari ragazzi,
non sono riuscito,
credo per i consueti conflitti generazionali,
a stabilire un contatto concreto con voi.
Sono stato certamente carente,
nei momenti più significativi della mia
e della vostra vita,
in almeno due degli aspetti che segnano maggiormente
i rapporti tra genitori e figli:
la presenza fisica e l?esempio.
Quanto al primo, per un malinteso senso del dovere
e un?errata valutazione delle priorità,
ho puntualmente procrastinato,
negli anni determinanti sotto questi profili,
il rientro a casa nelle tarde serate di lavoro,
nella vana speranza di ricavarne un giovamento
in termini di carriera e di benessere.
Quanto al secondo aspetto,
salva una generica iniziazione all?onestà,
talvolta contraddetta in alcuni particolari
non necessariamente di secondo piano,
non ho messo sufficiente impegno
nella trasmissione di quei valori
che oggi, alla luce di esperienze diverse,
mi appaiono imprescindibili
in una dimensione di vita eterna.
Questo è il cruccio più pesante della mia esistenza
nella quale stento, di giorno in giorno,
a trovare stimoli di reale proiezione,
di futuro interessante ed operoso.
Eppure, come spesso mi era accaduto di osservare
in vecchi colleghi di lavoro,
la vostra è una vita da buoni cristiani,
con qualche piccolo difettuccio
- beato chi non ne ha -,
con qualche eccesso di egoismo
o un’ottimistica riluttanza alla crescita,
ma con un fondamentale amore per il prossimo,
un?innata idiosincrasia per il male
nei confronti di persone, animali e cose,
una concezione di vita complessivamente altruistica,
anche se vagamente edonistica
votata, cioè, più al piacere che alla spiritualità.
Ma allora cosa giustifica il rifiuto,
apparentemente aprioristico perché immotivato,
di una vita ?confessionale??
Non certamente una malattia rientrante in un disegno
tracciato troppo al di sopra delle nostre teste
per essere superficialmente misconosciuto,
ovvero con sintomi manifesti ed ignorati
non per malafede ma per semplice incapacità,
colpevole, certo, ma non colposa;
né, tanto meno,
un?apparente severità di trattamento
dettata solo dall?intento di anticipare,
sotto amorevole controllo,
certe asperità e contrarietà della vita di relazione.
Potrebbe trattarsi,
è un auspicio al quale sono pervicacemente attaccato,
di un eccesso di pigrizia
anch?esso, peraltro, ereditario:
scuotiamoci, ragazzi!
Fuori dalla retorica e dal convenzionalismo,
Dio ci ha donato la vita di suo figlio
per un battesimo di sangue
che a noi non è costato nulla
e ci ha proiettato verso l?immortalità.
Non dobbiamo far molto di più
di quanto già non facciamo: crederci, forse,
e qualche piccolo sacrificio che,
se compiuto tutti insieme, costerà molto meno.
Un po’ di umiltà e di preghiera,
ma in letizia e in comunità,
allargata ora a un esserino che,
tanto più gradito, quanto più inatteso,
dà un senso nuovo all’esistenza di ciascuno di noi.
Confessionalità che è un valore nel quale lei,
in attesa di essere pienamente responsabile dei suoi atti,
deve essere allevata e crescere,
in salute e grazia, anche cristiana,
nel rispetto di quei valori,
assolutamente da recuperare,
che non sono stato in grado di trasmettere a voi.
Coraggio, proviamoci.
Spero che queste mie riflessioni non risultino,
come spesso accaduto, troppo astruse:
datemi un segno, vi prego.
Meglio, certamente, se positivo.
Niente di preconfezionato, però:
è sufficiente che sia semplicemente l?inizio
di un nuovo dialogo, sereno, obiettivo e rispettoso di tutto.
E di tutti.
Con l?amore che è certamente in ciascuno di noi,
che ha bisogno di ciascuno degli altri.
Motivo di vita e motivo di fede.

Se non fosse stato per la mancanza dei cerchi concentrici, avrebbe potuto evocare il classico sasso nello stagno: il tonfo dell?impatto, l?acqua che si richiude, nessuna traccia. A Pasqua 2004 un?embolia polmonare bilaterale, dalla quale non avrei dovuto avere scampo, mi ha indotto a trascrivere in fretta e furia quest?ultima riflessione, conosciuta solo tra di noi, sull?attimo successivo alla mia morte.
Testamento spirituale
Miei cari,
l’acutezza e la profondità del vostro dolore:
è questo lo sconforto che mi coglie
in ciascuna delle tante volte
che mi son trovato a immaginare questo momento.
Non soffrite, ve ne scongiuro;
iniziate, piuttosto, a costruire la nostra riunione.
Figli miei,
vi ho intrattenuto, qualche tempo fa,
sullo sconcerto che al nostro spirito
procura il concetto di ?eternità?,
anche quando lo si pensi in positivo:
figurarsi, consideravo, in negativo.
Da allora non ho tralasciato un solo giorno
di pregare il Signore perché tutti noi,
che ci saremo amati su questa terra
nel presente, nel passato e nel futuro
possiamo percorrere tutti insieme la via della vera vita
e tutti insieme partecipare all?eternità della sua gloria
e, in particolare, perché i miei figli,
con tutti i loro familiari,
non siano indifferenti alla sua chiamata
e non respingano il suo invito,
crescano in salute e grazia anche cristiana,
siano confermati nella fede,
entrino presto e per sempre nelle schiere dei suoi fedeli,
per la sua gloria, non per la mia gioia.
Questa gioia, lontana infatti da me,
è rimasta con voi per accompagnarvi alla ricerca della luce,
perché un?eternità dannata
è sicuramente peggiore di qualsiasi positività terrena.
Ragazza mia,
ti ho definito, un giorno,
?compagna insostituibile della mia vita,
ispiratrice di tutte le mie confuse riflessioni
sulla necessità di un?anima gemella
e sulla grazia di averla trovata?.
Perdona ora, nella serenità della solitudine,
tua ambita compagna di un tempo,
le frustrazioni e le rinunce alle quali ho costretto la tua vita
e guida, testimone invisibile,
i nostri figli verso la vita eterna,
proprio come quella,
io spero,
per la quale ci siamo promessi amore e fedeltà.
Con le mie parole e le mie azioni
ho tentato di trasmettervi un altro messaggio.
Confido che,
di fronte a tutte le alternative che la vita vi proporrà,
voi vi domandiate,
e sappiate,
quale strada,
e perché,
io avrei imboccato.
E poi operiate motivatamente la vostra scelta,
che la mia virtuale non dovrà condizionare,
ma solo informare.
Ché poi, alla fine,
per ritrovarci tutti insieme nella Gerusalemme celeste,
dovrà essere stata una sola:
quella della porta stretta.
Voglia Dio che sia stata la mia scelta
e che sia, ora, la vostra.

Ecco, ora vi ho raccontato tutto. Mi aspetto uguale trattamento fraterno per conoscerci meglio.
Vi invito martedì 19 a formare, mano nella mano, un cerchio virtuale, nella supplica del Padre nostro che è nei cieli, nella glorificazione del suo nome e nell?accettazione della sua volontà, che si compirà in Simona e nel suo bambino.
Grazie a tutti, soprattutto per la pazienza. Giorgio.

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Il parroco di campagna

11 Luglio 2005 3 commenti

Voglio raccontarvi la storia di un mio amico, parroco solo per due anni.
Poi, dopo una vacanza estiva di non più di due settimane, le chiacchiere lo dilaniarono, lo distrussero.
Venne ritirato dalla circolazione, come un veicolo inquinante, con una motivazione che accentuava il sapore della condanna: troppe occupazioni, incompatibili con la destinazione diocesana a tempo pieno.
PASQUA 1995
Ansia cupa
alle sette della sera.
Crucifige!
Mentre la mazza si accanisce
sul chiodo che penetra la mano benedicente,
lo sguardo del pastore vaga
attonito,
incredulo,
dall?una all?altra delle sue pecore.
Bestie feroci,
esse mirano esultanti
il sangue che sprizza impetuoso;
sature, ebbre di gioia
fissano, ora, placate,
il sangue sgorgare copioso.
Ritta la croce.
Ignari due piccoli agnelli
leniscono, suggendo la ferita profonda,
lo spirito oltraggiato;
si avventano uno, due, tre montoni infuriati
lasciandone brandelli inermi ai tuoi piedi trafitti.
Il sommo sacerdote
che osserva annoiato,
non si è concesso
neanche l?alibi di un barabba:
Cristo è inutilmente morto di freddo.
Ahi quanto ottuso il castigo curiale
che per sembiante di orgoglio veniale,
priva il tuo gregge del faro vitale.
Addio pastore:
i mercanti ti hanno scacciato dal tempio
dove adesso bivaccano con la tua giuda,
che non si è impiccata.

Dopo un paio di anni, allo spirare del secolo e del millennio, alla fine degli anni ’90, una sera una telefonata: “Ciao Giorgio, hai saputo?”. “Sì”. “Sei rimasto sorpreso?”. “Molto di più. Direi sconvolto” osservai con tono di rimprovero e di rammarico, ma per me “c’era del vero in quello che si diceva, allora.” Il sacerdote aveva “lasciato l’abito”, come si dice nel nostro linguaggio ipocrita del “passare a miglior vita” o del “male incurabile”, e altre amenità del genere. “Voglio cambiare le cose sull’obbligo del celibato ecclesiastico”. “Le cose si cambiano dal di dentro” affermai implacabile con sentenza definitiva. Non ci siamo più rivisti. Né sentiti.
AGONIA 2004
Triste, questo mese dei morti?
più triste.
Allo spirare della sua prima settimana ci hai lasciato,
fratello padre,
dopo nove anni di agonia,
sintomo dell?ergastolo crudele che ti abbiamo inflitto,
nell?auspicio di toglierti al più presto
dall?orizzonte delle nostre coscienze:
strette di mano ipocrite,
abbracci odiosi,
baci di giuda,
parole, sguardi, commenti ignobili;
quando non anche l?assenza,
l?ignoranza,
l?abbandono,
frutti sempre di un giudizio affrettato, tracotante, superbo.
Abbiamo tentato di crocifiggerti di nuovo,
inferociti per la resistenza del tuo fisico integro?
come il tuo animo,
mendicante affetto, conforto, sostegno,
che ha ricevuto nell?indifferenza il trattamento più benevolo.
A te, che se non condivisione, chiedevi almeno amore,
il migliore di noi ha offerto compassione, paternalismo:
?Digli che venga a casa mia, gli voglio parlare?.
Sparito il sommo sacerdote in un ostello ciociaro;
dopo di lui l?oblio.
Quintali di roccia ti abbiamo infine rovesciato sul petto.
Questa volta ce l?abbiamo fatta:
ti abbiamo spaccato il cuore.
A Dio pastore,
voce conciliante degli spiriti nostri,
che abbiamo voluto leggere in negativo,
per essere tanto peggiori di te.
Il Signore, che ti ha preso in un momento di grazia,
ti trattenga accanto a Sé,
per la nostra salvezza, perché tu, nostro tutore,
interceda finché diventi finalmente di carne
il nostro cuore di pietra.
Poteva andare in un altro modo, fratello padre.
Nostra culpa.
Perdonaci.

Pregate per me.
Ciao a tutti. Giorgio.

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Una preghiera comunitaria

9 Luglio 2005 6 commenti

Caro Berardo e cari nuovi amici,
in capo a un paio di giorni di tentativi goffi e impacciati, sono riuscito a far fare al PC una qualche parte di quelle cose che mi piacerebbe vedere realizzate nello schermo. Ho acquisito [non più di] un briciolo di dimestichezza e mi arrischio adesso a scrivere qualcosa di nuovo, senza dovervi necessariamente passare il testo di mie vecchie riflessioni trasferite attraverso i tasti Copia e Incolla. Resta il fatto che per mostrarvi una foto, o un disegno, o un qualcosa che non sia uno scritto, dovrei ancora servirmi dell?ufficio postale, ma procediamo un po? per volta. Quanto alle vecchie riflessioni ne ho ancora un mare e pian piano ve le appiopperò tutte, non preoccupatevi.
Amici miei, in questo periodo un grande interrogativo minaccia i miei cari: alcuni anche materialmente, gli altri spiritualmente. Mia figlia Simona 32nne – moglie di Marco 30enne e fresco maresciallo CC., genitori di Silvia quasi 4enne – è in attesa del secondo figlio, un maschietto atteso per Natale. Subito dopo questa bella notizia ne è pervenuta un?altra meno bella. Simona ha un adenocarcinoma cistico alla parotide destra. Al colmo dello sviluppo, intorno ai 15 anni (1988), aveva combattuto con successo il morbo di Hodgkin, forma tumorale del sangue, con l?assunzione di medicinali di tossicità, specie all?epoca, estrema. Questo preteso accanimento ?probatico? ha scatenato in me una reazione inconsulta, della quale trascrivo il testo.
Fiat
Una fanciullezza e un?adolescenza confessionali,
culminate nella frequentazione del santo padre spirituale di Pietrelcina,
seguite da un buio interiore di ventisette anni:
la morte di mia madre, quella di mio padre,
la malattia gravissima di mia figlia,
risoltasi in diciassette anni di serenità,
hanno paradossalmente contribuito a rifondare, rafforzare,
rendere inattaccabile, credevo, la mia fede.
A Pasqua 2004 poi,
tutti convinti che il mio purgatorio in questa valle di lacrime fosse compiuto,
Tu mi hai inesorabilmente ricacciato sulla terra,
a godermi lo splendido regalo che hai voluto offrire
sia a mia figlia, proprio lei, sotto forma di una pargoletta vivace, saggia e innamorata del mondo,
che a me, aspirante nonno fin dai primi gioiosi vagiti di padre.
Terra bruciata in meno di un anno: dopo la Pasqua successiva,
una notizia agghiacciante gela la gioia della nuova vita voluta, cercata, trovata:
?Lo sai nonno che nella pancia di mamma c?è la mia soellina Claudia?
… che peò ancoa non c?è?.
Eh, ?bimba di nonno? … sarà dura che Claudia veda la luce;
in compenso, se sarà intonata, potrà entrare a far parte dei cori angelici dei bimbi mai nati.
La tua mamma ha una malattia più cattiva e aggressiva della prima,
della quale si estende, si ramifica e si àncora più facilmente.
Inevitabile chiedersi perché di nuovo a lei.
Incubo blasfemo, la tua mano, che nella cappella Sistina
- dove lo Spirito tuo ha appena incoronato papa Ratzinger -
muove incontro al primo uomo,
mi porge un coltello grondante sangue del mio sangue,
che Ti restituisco pulito, lucente, pronto al prossimo impiego,
come sempre dalla parte del manico,
complice di un delitto anch?esso orrido.
Hai mandato quaggiù tuo Figlio
per salvarci tutti al costo, speso, della sua vita.
Salva adesso queste due vite sole, mamma e bimbo,
senza sacrificarLo di nuovo; prendi la mia.
Dopo tanti giorni, purtroppo, siamo ancora qui: io e il suo male.
Mi ero illuso, Padre, che me l?avessi donata di nuovo l?anno scorso
perché Te la potessi rendere in questa circostanza, per me fortunata.
Si avvicina l?attimo della sua soppressione, per assicurare,
poi, la vita di sua madre.
Chi ce la dà questa garanzia?
Tu?
Tu, Signore dell?amore e della vita,
Tu che non hai voluto né il male, né la morte,
accettàti solo come prova del nostro arbitrio
libero … di uccidere e di … morire?
Mi sento così lontano, Signore, dall?accettazione della tua volontà
… non riesco a spiegarmi questo accanimento probatico.
Perché, Signore mio,
… perché?
Perché non io, perché non a me …
Cosa diremo a questo angioletto che aspettava la sua ?soellina?
e che si sarebbe accontentata anche di un ?soellino?:
le racconteremo della imperscrutabilità del tuo disegno, Dio?
Ho sbagliato io nell?aver tentato di mercanteggiare con Te?
Tu sai, Padre onnipotente, re di giustizia, ma anche di misericordia,
che io non ho inteso offrirti il prezzo di un miracolo,
ma solo avvalorare la mia richiesta con il dono della mia vita,
nella sequela di tuo Figlio, secondo il quale
non c?è niente di più bello che dare la vita per i propri amici.
Proprio tuo Figlio che, dall?alto della Croce,
abbraccia sul suo petto oltraggiato
tutti noi suoi fratelli, peccatori redenti,
desiderosi, dopo il suo perdono, delle sue grazie,
ci ha lasciato il tuo messaggio
?Bussate e vi sarà aperto … chiedete e vi sarà dato?.
Ebbene, Signore, ho bussato e ho chiesto: aprimi e ascoltami.
La mia domanda e la mia offerta non mutano.
Abbiamo ancora il tempo che Tu conosci e io no:
salva loro e, se vuoi,
per l?intercessione dei miei santi patroni padre Pio, Maria Goretti
e Giovanni Paolo, che riposa ora nel tuo grembo,
prendi me, ma salvali, Signore.
Ti scongiuro,
Ti prego,
Ti supplico,
Ti imploro,
salvali.
Entrambi.
Rendi pace al mio spirito
e ossequio alla tua volontà.
E infine, con il viatico della tua e nostra madre Maria
e del Figlio tuo e fratello nostro Gesù che,
sempre a braccia spalancate sulla Croce,
ha paventato anch?Egli il tuo abbandono,
fiat, Signore mio.
Amen.

Dopo il responso catastrofico del primo chirurgo (primario del più moderno ospedale romano, mica pizza e fichi?), i ragazzi, non allineati alla imposizione della previa interruzione della gravidanza, girata la mezza Italia che conta nel settore (quella del centro-nord), hanno ricevuto convincenti assicurazioni (guarda caso, da ultimo, dal ?maestro? del primo, abortista) sulla complessità dell?intervento (meglio che le due sintomatologie, gravidanza e tumore, si fossero presentate separatamente), ma nessuna preoccupazione. Fattispecie nota, sala operatoria più affollata con oncologo ed esperto di gravidanze a rischio presenti, e quindi avanti rebus sic stantibus. Soprattutto, nessuna preventiva indicazione all?aborto. Quando si dice la volontà di Dio. Per grazia ricevuta il mio spirito ha positivamente reagito.
Perdono
È quello che Ti chiedo,
è quello che mi attendo da Te.
È un perdono passivo:
il mio capo cosparso con la cenere delle tue palme gerosolimitane.
Abbi pietà, abbi misericordia di me, Signore,
che ho osato dubitare della tua fedeltà,
sfidare la tua onnipotenza,
esercitare, nei confronti del mio Dio, la mia superbia.
Ho gridato a Te, Signore,
lamentando la tua assenza.
Ho rimpianto la mia vita,
ignorando la tua provvidenza.
Come se non avessi nessuno e nient?altro cui badare.
Lasciare margine alla tua volontà, Padre:
ecco il sintomo della nostra accettazione.
Sia fatta ? fiat ? ,
ma non con il sospetto e, tanto meno, la morte nel cuore.
Questo è lo spazio, e il tempo, della fede.
Hai richiamato a Te i cervelli della scienza che, a ben pensare,
non hanno più trovato un nesso indispensabile
tra rischio di mamma e vita nuova.
Lo hanno, anzi, addirittura negato:
ecco ancora spazio e tempo della tua volontà.
Questo è il dubbio positivo che mi ha risospinto sulle tue vie, Signore,
che il tuo intervento, cioè, non poteva essere subordinato a quelli nostri,
che non Ti potevo costringere al miracolo,
tanto meno al prezzo insignificante della mia esistenza,
che non dovevo chiederTi garanzie,
ma solo abbandonarmi, abbandonare tutto ? e tutti
nel tuo grembo paterno ? e materno.
Ecco Padre,
la scienza ha imboccato, convinta, la strada della vita.
Te ne siamo riconoscenti perché
Tu, che conosci i brividi che percorrono lo spirito di coloro
che sinceramente amano queste due tue creature,
Tu che conosci le loro priorità,
compirai nella mamma e nel suo bimbo la tua volontà,
infinitamente superiore alla nostra nella prospettiva dell?eternità,
dopo aver perdonato il blasfemo della nostra umanità
e aver accettato il nostro ultimo fiat,
questa volta, Te ne preghiamo, sincero, sereno e immutabile.
Amen.

Bene, fratelli, spero di aver ricominciato a camminare verso la porta stretta, quella della salvezza (a proposito, ho cercato invano, fra tutti i blog di ieri, uno firmato, mi sembra, da The Shrinker o qualcosa di simile, che si professava ateo. Volevo dirgli: Ma scusa fratello ateo, dato che ti esprimi da giusto e sarai salvato tuo malgrado, non preferiresti essere salvato con il tuo consenso? Se non ti ho sognato, scrivimi fratello mio).
Il 19 luglio prossimo Simona, al principio del quinto mese, sarà operata, senza conseguenze apprezzabili previste, né per lei (tumore cellulare incapsulato), né per il suo bambino (tollerabile anestesia anche se molto lunga, specie in caso di ricostruzione del nervo facciale).
Tanti gruppi di preghiera (tra questi, uno facente capo a Marco ed Elvia, miei, e credo anche di molti di voi, cari amici) seguiranno oranti l?evento. Vi scongiuro di pregare anche voi tutti, specie il fratello ateo che, nel segno della pecorella smarrita, del figliol prodigo e di tanti peccatori tornati al Padre, ha un potere specialissimo in termini di… auditel divino. La preghiera comunitaria tocca in maniera particolare il “cuore” del Padre, che in essa riconosce la presenza del Figlio e, quindi, della corrente di amore che Li unisce, lo Spirito Santo. In questa fiduciosa convinzione dobbiamo imparare, ecco un’altra cosa che si fa meglio insieme, ad accettare comunque, anche quando ci riguarda personalmente (lo sto strillando a me stesso), la sua volontà, come manifestazione di vita e amore, “come in cielo così in terra”.
In occasione del ?1° Berardoraduno di settembre 2005?, suggerito da Oreste, sono certo che vi darò ottime notizie.
Mi sembra davvero di poter concludere ?Preghiamo insieme, dicendo: Ascoltaci, Signore?. (Scusate la mole, ma vi siete già scontate altre due riflessioni).
Giorgio.

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Giovanni Paolo II: non abbiate paura

8 Luglio 2005 8 commenti

Non abbiate paura
Dopo che il vento ha ripetutamente svolto e riavvolto
la parola del Salvatore ferma sopra di te, sul tuo stemma mariano,
la cassa di cipresso è rientrata nella basilica vaticana, padre santo.
L’orfano ha provato una nuova sensazione di sconforto, di abbandono:
tutti ci siamo sentiti un po’ più soli.
In chi non è riuscito a renderti l’estremo saluto è rimasto il cruccio
dei tanti posti vuoti nella Sala Clementina
e nella sommità di Piazza San Pietro.
Poi, proprio il tuo invito sereno a non avere paura della morte,
passaggio di vita in vita,
ha limitato la nostra riflessione
su ciò che di buono e di positivo ci hai lasciato:
ecco i semi di bontà, oggi foreste di pace e di amore,
dispensati nei tuoi pellegrinaggi in tutto il mondo,
simbolo del rispetto dell’ambiente, da te sempre invocato.
Restituito al fisico il vigore del nostro spirito tranquillo,
vogliamo ora scuoterti dalle braccia del Signore,
tra le quali hai trovato infine riposo,
con il chiasso dei tuoi giovani a te sempre gradito.
Vogliamo che tu, nuovo apostolo delle genti,
e il Padre nostro che è nei cieli,
vi affacciate ad ascoltare i Pater, Ave e Gloria strillati a squarciagola
da giovani, adulti, anziani, poveri, emarginati e infermi.
Gridiamo perché lo Spirito Santo scenda nella Cappella Sistina,
novello Cenacolo, a illuminare gli uomini del conclave
che scelgano in fretta, senza compromessi,
il tuo successore nel più disponibile a proseguire il tuo apostolato,
PAPA GRANDE,
e che, papa a sua volta, ti faccia SANTO SUBITO,
per dare un riferimento affezionato e affettuoso alle nostre preghiere.
Almeno un miracolo lo hai già fatto, santo padre:
uno dei tuoi giovani ha riferito, dal Circo Massimo,
di aver incontrato su Internet tanti suoi coetanei non credenti,
convertiti in occasione di questo evento.
Dopo il primo commento che, alla romana, suona
“peccato, se sò persi er mejo”,
vengono in mente le parole a Tommaso di Gesù risorto
“…beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”.
Di lassù, padre santo, prega per noi
perchè non abbiamo paura di credere,
perchè non abbiamo paura
di proseguire il cammino che ci hai insegnato,
perchè non abbiamo paura di amare.
Amen.

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Giovanni Paolo II: di vita in vita

8 Luglio 2005 419 commenti

Di vita in vita
Nella prima serata del secondo giorno del mese di aprile
hai portato a compimento il tuo cammino,
accompagnato dai tuoi giovani
che, discreti, si sono compostamente fermati sulla porta
del Paradiso.
Hanno, anch’essi, portato a compimento la tua veglia,
santo padre, cantando e pregando,
con quella sorta di chiasso che hai sempre cercato e voluto,
orante e cantante in mezzo a loro.
Di lassù, ora, padre santo,
veglia tu su di loro,
e su tutti noi, giovani, adulti, anziani e malati,
senza distinzione di sesso, religione e colore della pelle,
come ci hai sempre mostrato quaggiù.
Intercedi per noi faccia a faccia con l’eterno Padre,
perchè nella sua misericordia ti conceda
di proseguire la tua catechesi fondata sull’esempio
e sugli evangelici “molti” valori che ti sei impegnato a trasmetterci,
ad onta della nostra fiera resistenza.
Tu che hai saputo trasformare la sofferenza
in uno straordinario veicolo di pace e di amore,
indirizza e guida ancora la nostra dura cervice
nella ricerca instancabile di questi due vessilli,
che hai sventolato in ogni paese del mondo,
specialmente in quelli ricchi e potenti,
durante tutto l’arco del tuo pontificato,
illuminato e illuminante.
Ottieni che il nostro spirito si converta
al conforto fisico e spirituale
del povero, dell’emarginato e dell’oppresso,
dell’affamato e dell’infermo,
affinché tutti insieme come veri fratelli,
figli dello stesso Padre,
possiamo infine incamminarci, nella tua sequela,
verso la Gerusalemme celeste,
casa di Dio, ora tua,
domani anche nostra.
Preghiamo adesso che il Signore voglia ispirare la Chiesa istituto che ci hai lasciato,
perché ti collochi al più presto nel posto che ti compete sugli altari,
come tu hai mostrato tante volte di saper fare.
Non nell’interesse dei santi tuoi predecessori,
ma di noi poveri peccatori che, con un riferimento caro e noto per le nostre preghiere,
non smarriamo la retta via nelle insidie del mondo.
Amen.

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Ritorno in Terra Santa

7 Luglio 2005 11 commenti

Perché ritorno in Terra Santa
Ci sono già stato nello scorso mese di febbraio 2004, in occasione del primo pellegrinaggio della chiesa sabina per cercare, guidato dai suoi ministri, le orme del Signore nella sua terra.
Perché cercare le orme di Gesù?
Per iniziare – per i migliori di me, per proseguire – un cammino di fede, di tolleranza, di generosità, di condivisione, in una parola, di amore.
Perché tornare nella sua terra?
Perché, per quanto mi riguarda, nel pur breve frattempo, quelle orme le ho smarrite, ricominciando a camminare nel materialismo, nel rancore, nell?egoismo, nella solitudine, nella superbia.
Per cercare di capire se, senza Arafat, fratello di ebrei e cristiani perché figlio del Dio di Abramo, di Ismaele e di Isacco, di Giacobbe e di Maometto, senza Arafat alibi di tanti equivoci comodi e sanguinosi, dalla guerra santa a quella di ritorsione, a quella commerciale, a quella di democrazia, fino a quella di pace, sarà possibile porre fine alla spirale di prevaricazione, di sfruttamento, di odio, di terrore e di morte che pervade i suoli dei nostri progenitori e della vita terrena del nostro Maestro.
Per la speranza di incontrare ancora Padre Ibrahim, già direttore a Betlemme, centro vibrante di cristianità come Gerico e Betania, della ?Terra Sancta High School for Boys?, frequentata da centinaia di ragazzi israeliani e palestinesi che convivono in pacifica e solida amicizia.
E Madre Piera che, nel centro ?Èffeta? sempre a Betlemme, assiste senza distinzioni di razza, nazionalità, sesso e religione, con poche consorelle con la stessa sua tristezza nel cuore e lo stesso suo sorriso sulle labbra e negli occhi, un centinaio di bambini audiolesi, riuscendo a condurli ad una compiuta espressione dei propri pensieri.
Nella convinzione che le loro semine abbiano prodotto germogli di pace reale, obiettiva, riconoscibile anche da chi ha convenienza a contrabbandare per essa missioni di guerra e di sterminio di bambini, donne, vecchi, malati, lavoratori, militari e, casualmente, qualche terrorista, anche lui, comunque, figlio di Dio.
Perché andare o tornare in Terra Santa.
Le precedenti, confuse riflessioni di un peccatore laico 64enne non indurranno nessuno a tanto.
Credo, però, che ciascuno di noi potrà trovare nel proprio intimo mille e uno motivi per farlo, se solo riuscirà a sconfiggere i sensi di pigrizia e di paura che ci insidiano. Nessun timore, israeliani e palestinesi rispettano scrupolosamente i pellegrini stranieri, unica risorsa di un?economia asfittica e destinata, altrimenti, a involversi su se stessa.
Aiutaci, Signore, e accompagnaci di nuovo.

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Terra Santa 2004

7 Luglio 2005 43 commenti

Dal cuore di un pellegrino
Siamo venuti, Signore,
guidati dai tuoi ministri,
per cercare le tue orme nella tua terra.
Secondo le parole del tuo profeta,
le abbiamo cercate a Nazareth
nella grotta dell?Annunciazione,
sul Monte Tabor,
nel santuario della Trasfigurazione,
a Cana
dove hai dato principio alla tua pubblica vita terrena.
Non le abbiamo trovate.
Le abbiamo cercate sul monte Carmelo
e sul monte delle Beatitudini,
a Tabga e a Cafarnao, anche nella casa di Pietro.
Non le abbiamo trovate.
Le abbiamo cercate al lago di Tiberiade
e al fiume Giordano
acqua del tuo battesimo,
nel deserto della Giudea,
nel mare Morto
e nel villaggio di Qumran.
Non le abbiamo trovate.
Siamo saliti allora a Gerusalemme,
passando per il santuario della Visitazione di Ain Karem,
e le abbiamo poi cercate sul monte degli Ulivi,
nel Getsemani,
nella basilica dell?Agonia
e in quella del Gallicantu,
nella cappella del Pater Noster
e in quella del Dominus flevit.
Non le abbiamo trovate.
Abbiamo implorato la tua e nostra mamma Maria
di condurci sulle impronte dei tuoi piedi santi, Signore.
Le abbiamo cercate ancora
nella basilica dei suoi santi genitori Anna e Gioacchino,
in quella dei suoi santi parenti Elisabetta e Zaccaria,
nella basilica della sua Dormizione,
sul monte Sion,
nella cappella del Cenacolo,
nel Santo Sepolcro
e nella cappella della Risurrezione,
nella basilica dell?Ascensione,
e nella piscina probatica.
Non le abbiamo trovate.
Sulla soglia di una delusione profonda,
siamo andati, infine, Signore,
a Gerico, a Betania, a Betlemme:
neanche nella grotta della tua Natività le abbiamo trovate.
Poi siamo passati nella scuola del tuo servo padre Ibrahim
che, con la sua intransigente fermezza, ha sottratto alla morte tanti fratelli terroristi
avviandoli, noi Ti preghiamo, alla conversione del cuore,
al rispetto e all?amore del prossimo e dell?avversario.
Poi siamo andati nella casa Effeta della tua serva madre Piera
che, insieme alle sue sorelle con la stessa angoscia nell?animo e lo stesso paradiso negli occhi,
sottrae alla morte di fame, di isolamento e di solitudine
tanti bambini sordomuti di qualunque razza e religione.
Poi siamo entrati nei mercati
dove si vende a prezzi gonfi per sopravvivere
e si compra volentieri a quei prezzi per dare vita,
attiva e rispettata.
Qui, Signore,
che hai detto a Tommaso ??tu hai creduto perché hai veduto;
beati coloro che crederanno senza avere visto??.
Qui, Signore,
che gratuitamente,
?come al solito?,
preponendoci addirittura al tuo servo Didimo,
hai voluto donarci questa patente di beatitudine,
che ciascuno di noi dovrà mantenersi
alimentando la speranza
e disseminando amore nella fede.
Qui, Signore,
che hai voluto regalarci lo sguardo ridente,
la corsa impetuosa
e l?assalto furente
di quella tenera bimba audiolesa
che ci è saltata in braccio e ci ha stretto al suo cuoricino traboccante e bisognoso di affetto.
Qui, Signore,
abbiamo incontrato le tue orme,
che abbiamo calpestato nella tua sequela.
Dacci, Signore,
di continuare a farlo per la vita
e di riuscire a comunicarlo ai nostri fratelli,
perché il sorriso di quei bambini rimanga impresso per sempre sui loro volti.

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